Oggi, tornare al prestigio delle origini

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Ripartire dal passato, per un futuro sempre più autorevole.
È questa la strategia che sottende la scelta dell’editore Urbano Cairo di affidare la direzione di Oggi a Carlo Verdelli.
Il posizionamento del settimanale Rcs punta così ad alzare il tiro, con collaboratori e storie eccellenti. Per uscire dalla fascia più popolare, dove Cairo è già presente con altre testate.

Fondato nel 1939 da Angelo Rizzoli, sospeso per ‘disfattismo’ durante la guerra, l’Oggi (chi ci lavora lo chiama con l’articolo, come si fa a Milano con i nomi di battesimo) ha una storia lunga e variegata.

I primi scoop

Dopo la guerra, per quasi un decennio, la direzione fu di Edilio Rusconi. Sono gli anni in cui scrive Oreste Del Buono, a capo delle redazione romana sta Ugo Zatterin. Iniziano ad arrivare gli scoop, fra politica, cronaca e costume. Da una parte l’intervista al latitante Salvatore Giuliano, dall’altra il servizio sulle nozze della futura regina Elisabetta, oppure la cronaca della tragedia di Superga. Sono anche gli anni in cui i lettori aumentano, superando regolarmente il mezzo milione di copie.

1 milione di copie

Dopo Rusconi, a dirigere l’Oggi arrivano Emilio Radius, Lamberto Sechi. Con Vittorio Buttafava, al timone dal 1964 al ’76, il giornale supera il milione di copie: un’epoca d’oro, con grandi reportage e collaboratori di nome, come l’Indro Montanelli che iniziò qui a firmare la sua ‘Stanza’.
Arriverà poi Paolo Occhipinti, direttore per due volte: la seconda durò quasi 23 anni, fino al 2005. In un’intervista a Dina Bara, Occhipinti spiegava che “la scuola di questo giornale si può riassumere in una parola: divulgare”. E parlava anche di Verdelli, ai tempi direttore di Vanity Fair: “Trovo che con la direzione di Carlo Verdelli stia diventando interessante, un bel familiare moderno”.
Non è però questo il giornale che adesso si prepara. Perché, dopo 12 anni di direzione affidata a Umberto Brindani, l’Oggi sembra destinato a lasciare la strada della divulgazione e del popolar-familiare con incursioni nel gossip. Per puntare a presidiare il terreno dell’autorevolezza nel sofferente mondo dei settimanali.