Salvini, Michetti e Meloni (Foto LaPress)

Taccuino Quirinale – Meloni chiede il patriota ma Salvini tratta con tutti

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Nel centrodestra scontro su king maker per prossime elezioni Colle

La partita per il Quirinale comincia a prendere la forma di una competizione vera e propria. Non che non
lo fosse fino ad oggi o che non fosse prevedibile ma, come detto, c’è la corsa a proporsi come un king maker. Che oggi manca rispetto al passato. E in questo senso è arrivata la posizione assunta da Giorgia Meloni. Decisa, assolutamente propria.

Io, ha detto e lasciato intendere il presidente di Fratelli d’Italia, sono e voglio essere in grado di indicare, e sostenere, il
prossimo candidato al Quirinale. Senza scampo. In un momento in cui da Letta a Conte e anche a Forza Italia (Berlusconi?) si chiede una condivisione, un accordo per il prossimo capo dello Stato Meloni indica il pedigree del candidato: deve essere un patriota. Cosa significa? Una persona che ha a cuore i problemi del Paese? Una persona che forse sia vicina alle istanze della destra, sovranista e forse (ma forse) anti Ue? Il messaggio arrivato da Atreju, la festa di FdI, è chiaro: dobbiamo essere noi a decidere o quanto meno a incidere sulla scelta del nuovo capo dello Stato. Un atteggiamento, quello di Meloni, che oltre a scontrarsi con quanto già accaduto in passato (una condivisione
dei partiti sul nome della più alta carica dello Stato) sembra essere la voglia di una gara a chi riesca a eleggere un
presidente più vicino al proprio orto politico. Una posizione che nel declamare il profilo di “patriota” per il prossimo presidente e soprattutto sostenere che non potrà mai essere del centrosinistra, indica l’esistenza di una competizione in corso con Salvini per la primazia della guida del centrodestra, per avere la titolarità dello schieramento antisinistra che indicherà un nome. Una indicazione arrivata non a caso dopo l’annuncio di Salvini di voler sentire (come ha fatto e sta facendo) tutti i leader politici sulla prossima elezione. E’ evidente la corsa ad essere determinante nella scelta del prossimo presidente della Repubblica. Ed è evidente da parte di Meloni voler rispondere a Salvini che si propone come leader, concertatore e uomo di sintesi delle posizioni del centrodestra o, se vogliamo, del destra centro. Il risultato però è quello di dividere ancora di più uno schieramento trasversale, necessario per la scelta di un presidente che rappresenti tutti gli italiani. Sostenere che si voglia un presidente patriota, come se altri non lo fossero stati
(non a caso Letta, irriso da Meloni per essere il portavoce di Macron, ha rilanciato la figura del “patriota” Pertini) e
ribadire, sia pure per compiacere il pubblico di destra di Aterju, che non ci sarà mai un presidente di centrosinistra
significa venire meno a quella che poi è la sollecitazione che arriva, e che è necessaria, dal popolo – che si dice poi di voler rappresentare – che chiede un presidente non di parte, fuori dai giochi politici, un presidente che si spogli salendo al Colle dei suoi vestiti di partito. Il “patriota” sollecitato da Meloni si confonde, forse non a caso, con il sovranista tanto urlato in questi ultimi mesi e proposto, in Italia, da Lega e FdI. Solo però che si scontra, nella sua esclusività semantica, con ciò che propone per esempio il Pd, con Letta che chiede un accordo largo
sul prossimo presidente della Repubblica. A partire da un confronto con Giorgia Meloni. Oppure con Fi, che evidentemente rilancia la figura di Silvio Berlusconi ma che si dice pronta a piani B. O il Movimento 5 Stelle con Conte che mostra la sua disponibilità (forse tolto, ma anche no, l’ex Cavaliere) a discutere di chiunque.

In conclusione, il rilancio del “patriota” al Quirinale fatto da Meloni sembra essere solo l’avvio di una lotta, una rincorsa alle iniziative di Salvini e una risposta al suo attivismo (non è però certo una novità) nel proporsi come leader del centrodestra. Una battaglia, quella tra Salvini e Meloni, non certo aiutata dalle collocazioni attuali dei due schieramenti – governo l’uno e opposizione l’altra – che indica però una sorta di blocco, ad oggi, nella partita per il Quirinale. Uno scontro insomma, provocato dalla competizione su chi sarà il prossimo king maker nel centrodestra per essere in grado di condizionare l’elezione al Colle, ma che rischia di provocare uno stallo nelle trattative per il successore di Mattarella. Uno stallo che si riflette in maniera speculare sul centrosinistra, ancora attraversato da dubbi e scontri sull’opportunità di sostenere l’attuale premier Mario Draghi al Quirinale o bloccarlo a Palazzo Chigi. Perché il
problema vero, e nessuno deve nasconderselo, sono le prossime elezioni. Quando si faranno e quale governo nascerà.