Moles: il governo torna a investire sull’editoria

Condividi

Il governo torna a investire sull’editoria e l’informazione, riconosciuta bene primario e baluardo di democrazia. A sottolinearlo è stato il sottosegretario Giuseppe Moles, in occasione della presentazione del dossier “Il sostegno all’editoria nei principali Paesi d’Europa – Politiche di sostegno pubblico a confronto”, realizzato a cura del Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi, guidato da Ferruccio Sepe. “L’introduzione di un fondo straordinario per l’editoria nella legge di bilancio significa che il governo vuole tornare a investire” ha affermato con forza Moles, aggiungendo: “Ritengo che l’editoria sia un bene primario, è interesse nazionale e quindi va tutelato e sostenuto”. Anzi – è l’auspicio del sottosegretario – ” la mia speranza è che non solo si possano tutelare le imprese, ma anche consentire a queste ultime di creare nuova occupazione”.

In che modo? A tratteggiare le possibili direttrici da seguire per una riforma e un rilancio del comparto saranno una serie di comitati tecnici informali, il cui compito è quello di elaborare in un processo di condivisione da parte di tutti gli stekeholders in campo, un ventaglio di azioni. L’esempio del tavolo tecnico per la crisi dell’Inpgi e lo stesso avvio del tavolo sull’equo compenso promettono esiti lusinghieri, osserva Moles. Il prossimo tavolo si aprirà a gennaio sulle agenzie di stampa, per definire se e come superare il problematico meccanismo dei bandi di gara voluti dal governo Renzi, che hanno soppiantato il precedente sistema delle convenzioni, ma anche causato, come effetto di drammatici meccanismi di ribasso dei prezzi, gravi problemi in termini occupazionali e di qualità dei prodotti.

“Sono sempre più convinto che la corretta e giusta informazione sia un bene necessario e assoluto, un bene che deve essere difeso, tutelato, sostenuto e aiutato a crescere – è il mantra di Moles -. Una corretta informazione è un bene primario di una democrazia liberale”. Un punto di vista assolutamente comune a tutti i principali Paesi europei oggetto della ricerca presentata oggi (dati 2020), giunta alla sua terza edizione, dopo aver sparigliato le carte in occasione del suo avvio agli Stati generali dell’editoria aperti dall’allora sottosegretario Vito Crimi del M5S.

L’Italia dunque nel raffronto tra valore del Pil, quello delle risorse dirette a sostegno dell’editoria, risorse dirette comprese le misure emergenziali Covid 19 e le risorse pro capite si colloca stabilmente in una fascia medio-bassa della classifica. A conferma che rientra a pieno titolo in un approccio condiviso e che smentisce coloro i quali disegnano (“una vulgata falsa” e delegittimante, secondo Moles) il nostro Paese come quello che spende di più a sostegno dell’editoria. Così nel rapporto tra popolazione e risorse delle misure dirette le risorse pro capite vanno dai 9,59 euro della Danimarca agli 0,09 euro con l’Italia penultima con 1,49 euro.

Se si considerano invece le risorse delle misure dirette insieme a quelle emergenziali Covid 19 il nostro  Paese è al terzultimo posto con 3,89 euro.

Osservando invece l’incidenza delle risorse pubbliche nel settore editoriale (risorse impiegate in misure strutturali di natura diretta e per gli interventi varati in occasione della crisi sanitaria) sul Pil, il nostro Paese è al terzultimo posto, prima di Finlandia e Austria con un’incidenza dello 0,014%, che si raffronta con la prima in classifica, la Danimarca, con una incidenza dello 0,041%.

Ma sulle misure da adottare e privilegiare in un percorso di rilancio del comparto, Moles sottolinea che, se da un lato questo dossier conferma che “non abbiamo nulla da imparare dagli altri Paesi”, dall’altro “non è detto che si debba per forza seguire ancora il loro esempio”. E’ un esplicito riferimento al recepimento della normativa europea sul copyright, che vede l’Italia rappresentare un unicum. “Possiamo essere i portabandiera in ambito Ue” insiste Moles, che indica lo studio portato a termine come un utilissimo strumento nel medio e lungo periodo “per migliorare alcune misure, partendo da dati certi e non per partito preso”. “Il punto di partenza è la tutela del pluralismo – conclude Moles -. Si è ritenuto utile fornire uno strumento con un raffronto con la situazione negli altri stati europei per dare dati certi e inequivocabili alla discussione”.

Il documento è disponibile al seguente link: https://www.informazioneeditoria.gov.it/it/il-sostegno-alleditoria-nei-principali-paesi-deuropa/prefazione/