Giovanni Leone e Giulio Andreotti

Corsa al Quirinale: per diventare presidente serve moderazione e capacità di mediazione

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Giunto al Quirinale sulla scorta del generale riconoscimento per le sue doti di moderazione e capacità di mediazione, Giovanni Leone si trovò a dover affrontare, nel corso del proprio mandato, una situazione politica e sociale estremamente complessa, che si concretizzò in passaggi politici controversi e spesso drammatici. Scrive Adnkronos cercando di tracciare l’identikit del prossimo presidente della Repubblica.

Già nei primi mesi del settennato si profilò, per esempio, la necessità di ricorrere, per la prima volta dalla nascita della Repubblica, allo scioglimento anticipato delle Camere. Questa decisione fu presa dal Leone con l’approvazione di gran parte dello schieramento politico, ma si accompagnò alla scelta di affidare la gestione della fase elettorale non al governo dimissionario di Emilio Colombo, ma a un governo monocolore democristiano, appositamente costituito e tuttavia privo della maggioranza parlamentare. Scelta che attirò sul Quirinale numerose critiche, provenienti da differenti posizioni. D’altra parte, secondo molti, quello fu “l’unico significativo strappo compiuto da Leone, altrimenti ineccepibile nell’interpretare la prassi costituzionale”, ha sostenuto Piero Craveri.

Il settennato di presidenza di Leone – sottolinea Matteo Truffelli nel Dizionario Biografico degli Italiani Treccani – fu caratterizzato dalla costante preoccupazione per il rispetto delle forme istituzionali. Un impegno non necessariamente in conflitto con quello, altrettanto presente in lui, ad assecondare i processi politici in atto fino a fare proprie le direttive del suo partito. Questo approccio, infatti, soprattutto se paragonato alle scelte di diversi suoi predecessori, sembra innanzitutto da valutare come espressione della convinzione che, in una democrazia parlamentare incardinata sui partiti, il presidente della Repubblica non debba fare politica “in proprio”.

“Questo non vuol essere invito ad un rassegnato fatalismo. Occorre, invece, avere l’anima pronta ad intendere tutti i fermenti di giuste rivendicazioni ed inquietudini, considerando che i mezzi e gli strumenti predisposti dalla Costituzione non sono limiti od ostacoli al loro sodisfacimento: sono le strade maestre per la loro realizzazione stabile ed effettiva”, evidenziò Leone.

“In questa polarizzazione delle varia e viva problematica sociale verso il richiamo della legalità repubblicana devono operare le forze politiche, le istituzioni, i sindacali, la scuola, le associazioni, il mondo della scienze e della cultura, gli organi di informazione: elementi costitutivi del tessuto di un popolo, che nella sua ricca varietà ha saputo in passato dare manifestazione di prodigiosa capacità di rinascita e non può oggi non alimentare le splendide luci della sua tradizione”.

“Il senso di incertezza e di insicurezza che si riscontra nella nostra società ha cause varie. Tra queste prevalgono talune disfunzioni delle istituzioni e l’accentuarsi a volte nominalistico dei contrasti tra le forze politiche. Ma sono cause tutte rimovibili. Occorre scoprire quello che unisce invece di disperdersi nella ricerca di ciò che divide. E necessario accentuare la saldatura tra coscienza sociale ed istituzioni. È questo il compito fondamentale cui sono chiamati i partiti politici e, nel loro ambito, le grandi organizzazioni sociali mediatrici delle istanze del paese. È questa la condizione per conseguire l’effettiva funzionalità di tutte le istituzioni, la loro armonia nel quadro di una Costituzione che ne ha definito chiaramente i compiti e le responsabilità e che costituisce il punto obbligato di riferimento per tutti. In tal modo si potrà garantire la maggiore partecipazione del cittadino alla vita dello Stato, caratteristica essenziale della democrazia”.

“Coerente con la linea politica di progresso e di giustizia si pone la nostra azione in campo internazionale, nella consapevolezza che solo da uomini educati all’esercizio delle virtù sociali sarà possibile, attendersi la realizzazione dell’armonica convivenza internazionale. presupposto indispensabile per il conseguimento del bene della pace, al quale l’Italia ha dato e darà sempre il più caloroso contributo – affermò Leone – In tale spirito si inserisce la nostra partecipazione all’alleanza difensiva atlantica, che si è gradualmente rivelata valido strumento di distensione. Con lo stesso spirito i paesi Occidentali, e con essi l’Italia, si adoperano con paziente impegno a predisporre una conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa – a cui partecipino con gli Stati Uniti e il Canada tutti gli Stati europei interessati – allo scopo di raggiungere condizioni atte ad assicurare una più feconda convivenza ed una più efficace collaborazione tra tutti i popoli europei, nella garanzia e nel rispetto dell’indipendenza e della libertà di tutte le nazioni”.

“Sempre nella considerazione della necessità di raggiungere più giusti e più stabili equilibri, l’Italia ritiene essenziale il suo costante appoggio ai paesi in via di sviluppo, nell’intento di contribuire alla soluzione dei problemi che ritardano e rendono più arduo il loro inserimento nella società tecnologica contemporanea”.

“Per quanto riguarda i rapporti tra Stato e Chiesa, è nella costituzione la direttrice di operare perché vengano salvaguardate le condizioni della pace religiosa in Italia. Non si tratta solo di osservare i precetti dell’articolo 7 della Costituzione, che fanno il giusto posto alla indipendenza ed alla sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica, ciascuno nel proprio ordine; si tratta di mantenere un clima che renda impossibile ogni anacronistico steccato. Nel rendere omaggio all’alto magistero spirituale che esercita il Sommo Pontefice con l’appello angosciato e quotidiano alla pace, la dura condanna della guerra, la ferma aspirazione alla giustizia tra le classi e tra i popoli, sento d’interpretare l’animo cristiano del popolo italiano. Con lo stesso spirito occorre cogliere l’anelito ad una riconsacrazione dei principi morali, che sono condizione essenziale per una felice sintesi dei valori individuali, familiari e sociali”.

“Il mio saluto va a tutte le istituzioni sulle quali si incardina la Repubblica. Al Parlamento, sede insostituibile di tutte le istanze di confronto e di conciliazione, teso ad interpretare le esigenze di una società che progredisce, alla quale deve offrire strumenti legislativi anche tecnicamente più moderni ed efficienti. Alla Corte costituzionale, scultoreamente definita da Enrico De Nicola ‘vestale della Costituzione’, la quale con costante impegno e con sempre più decisa incisività, operando sul tessuto delle leggi, specie di quelle precedenti alla Costituzione, rende vivi i principi fondamentali in questa enunciati. Alle Regioni, che nel quadro dell’unità nazionale sono chiamate ad esprimere sul piano legislativo ed amministrativo la varietà di questo complesso e rigoglioso paese, accostando più direttamente legislazione e attività esecutiva agli interessi e alle aspirazioni delle singole comunità regionali, contribuendo così a realizzare il pluralismo istituzionale previsto dalla Costituzione. Le Regioni sono strumento essenziale per la eliminazione degli squilibri settoriali e territoriali, tra i quali emerge tuttora preminente il problema del Mezzogiorno e delle altre zone depresse”.

“Alla magistratura, presidio di giustizia, punto di riferimento delle aspettative di legalità, severa custode dei diritti dell’uomo che sono l’essenza stessa della nostra democrazia. Essa, ricca di gloriose tradizioni di probità e di cultura, saprà con alto impegno morale rispondere alle aspettative di giustizia del paese. Di questa convinzione posso chiamare a testimonianza la conoscenza che ho dell’abnegazione e del senso del dovere dei magistrati italiani. Occorre però richiamare ancora una volta l’attenzione sulla necessità che all’amministrazione della giustizia siano forniti strumenti più moderni, più rapidi ed incisivi. Si tratta non solo di strumenti legislativi (accanto alla riforma dei codici, urge quella dell’ordinamento giudiziario, da lungo tempo auspicata); ma anche di strumenti materiali indispensabili per il buon funzionamento della vita giudiziaria. L’ansia di certezza del diritto e l’effettiva garanzia dell’accesso alla giustizia per i meno abbienti vanno colte nella loro essenziale importanza”.

“Alle forze armate, garanzia dell’indipendenza nazionale e della sovranità dello Stato, nelle quali i nostri giovani trovano una grande scuola di dedizione al bene supremo della patria e di alta educazione democratica. Alla pubblica amministrazione, che – nonostante il ritardo in cui si dibatte l’attuazione dell’opera di riforma, per altro collegata all’ordinamento regionale – trova nel senso del dovere e nel sacrificio dei molti servitori dello Stato un punto di fiducia. Va rinnovato in questa sede l’invito a garantire sempre più attraverso gli ordinamenti e il costume il rispetto delle aspettative e delle esigenza del singolo cittadino”.

“Ai sindacati, ai quali è commessa la responsabilità di interpretare le ansie non solo economiche ma anche morali dei lavoratori, che costituiscono la parte più nobile e rappresentativa del paese per tradizione di laboriosità, d’inventiva e di preparazione. Noi vogliamo ricordare quanto spetta di merito e di orgoglio alla classe lavoratrice nell’opera prodigiosa di ricostruzione dalle rovine e dalla miseria e quale ruolo essa giustamente ricopra nella nostra democrazia, che dalla sua fattiva adesione riceve uno slancio vitale. Al senso di responsabilità della classe lavoratrice deve corrispondere analogo impegno del mondo imprenditoriale, che ha dato un essenziale contributo al progresso del paese e che è chiamato a realizzare quelle sintesi operative che possono assicurare un ulteriore e necessario sviluppo economico, non separato certo da una piena soddisfazione delle legittime aspirazioni dei lavoratori. Tutti i problemi connessi direttamente o indirettamente al lavoro e alla produzione, condizione del benessere del popolo italiano, saranno perciò seguiti con vigile interesse. La congiuntura economica è tuttora oggetto di preoccupata attenzione. Non vi sono ancora apprezzabili dati quantitativi sull’inversione del ciclo economico, ma è abbastanza diffusa la sensazione che si sia giunti alla fine della fase regressiva. Il recente accordo monetario consentirà al mercato internazionale di riprendere slancio e vigore rispetto alla situazione creatasi nell’agosto scorso”.

“L’Italia ha dimostrato, da ormai un quarto di secolo, di credere nella libertà degli scambi internazionali e di volerla. È nell’ambito di tale scelta che abbiamo operato, sulla linea indicata da De Gasperi, per costruire l’Europa dei sei’ e per allargarla alla Gran Bretagna ed agli altri paesi candidati, mirando alla costruzione dell’unità politica europea”.

“Un saluto particolare va ai nostri connazionali all’estero, a quelli che, da lungo tempo inseriti in altre comunità, con dignità e lealtà concorrono ad accrescere il prestigio dell’Italia; a quelli che, costretti a chiedere un posto di lavoro fuori dei confini nazionali, giustamente aspirano a tornare alla loro terra”.

“La Repubblica democratica, che fu il tormentoso sogno di uno dei maggiori artefici del nostro Risorgimento, è da venticinque anni una realtà viva ed operante. Occorre custodirla, nei suoi valori fondamentali di giustizia e di libertà, vivificandola con il nostro lavoro, con il nostro sacrificio, con le coscienze dei nostri diritti e con l’accettazione dei nostri doveri: convinti che democrazia è soprattutto responsabile partecipazione della collettività alla costruzione del proprio avvenire – disse Leone avviandosi alla conclusione del suo discorso di insediamento – La classe politica ha dato ampio respiro alla libertà: si è adoperata a costruire un sistema democratico pluralistico, ha posto le premesse per un progresso che sia promotore di autentica giustizia. Non possiamo disperdere tutto questo. Dobbiamo completare la costruzione nello Stato così com’è delineato nella Costituzione repubblicana: dobbiamo operare in modo che esso si fondi su leggi giuste”.

“Con l’aiuto di Dio dedicherò ogni mio pensiero, ogni mio atto al servizio del popolo italiano, nel nome augusto della patria. Viva l’Italia!”, concluse il presidente della Repubblica. Il resoconto parlamentare riferisce che “l’Assemblea si leva in piedi – Vivissimi, prolungati applausi, cui si associa il pubblico delle tribune)”.