Giulietti (Fnsi): allarme su cronisti minacciati. Prospettive non buone

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Nei primi 9 mesi del 2021 sono stati registrati 156 atti intimidatori nei confronti dei giornalisti. Dopo i numeri diffusi dall’Osservatorio di Ossigeno per l’Informazione, a lanciare l’allarme sulle minacce subite dagli operatori dell’informazione è il Viminale.
Secondo i dati, elaborati dal Servizio analisi criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, si è registrata una crescita del 21% rispetto ai casi registrati nel 2020. E sugli oltre 150 casi, 74, pari al 47%, sono legati ai social network.

Giulietti: crescente aggressività

“Aumentano i casi i “molestie” , dentro e fuori la rete, contro il diritto di cronaca. Aumentano le ‘vite sotto scorta’. Al lungo elenco si è ora aggiunto anche Sigfrido Ranucci, bersaglio preferito di corrotti e mafiosi”. E’ il riassunto di Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
“Il Viminale definisce ‘allarmanti’ i dati e, quindi c’è poco da aggiungere”, ha continuato. “Il primo semestre aveva già fatto registrare un aumento di oltre l’ottanta per cento delle minacce, il secondo semestre resta nella media, ma segnala una nuova impennata causata dalla crescente aggressività di squadristi e negazionisti, spesso alleati, come ha dimostrato il clamoroso assalto alla sede nazionale della Cgil”.

“La regione più colpita è il Lazio, seguita dalla Campania. Registrano un aumento Sicilia, Toscana, Lombardia. Una
crescita omogenea su tutto il territorio nazionale. Persistono le tradizionali insidie che hanno origine mafiosa, a queste si aggiungono quelle dei movimenti neofascisti e i negazionisti che hanno nel mirino chiunque contrasti le fabbriche delle fake news e cerchi di prendersi cura delle vite degli altri. Mafiosi, corrotti, squadristi di varia natura, negazionisti, vivono di oscuritá e oscurantismo e, di conseguenza, odiano le luci dell’informazione”, ha spiegato ancora Giulietti.

Il problema dell’impunità

Ma, ha continuato il presidente Fnsi, se da una parte il rapporto del Viminale “fornisce una mappa preziosa” per “elaborare una efficace strategia di prevenzione e di contrasto”, dall’altra non può dire “quanti e quanti di questi ‘molestatori’ siano stati identificati, denunciati e quante volte i magistrati abbiano aperto un fascicolo e sia stata pronunciata una sentenza”.
“Si tratta di numeri assai bassi e, anche per questo, molte croniste e cronisti rinunciano persino a denunciare le minacce ricevute”.

Critiche alla politica

Giulietti ha colto l’occasione per criticare anche la politica riprendendo il tema delle querele temerarie. “Anche questo Governo, in linea con i precedenti, non ha ritenuto di portare in aula per l’approvazione le norme per contrastare le querele bavaglio, per garantire il segreto professionale, per tutelare i precari, spesso i più esposti ad ogni forma di minaccia e di ricatto”.
“Lo stesso presidente Draghi, nella conferenza stampa di fine anno, non ha ritenuto di rispondere alle puntuali domande rivolte su questo tema dal nuovo Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli”.

E le prospettive per il 2022 non appaiono migliori. “Nonostante tutto continueremo a stare dalla parte dei cronisti minacciati, ad accompagnarli anche nelle aule dei Tribunali, ad essere parte civile con i nostri legali, a manifestare davanti alle sedi istituzionali, a denunciare i bavagli vecchi e nuovi, basti pensare ai recenti ostacoli frapposti ad una corretta e trasparente informazione nella cronaca giudiziaria”.
“Nella speranza, ha concluso, che forse andrà delusa, che il prossimo Presidente della Repubblica abbia nel cuore l’articolo 21 della nostra Carta e lo lo difenda con la stessa passione civile che ha animato il Presidente Sergio Mattarella, autentico garante della Costituzione antifascista e antirazzista”.