Come sarà la Domus di Jean Nouvel, guest editor per il 2022

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“Il ruolo sociale dell’architetto è dare piacere alle persone e dimostrare che la città è qualcosa di vivo che testimonia il legame tra le generazioni in quel luogo preciso”. L’archistar francese Jean Nouvel, nominato guest editor di Domus per il 2022, ha illustrato in una conversazione con il direttore editoriale, Walter Mariotti, le linee guida della sua direzione del mensile di architettura e design all’interno del progetto 10x10x10, che vede 10 architetti di fama internazionale avvicendarsi alla guida di Domus per 10 numeri ciascuno per un totale di 10 anni, arrivando così al 2028 quando la rivista fondata da Gio Ponti e Gianni Mazzocchi compirà cento anni.

La filosofia nell’architettura di Nouvel

Definito da Mariotti ‘architetto e filosofo’ per le sue riflessioni sull’architettura che s’ispirano al pensiero di diversi filosofi, da Spinoza a Foucault, Jean Nouvel prende il testimone dal giapponese Tadao Ando.
A Domus darà un’impronta basata “sul carattere degli edifici e sulla loro relazione con l’arte”, a partire dal suo primo numero, gennaio, in cui racconta il suo inedito tributo ai pittori José-Maria Sert e Joan Mirò.
“Per me ogni rivista deve prendere una posizione precisa. Questo è importante”, dice Nouvel. “Soprattutto parlerò delle immagini, perché sono convinto che oggi l’architettura trovi in esse un’ispirazione profonda e positiva”.

Il lavoro di Nouvel, Premio Pritzker nel 2008, ruota attorno a concetti come il ‘carattere’ e il ‘luogo’ in relazione alla storia e al momento. Una visione che ha applicato ai suoi numerosissimi progetti in tutto il mondo – tra i più noti l’Istituto del mondo arabo e la Fondation Cartier a Parigi e il Louvre di Abu Dhabi, in Italia il parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso a Bergamo e la Fondazione Fendi a Roma – e che non nega in assoluto il valore della globalizzazione, ma ne rifiuta gli aspetti massificanti dell’esistenza e del gusto.

Le sue posizioni politiche, spesso polemiche, su architettura e città mirano ad affermare il valore per ogni persona del piacere di abitare mettendo in discussione all’interno del sistema capitalistico pratiche economiche che annientano l’essenza del lavoro dell’architetto. “L’architettura non è solo una prestazione, è una condizione di lavoro. Questa economia che ci porta all’identico ha come conseguenza l’anestetizzazione dell’architettura”, sostiene.
A questo si oppone il ruolo poetico e immaginativo dell’architettura che, ha sottolineato Mariotti, “coincide con il ruolo di Domus di luogo di cultura, di contaminazione e di gemmazione di emozioni”. Al Manifesto d’intenti di Jean Nouvel è stata dedicata, come sempre all’inizio di una nuova direzione del mensile, una monografia allegata al numero di dicembre del mensile