Novak Djokovic, la Corte australiana boccia l’appello: sarà espulso

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Visto cancellato per Djokovic. Respinto all’unanimità dalla corte federale australiana l’appello del tennista serbo. Che così è costretto a lasciare il paese e a non partecipare agli Australian Open.

Novak Djokovic sarà espulso dall’Australia. Un lungo dibattimento si è concluso stanotte con una pronuncia unanime della corte federale: l’appello contro la seconda cancellazione del visto non ha avuto successo. “Sono estremamente deluso dalla sentenza che ha respinto la mia richiesta, il che significa che non posso rimanere in Australia e partecipare agli Australian Open” ha dichiarato il numero uno del tennis mondiale al quotidiano The Age

Novak Djokovic

Aggiungendo però: “Rispetto la sentenza e collaborerò con le autorità competenti in relazione alla mia partenza dal Paese”. Djokovic, quindi, non potrà difendere il titolo che aveva già conquistato nove volte nella carriera. Ne potrà raggiungere il numero di 21 Slam vinti, che sarebbe stato il record di sempre.

Al suo posto entra Caruso. Dieci italiani in tabellone

Novak Djokovic espulso dall’Australia e dal torneo? Al suo posto nel tabellone entra come ‘lucky loser’ Salvatore Caruso, che così porta a dieci il numero degli italiani in campo a Melbourne. Questi, in ordine di classifica ATP, i nostri tennisti all’edizione 2022 degli Open: Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Gianluca Mager, Lorenzo Musetti, Stefano Travaglia, Marco Cecchinato, Andreas Seppi e il ripescato Salvatore Caruso. 

Lunedì si gioca. E così pare definitivamente conclusa una querelle durata 11 giorni. E iniziata quando – a sorpresa – il no vax Djokovic aveva comunicato sui social (senza spiegare come) di essere stato ammesso agli Australian Open. Una saga lunghissima e molto seguita dai media di tutto il mondo. Con le proteste globali sia a favore che, di più, contro il giocatore. Il confinamento in albergo del tennista, partito comunque per Melbourne. E poi i ricorsi dei suoi avvocati, i dubbi degli organizzatori e, infine, l’atteggiamento severo del governo australiano e la decisione finale della corte federale. Al centro della storia le ambiguità del giocatore, che aveva dichiarato di avere contratto il covid a metà dicembre, attuando però poi comportamenti non il linea con il proprio status di malato contagioso.