Taccuino Quirinale – La carica dei delegati regionali. I 3 abruzzesi primi al traguardo

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Nelle prossime settimane saranno nominati i delegati delle altre regioni. Anche Berlusconi e Conte in corsa come ‘grandi elettori’?

Sono abruzzesi i primi tre delegati regionali che parteciperanno all’elezione del Quirinale. Sono stati eletti dal Consiglio regionale: sono il presidente della Giunta regionale Marco Marsilio di Fratelli d’Italia (15 voti, nella foto Ansa), il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia (14 voti), e la consigliere di opposizione Sara Marcozzi, del M5S (13 voti).

Nei prossimi venti giorni saranno nominati gli altri 55 delegati regionali. La Costituzione, all’articolo 83, prescrive infatti che ogni Regione ne elegga tre per partecipare all’elezione del Capo dello Stato, in modo che siano rappresentate anche le minoranze. La Val d’Aosta ha diritto a un solo delegato. Quindi i delegati complessivi sono 58 e ne dovrebbero andare 33 al centrodestra, che governa 13 Regioni, e i restanti 25 a centrosinistra e M5S.
La maggioranza dei Consigli regionali si riuniranno tra il 10 e il 15 gennaio per eleggere i propri delegati. Per questo il Presidente della Camera, che presiede il Parlamento in seduta comune, di solito lascia alle Regioni una diecina di giorni per eleggere i delegati. E siccome Fico dovrebbe convocare il 4 gennaio la prima seduta per eleggere il prossimo Capo dello Stato (30 giorni prima della scadenza di Mattarella, il 3 febbraio), è probabile che la data fatidica sarà fissata tra il 18 e il 24 gennaio.

Questi i dati, poi c’è la politica. Se i 58 delegati regionali facessero blocco, potrebbero essere determinanti per l’elezione del prossimo Presidente, visto che ne’ il centrodestra ne’ il centrosinistra hanno la maggioranza. Ma poichè prevale l’appartenenza politica dei singoli delegati, salvo eccezioni i leghisti seguiranno le indicazioni di Salvini, i Fratellini d’Italia seguiranno la Meloni, i piddini Letta e i grillini Conte. E quindi neppure questa volta faranno la differenza.

Si discute invece sul fatto se i delegati debbano essere obbligatoriamente consiglieri regionali (come prescrive qualche Statuto regionale) o possano essere anche personalità estranee ai Consigli regionali.
La Costituzione indica solo la rappresentanza delle minoranze, tanto è vero che nel 2006 il presidente del Consiglio campano proclamò eletto il quinto consigliere più votato perchè anche il terzo e il quarto erano di maggioranza. Quindi i Consigli potrebbero eleggere anche dei non consiglieri, purchè siano riferibili alla maggioranza o alle minoranze regionali. Il tema si pose concretamente nel 2013, quando Renzi era sindaco di Firenze, quindi non poteva partecipare all’elezione del Capo dello Stato. Si propose all’epoca di eleggerlo tra i due delegati di maggioranza della Regione Toscana, ma poi non se ne fece nulla, anche per le opposizioni “romane”.

Il tema di una rappresentanza dei sindaci è stata rilanciata nelle scorse settimane dal presidente dell’Anci, il sindaco di Bari Antonio Decaro, anche per sottolineare il ruolo dei sindaci nella pandemia e nell’attuazione del Pnrr. Il presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga ha accettato la sfida e il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini ha dichiarato che sarebbe addirittura disponibile a cedere il suo posto a un sindaco della Regione, se non altro per stabilire un primato storico, sempre che il Consiglio regionale lo voti.

Giuseppe Conte (Foto LaPresse/Cecilia Fabiano)

Ma non ci sono solo i Sindaci in corsa per la nomina a grande elettore in quota Regioni. Si vocifera che Berlusconi stesso, che oggi è parlamentare europeo ma non più nazionale dal giorno che il Senato ne decretò la decadenza per la sua condanna in giudicati, stia pensando di farsi eleggere tra i due delegati di maggioranza della Lombardia per seguire ”dall’interno” l’elezione e guidare le sue truppe, soprattutto se sarà ufficializzata la sua candidatura.

Nella stessa situazione di Berlusconi c’è anche il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte. E ancora, perchè no, lo stesso premier Mario Draghi, di cui però sarebbe difficile determinare la collocazione politica negli schieramenti regionali: centrodestra o centrosinistra? Bisognerebbe comunque vincere la “gelosia” dei consiglieri regionali, che sinora non hanno lasciato spazio a “estranei”. Chissà se sarà la volta buona.