Carlo Fuortes (Foto Ansa)

Rai, Fuortes: risorse certe, in linea con obiettivi. Difficili altri tagli

Condividi

L’ad di viale Mazzini interviene sul tema riforma in Commissione Lavori pubblici

Il finanziamento della Rai è un “prerequisito indispensabile” per raggiungere gli obiettivi del servizio pubblico. A dirlo è l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes. In audizione alla Commissione lavori pubblici del Senato – dove si discute la riforma del servizio pubblico – il manager, presente con la presidente Soldi, è tornato a parlare largamente del canone e della sua necessità. Tema su cui ha puntato fin dalle sue prime settimane di presidenza. (Qui il suo intervento)

Per Rai obiettivi non solo economici

“In linea generale la governance deve essere affiancata da un sistema che garantisca risorse certe e adeguate, così da consentire al vertice nominato con le regole che verranno scelte di concentrarsi sul raggiungimento degli obiettivi affidati alla concessionaria pubblica”, ha detto il manager chiamato. Che poi ha dettagliato: “gli obiettivi sono sicuramente economici ma prima ancora e innanzitutto editoriali, meglio ancora culturali, sociali e industriali”.

“Il finanziamento del servizio pubblico, ha chiosato, nell’ammontare appropriato, è quindi un prerequisito indispensabile”.

Tempistiche non inferiori ai 5 anni

Per la Rai, ha spiegato Fuortes, si possono scegliere diverse soluzioni e modelli, anche guardando al panorama europeo. Ma, indipendentemente da tutto “ciò che conta è fissare, per un congruo periodo temporale, direi tendenzialmente non inferiore al quinquennio, che è poi la durata del Contratto di servizio, risorse coerenti con gli impegni minimi richiesti dalla Convenzione e quelli ulteriori stabiliti, appunto, da tale Contratto”.

Gli impegni, ha proseguito, “chiaramente hanno un profilo temporale pluriennale, come gli investimenti tecnologici sulle diverse piattaforme e quelli legati alle nuove dinamiche digitali che Rai, con maggior forza negli ultimi anni, ha iniziato a presidiare con attenzione, continuità e approccio strutturale”.

Fuortes: canone più basso in Ue

“Il canone è una risorsa incongrua rispetto agli obblighi e alle attività che la Rai svolge ed è tenuta a svolgere come certificato anche dalla Contabilità separata”, ha detto in modo diretto Fuortes.
“In un sistema di finanziamento duplice, la risorsa di gran lunga prioritaria è il canone: tuttavia, il relativo valore unitario è strutturalmente, come ben noto, il più basso in tutta Europa: 90 euro”.

“Se, in aggiunta – ha detto ancora l’ad -, si considerano le varie trattenute (tassa concessione governativa, IVA e Fondo per il pluralismo e l’innovazione, per effetto dell’ultima riforma, efficace dal 2021), dei 90 euro unitari Rai ne percepisce solo l’86 per cento, mentre negli altri Paesi (Regno Unito, Germania, Francia) i gestori del servizio pubblico percentuali comprese tra il 96 e il 98 per cento, quindi la quasi totalità”.


“Dal 2008 al 2020, inoltre, come anticipato, il canone ha avuto un andamento molto tormentato sull’onda dei frequenti interventi normativi che lo hanno interessato”.
“Va dunque riconosciuto che, oltre ad essere incongrue, le risorse da canone sono anche molto incerte, caratteristica che rende particolarmente complessa l’attività di pianificazione, specie in ottica pluriennale e specie in un contesto di forte evoluzione, in mondo in cui è di fatto bandita la continuità”.

Canone, pubblicità e universalità Rai

Interrogato sulla possibilità di finanziare la Rai solo attraverso il canone, Fuortes ha precisato: “E’ assolutamente possibile avere un finanziamento solo attraverso il canone, ma dovrebbe essere aumentato rispetto agli attuali 90 euro”. “Non credo che il sistema duale, canone e pubblicità, possa incidere sulla qualità della nostra programmazione – ha proseguito. La Rai vuole essere rilevante e universale, l’obiettivo non è avere più pubblicità ma arrivare a tutto il Paese. E’ chiaro che se siamo universali la pubblicità è interessata a noi, ma è un effetto secondario”.

E sulla possibilità di arrivare in tutto il Paese, l’ad ha aggiunto: “la rete territoriale Rai è un grandissimo valore di questa azienda. E’ l’unica azienda italiana di media che ha una capillarità così straordinaria”.
“Durante la pandemia si è visto il valore della rete territoriale, che è una delle grandi reti pubbliche che credo debbano essere difese insieme a sanità e istruzione”.

“Spazi ristretti” per altri tagli

Da ultimo un riferimento ai tagli messi in atto per ridurre i costi. Negli ultimi anni, “per compensare le minori risorse si è principalmente intervenuti con una importante riduzione dei costi esterni, pari a quasi 800 milioni di euro”.
“Ulteriori spazi di intervento sono oggettivamente ristretti e difficili perché incompatibili con perimetro industriale e ampiezza della missione”.

Per Fuortes ora priorità è focalizzarsi “sulla migliore collocazione delle insufficienti risorse sulle quali attualmente Rai può contare per proseguire il percorso di trasformazione digitale, in linea con gli obiettivi generali delineati per il Paese dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.
Per il manager si tratta di “un percorso da compiere cercando di individuare il migliore bilanciamento tra segmenti di mercato tradizionali, ancora e per molto tempo centrali per importanti fasce della popolazione, e settori nuovi, nella consapevolezza che il finanziamento dei progetti di sviluppo e di rinnovamento richiede risorse assai più ingenti rispetto a quelle attuali”.

“All’attento controllo, ha sottolineato ancora Fuortes, delle leve economiche che ha permesso di mantenere un sostanziale pareggio di bilancio (da non confondere tuttavia con un sano e sostenibile equilibrio economico prospettico), si abbina infatti, nonostante le misure adottate, un preoccupante progressivo peggioramento della posizione finanziaria netta. Quest’ultima indica l’incapacità di generare flussi di cassa positivi per sostenere adeguatamente i piani di investimento e sviluppo”.

A proposito del piano industriale, Fuortes ha fatto un accenno ai canali tematici, sui quali la Rai sta facendo delle valutazioni. “Ne discuteremo con il piano industriale che sarà approvato nei prossimi mesi. Si farà una valutazione sul rapporto costi-benefici”. “I canali tematici, ha precisato, interessano il 6% dell’audience e non si possono considerare residuali”. Questo “nonostante stiano scendendo a vantaggio delle piattaforme”.

Inversione di tendenza solo con intervento dello Stato

“Al di là di operazioni straordinarie – ha detto ancora – sulla configurazione attuale di Rai (che sarebbero tuttavia in marcata contraddizione con il ruolo che il servizio pubblico – gratuito e oggettivamente universale – è chiamato a svolgere), l’inversione di questa tendenza può essere realizzata soltanto dall’intervento dello Stato in quanto è evidente che sbilanciamenti strutturali possono essere corretti solo da Parlamento e Governo, esulando dalle possibilità dirette dell’Azienda”.