Da ieri a Oggi, 45 anni di giornalismo

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Carlo Verdelli è nato a Milano nel 1957, da madre impiegata e padre operaio. Quando il padre si ritrova in cassa integrazione alla Carlo Erba, il ragazzo accantona l’università e inizia a collaborare con le pagine milanesi di Repubblica.
È il 1977. Dopo qualche mese arriva a Duepiù. Ci resta cinque anni, per poi passare a Panorama Mese. Nell’86 Alberto Statera lo chiama a Epoca: entra redattore, finisce come vice direttore. Nella primavera 1994 è Paolo Mieli ad affidargli Sette con la missione di trasformare l’inserto in un vero e proprio maschile, compito che assolve nel giro di un paio di anni e con qualche bello scoop come il nudo di Martina Colombari, allora fidanzata di Alberto Tomba.
A quel punto Mieli gli propone la vice direzione di Via Solferino dove resta sette anni. Quando Stefano Folli assume la direzione succedendo a Ferruccio De Bortoli, per un semestre Verdelli – ora nelle vesti di manager – diventa responsabile delle nuove iniziative dei quotidiani di Rcs MediaGroup.

Il 12 gennaio 2004 trasloca in Condé Nast con il compito di rilanciare Vanity Fair. Un paio d’anni, un successo di copie e di pubblicità,  un Premiolino e poi via alla direzione della Gazzetta dello Sport nel gennaio 2006, anno dei Mondiali di calcio vinti dall’Italia e in cui il quotidiano sportivo – con il titolo ‘Tutto vero’ – batte il record assoluto di vendite di tutta la storia della stampa italiana: due milioni di copie.
Nel 2010 lascia la Gazzetta, torna come vice presidente esecutivo in Condé Nast, per poi dimettersi e attivare una collaborazione con Repubblica diretta da Ezio Mauro.

Carlo Verdelli e Antonio Campo Dall’Orto (Foto Fabio Cimaglia / LaPresse)

Nel 2015 altro passaggio importante: il 26 novembre il Cda di Viale Mazzini lo nomina direttore editoriale per l’offerta informativa, inserendo la sua figura tra quella del direttore Antonio Campo Dall’Orto e quelle dei direttori di testata. La politica – allora dominata da Matteo Renzi a Palazzo Chigi – non è affatto contenta del piano di riordino e razionalizzazione dell’informazione Rai. Per non parlare di quel che ne pensano i giornalisti di Saxa Rubra. È dunque un levare di scudi e uno sguainare di spade al grido di ‘no pasará’. Alla fine il progetto di Verdelli viene stroncato dal consiglio di amministrazione e lui prende il cappello e sbatte la porta. Esperienza che poi racconta in ‘Roma non perdona: come la politica si è ripresa la Rai.

Carlo Verdelli ed Eugenio Scalfari ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il 6 febbraio 2019, Marco De Benedetti annuncia la sua nomina alla direzione del quotidiano La Repubblica.
Poco dopo, il voto di fiducia plebiscitario – 296 sì, 13 no, 6 schede bianche e una nulla – lo incorona come successore della dinastia inaugurata da Eugenio Scalfari. Nel marzo 2020, minacciato di morte, finisce sotto scorta. Ma la GEDI passa di mano e la maggioranza diventa di Exor. John Elkann decide così di nominare direttore di Repubblica Maurizizio Molinari e dà il benservito a Verdelli. È il 23 aprile, lo stesso giorno in cui scade l’ultimatum delle minacce.
Cairo a questo punto non ci mette un attimo a nominarlo il 1° giugno editorialista del Corriere della Sera. Intanto  Verdelli raccoglie i suoi articoli più significativi di una carriera lunga (finora) 45 anni e li pubblica in un libro, ‘Acido’, titolo che ricorda una delle storie più forti, quella della giovane coppia di ‘acidificatori’ milanesi.
Dal 1° febbraio 2022 Carlo Verdelli sarà il nuovo direttore del settimanale Rcs Oggi.