Sandro Pertini (Foto LaPresse)

Taccuino Quirinale – Laico o cattolico? Oppure Draghi prèt a porter…

Condividi

In  principio della Repubblica furono due laici di seguito: i liberali Enrico De Nicola in via provvisoria e poi Luigi Einaudi in via definitiva. A cuiseguirono per par condicio due cattolicissmi democristiani: Giovanni Gronchi e Antonio Segni. E poi fu per trent’anni esatti(1962-1992) alternanza.

 Dopo  il cattolico democristianicissimo  Segni al Quirinale toccò infatti  al laico socialdemocratico Saragat. Al quale successe il cattolico Giovanni Leone. Che a sua volta passò il testimone almangiapreti socialista Sandro Pertini. Da lui restituito nellemani di mamma Dc con l’avvento al Colle di Francesco Cossiga. Al termine del cui tumultuoso mandato, l’ultima picconata al Colle arrivò dal Parlamento con l’ interruzione dell’alternanza imposta dalla bomba di Capaci e l’omicidio Falcone che misero fine alla paralisi di fumate nere imposte dai veti incrociati Andreotti-Forlani-Craxi con una fumata bianca in meno di 24 ore avantaggio del democristiano senza corrente – da poco presidente della Camera- Oscar Luigi Scalfaro, ribattezzato ‘il Pertinicattolico’ dal suo super laico grande elettore Marco Pannella . I quirinalisti si interrogano ancora oggi, a ragion veduta essendo Mario Draghi il runner numero uno per le votazioni 2022,se l’arrivo al Quirinale dopo Cossiga dell’azionistare pubblicano ex Governatore  della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, abbia significato ripristino dell’alternanza per elezione di un laico mai stato in vita sua democristiano o se invece abbia rappresentato la coda fino al 2006 di un nuovo trentennio stavolta cattolico, iniziato con Cossiga nel 1985 e concluso nel2006 con l’ ingresso alla presidenza della Repubblica del primo comunista della storia della Repubblica italiana. Quel laico docg Giorgio Napolitano da record che, unico a concedere  il bis,  fu eletto la prima volta di misura dal solo centrosinistra mentre la seconda  fu invece plebiscitato, con teoria al Quirinale di capipolitici in ginocchio a chiedergli di restare a nome di tutti igruppi parlamentari, Cinque Stelle esclusi (e Lega nord invececompresa). Nove anni di ‘monarchia repubblicana costituzionale laica’, per mutuare la definizione che una parte della dottrinacostituzionale utilizzo per definire ‘il novennato di Re Giorgio’. Dopo il quale con Sergio Mattarella il Colle nel 2015 se lo riprese  la Dc , per quanto formalmente dichiarata estinta daoltre vent’anni (1992) da Mino Martinazzoli e Rocco Buttiglione con tanto di esequie pubbliche e sepoltura in e di piazza del Gesù, scissa in due fra Partito Popolare italiano (Ppi) del primo(con Nicola Mancino, Gerardo Bianco, Rosy Bindi e Sergio Mattarella pronti a consegnare le chiavi di palazzo Chigi a Romano Prodi) e il Centro Cristano Democratico -Ccd- del secondo(con Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella che lo stesso mazzo lo vanno a consegnare a Silvio Berlusconi). 

Nell’elezione 2022 per il Quirinale ora il bivio si ripete:toccherà a un laico o a un cattolico ? E cattolico significa difede cattolica o di passata comprovata fede ed appartenenza dc?Da che sponda del Tevere si dovrà guardare a gennaio, insomma, seil cattolico democristiano Mattarella davvero non resterà ancoraun anno, come lui ripete a ogni piè sospinto ‘nel mome deiprecedenti Segni e Leone’  che, giuristi entrambi, consideravanoapertamente la rielezione contraria alla Costituzione. E che agiudizio di Mattarella ancora più lo sarebbe se venisse replicatoun secondo bis senza soluzione di continuità con il primo diNapolitano? Ai prossimi giorni, più che ai posteri, l’ardua sentenza. Noipossiamo solo ‘chinar la fronte al Massimo Fattor’ e aspettare.Per dirla sempre con l’ omaggio del Manzoni a quel Napoleone chevolle il Quirinale sede, dei suoi delegati imperiali per la laicaRepubblica romana, con prima estromissione dei Papi dall’.  unicopalazzo al mondo ad essere stato residenza di Papi, Re e Regine ePresidenti repubblicani (ma non ancora mai -unici capi di Statofinora esclusi dal Colle- di Presidentesse…). Possiamo però registrare le fedi religiose e politiche deicandidati più forti in campo. Mario Draghi, come prima di luianche Carlo Azeglio Ciampi, è prêt-à-porte: laico di fedepolitica e provenienza (Bce oltre a Bankitalia) , mai statotesserato democristiano va a Messa e fa la comunione ognidomenica. Ed è molto, ma molto molto, stimato e sostenuto inVaticano. Stesso profilo ‘quattro stagioni’ vale per MartaCartabia, il nome più forte fra le possibili prime presidentesse.Cattolicissima, radicatissima in Vaticano, e di marcataprovenienza Cl. Eppure laicissima per appartenenza politica. Un piuttosto alto gradino in meno in termini di cattolicità èinvece etichettabile Silvio Berlusconi che della sua profondafede cristiana e cattolica ha sempre fatto più ostentazione chepratica religiosa. E Lo stesso dicasi della frequentazione dellesegrete stanze dei sacri palazzi, delegata quasi in toto a SuaEmittenza Gianni Letta .  Con simpatie in Vaticano per Berlusconimolto limitate a un certo settore, quello non troppo in sintoniacon l’attuale pontificato Bergoglio. Qualcosa di molto simile acome viene considerato il (anzi la) seconda papabile targataForza Italia: Maria Elisabetta Alberti Casellati. Trade d’unionverso il laicismo (ma solo perchè non vi è traccia pubblica dellaloro credenza o non credenza religiosa ad oltranza) insieme adaltri sulla carta papabili, quali il ministro dell’EconomiaDaniele Franco e la ex ministra della Giustizia Paola Severino,oggi vicepresidente della Università Luiss Guido Carli di cui èstata a lungo Rettore. Nella categoria ‘laici puri al cento per cento’ è certamente daannoverarsi quel sempre candidato – fin dai tempi della elezionedi Scalfaro- che risponde al nome del socialista Giuliano Amato,’dottor Sottile’ dell’era Craxi. Corre anche quest’anno per ilQuirinale ma con un paracadute ( o trampolino di rilancio, incaso di impasse in Parlamento) di tutto rispetto: il 28 Gennaiodiventerà comunque, salvo imporobabili colpi di scena, presidentedella Corte Costituzionale. In carica per 9 mesi, se nondirottato pochi giorni dopo l’elezione alla guida della Consultanel palazzo di fronte, sulla stessa piazza del Quirinale. 

Di contro, fra i candidati cattolici e ‘democristiani doc’ incorsa spiccano due nomi. Quello di Rosy Bindi, di cui però ilcentrodestra e il centro di Renzi  Toti e Mastella non vogliononeanche sentire parlare, assecondati in questo da un pezzo dellostesso Pd. Sulla carta, dunque, non le basta la consonanza conMattarella e la simpatia dei Cinque Stelle). Il secondo nome democristiano in corsa, soprattutto e sopratutti, è quello di Pier Ferdinando Casini. E’ stato presidentedella Camera eletto dal centrodestra con il governo Berlusconi.Ed oggi siede al Senato invece, nel seggio rosso che più rossonon si può di Bologna eletto con i voti del Pd in quota Monti(che gli garantì anche l’ombrello della candidatura nellacircosrizione proporzionale). Iscritto al gruppo parlamentaresenza colore, identità nè schieramento chiamato ‘Autonomie’. Unaspecie di gruppo Misto d’elite per senatori importanti senzapartito e rappresentanti delle minoranze linguistiche ed etnicheche vogliono far pesare loro presenza più che gli indistintisenatori del Misto,  Senatori come gli ex-neo dc, appunto.  Lasua fede cattolica, oltre che democristiana, è a prova di bomba.Come i solidi e profondi legami in Vaticano fin dai tempi delCardinal Camillo Ruini.  E forse questo lo ha aiutato un pò a farchiudere gli occhi nelle Sacre stanze  sui due divorzi che haattraversato. Perdonato più di quanto non sia stato perdonato aSilvio Berlusconi per lo stesso vissuto. Casini è il candidato ideale sognato dal nuovo Centro di RenziToti Mastella per tenere Draghi a palazzo Chigi un altro anno. Enon c’è un ex o neo dc nel palazzo che non assicura che potrebbeanche farcela, se non passasse l’accordo per Draghi presidentebipartisan al primo turno che in questi giorni si prova arealizzare. Ma proprio questo è il punto: chi vuole Casini (oBerlusconi) al Colle arrivare a paventare perfino anche stuoli difranchi tiratori contro Draghi presidente. Un’eventualità, quella di un impallimento nel segreto dell’urna,che farebbe dire a Super Mario addio in poche ore tanto alQuirinale come a Palazzo Chigi. Con esiti imprevedibili nazionalie internazionali. ‘Casini nel palazzo per Casini al Colle’, hascritto uno degli osservatori politici quotidiani delle grandimanovre quirinalizie a palazzo. Sarà vero? Gli amici di Pier Ferdi – protagonista di unaimpareggiabile imitazione di Neri Marcorè che lo ritrasse anni fanel salotto Rai3 di Serena Dandini come ‘sirena del GrandeCentro’- sono tranquilissimi.

E ragionano alla democristiana:’già oggi è in corsa come riserva della Repubblica per ilQuirinale, se non riesce l’operazione Draghi. Che se invece va abuon fine richiede trovare in poche ore un altro Premier. Emagari dopo pochi mesi un nuovo Presidente del Senato, presidentesupplente della Repubblica e candidato d’ufficio alle Quirinariefra sette anni… I posti di potere a disposizione per l’ultimoex Dc che siede ancora in Parlamento non mancano’.