Taccuino Quirinale – Draghi pronto: partiti scelgano, elezione Colle non è risiko

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Politica spiazzata dalla conferenza stampa di fine anno del premier

Quello che ci si aspettava è arrivato, Mario Draghi non ha detto che non vuole andare al Quirinale. La tradizionale conferenza stampa di fine anno tra il presidente del Consiglio e i giornalisti ha dato una chiara indicazione: io ci sono, ha chiarito il premier, ma siete voi partiti a dover decidere cosa farò, con tutto quel che seguirà le vostre scelte.
A cominciare dalla prosecuzione del governo in carica.

E’ banale dire che il premier attenda le mosse dei leader politici. Sono settimane che forse da Palazzo Chigi (e dal Quirinale perché no) si aspettano di vedere un passo dalla politica. Una iniziativa da un lato per porre freno ad una corsa cominciata troppo presto (con eventuali problemi per l’esecutivo), dall’altro per far capire (anche se impropriamente, per il Colle non è prevista una gara elettorale nazionale) un nome per il Quirinale.
E, dopo le parole di Draghi, forse i vari Salvini, Letta, Berlusconi, Renzi, Speranza e, perché no, Meloni, non saranno più costretti a guardare e commentare da fuori, con battute e tweet, ma a partecipare attivamente, senza giochi e strategia estreme, alla grande gara in corso.

Sicuramente tutte le riunioni politiche, gli appuntamenti organizzati e annunciati prima della conferenza del 22 dicembre scorso – in anticipo a quell’esposizione a 360 gradi di Draghi e della sua visione politica, compresa la indiretta disponibilità per il Quirinale – tra i leader del centrodestra, gli ammiccamenti di tutti con Giorgia Meloni, leader unico di opposizione, gli annunci di riunioni Pd per il 14 gennaio si sono calati in quadro molto chiaro.

Draghi ha lanciato il suo segnale, sollecitando i partiti a non traccheggiare e facendo e favorendo giochi di strategia, come una volta. Ma devono, è quello che evidentemente ha chiesto con forza il premier, assicurare una presa di responsabilità. Che non significa forse una azione diretta nei confronti della sua persona, ma sicuramente verso il
Paese, verso i cittadini drammaticamente provati (sanitariamente, economicamente, socialmente) dal Covid.

Sicuramente i dialoghi e le interlocuzioni tra Salvini e Letta, i principali e identificati leader politici, le posizioni assunte
da Conte (sempre che l’insieme di M5S glielo permetta) e di Renzi (da capire comunque il suo peso e a patto che la sua capacità di intervenire nelle dinamiche politiche sia la stessa di qualche anno fa), e ancora la figura di Berlusconi (con la voglia di spaccare tutto e portare finalmente a suo favore la salita al Colle) presentano un quadro dinamico.
Quasi che ci si aspetti una ulteriore (un rilancio forse) “dichiarazione” di Draghi, pronti tutti a discutere della formalizzazione (anche attraverso le battute sull’essere nonno, è evidente) della posizione dell’ex governatore della Bce.

Draghi ha mandato la palla nel campo della politica chiedendo che di fatto si esprimesse su di lui. Ma nello stesso tempo ha obbligato i partiti a scegliere, quale che sia il nome. Ancora, ha costretto i partiti a scegliere su cosa fare del governo (crisi? nuovo esecutivo? elezioni anticipate?) e ovviamente del Quirinale, invitandoli a non considerare l’elezione del nuovo presidente della Repubblica un risiko ininfluente, un mero spostamento di pedine sulle spalle degli italiani.