Taccuino Quirinale – I protagonisti senza volto della corsa al Colle

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Se tra i 12 Capi dello Stato non abbiamo avuto personalità politiche di primo piano come il ministro degli esteri Carlo Sforza, o il “cavallo di razza” Amintore Fanfani, o il “coniglio mannaro” Arnaldo Forlani o lex premier e presidente della Commissione Ue Romano Prodi è colpa (o merito) loro, anche se sono quasi sempre rimasti senza volto. Sono i famosi “franchi tiratori”, cioè i grandi elettori che nel segreto dell’urna votano contro le indicazioni dei loro partiti. Più volte hanno scombinato i piani (e i patti) dei leader, imponendo loro brusche retromarce. Sono entrati in scena già agli albori della Repubblica, nel 1948, quando dopo le dimissioni del Capo provvisorio dello Stato Enrico de Nicola, De Gasperi avrebbe voluto mandare al Quirinale il ministro degli esteri conte Carlo Sforza, gradito agli americani, ma fu stoppato da 196 franchi tiratori (soprattutto, si disse, dc di sinistra e anche per cercare di arginare il rischio dei franchi tiratori sarebbe necessario – come chiedono a parole un po tutti i leader (salvo poi agire diversamente) – un accordo il più ampio possibile tra i partiti su un candidato che possa contare su una tale massa di voti da “assorbire” anche una quota di “liberi pensatori”.

Lo stesso Ciampi, uno dei tre Capi dello Stato, insieme a De Nicola e Cossiga, ad essere stato eletto al primo scrutinio coi due terzi dei voti, subì un centinaio di franchi tiratori, che però non risultarono determinanti. I leader hanno due modi per combattere i franchi tiratori. Uno “in negativo”, cioè far disertare il voto e imporre ai propri parlamentari di uscire dallaula per evitare che qualcuno di essi voti per un candidato sgradito (come potrebbe decidere di fare il centrosinistra di fronte alla candidatura di Berlusconi). E uno “in positivo”, come ha suggerito il direttore del Giornale ed ex senatore Augusto Minzolini, per evitare franchi tiratori nel centrodestra contro Berlusconi. Se sulla scheda i grandi elettori di Forza Italia scrivessero “Silvio Berlusconi”, i leghisti “Berlusconi” e i fratelli dItalia “S.Berlusconi” sarebbe facile capire da quale partito verrebbero gli eventuali franchi tiratori. Questo metodo è stato usato nel 2013 quando il centrosinistra, prima di Prodi, aveva candidato Franco Marini, che subì il rifiuto esplicito dei renziani. In quell’occasione, siccome i partiti da tenere sotto controllo erano diversi, si impose ad alcuni di scrivere sulla scheda “Francesco Marini”. E Andreotti ribattezzò i franchi tiratori, “Franceschi tiratori”. Questi metodi, peraltro di dubbia efficacia, rischiano di infrangere il principio costituzionale della segretezza del voto. E di trasformare il Parlamento in un vero e proprio suk.