Big Tech, Ue al voto sul Dsa. Breton: finisce il Far West online

Condividi

“Dire che ciò che è illegale offline deve essere illegale anche online non è un mero slogan”. E’ il punto di vista della vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager sul Digital Service Act, il disegno di legge che fissa i paletti per la maggiore responsabilità delle piattaforme online sui contenuti, al voto domani.

Vestager: impegno per far rispettare le regole

Una volta che le nuove norme Ue sulle Big Tech “saranno adottate ci impegneremo a farle rispettare con forza e tempestività a beneficio dei cittadini”, ha spiegato Vestager, parlando alla plenaria del Parlamento Ue con il commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton.

“Oggi mandiamo un chiaro segnale: la nostra democrazia ha la forza di fissare le regole affinché i cittadini abbiano il controllo”, ha detto, rimanrcando come quella dell’Ue sia “una posizione unica”.
“I principi guida restano fondamentali: rendere Internet di più sicura e proteggere tutti dai prodotti e contenuti illegali garantendo la libertà di espressione online”.

Breton: adozione entro giugno

Un concetto a cui ha fatto eco Breton. “Stiamo compiendo un passo storico verso la fine del Far West che domina il nostro spazio informativo”, ha spiegato riferendosi al voto di domani. “Sono convinto che potremo adottare queste proposte sotto la Presidenza francese entro la fine di giugno”.
“Il mondo intero ci osserva e i nostri cittadini ci aspettano: è tempo di agire e l’Unione è pronta” ha chiosato.

Sanzioni e algoritmi trasparenti

Dopo Capito Hill “è diventato chiaro a tutti che l’assenza di regole e di controllo democratico sulle decisioni di un pugno di grandi piattaforme, divenute ormai spazi pubblici sistemici, non è più tollerabile”, ha attaccato Breton.

Con il Dsa, ha spiegato il commissario francese, l’Ue creerà “un sistema innovativo” di “regole chiare per la rimozione di tutto ciò che è illegale con un semplice principio: ciò che è vietato offline deve essere proibito online”, con la Commissione che “avrà poteri di sorveglianza e sanzione: multe fino al 6% del fatturato annuo o anche l’esclusione temporanea dal mercato interno in caso di violazioni gravi e continuate”.

Inoltre, ha proseguito, si apre “la scatola nera degli algoritmi, imponendo misure di trasparenza” e viene assicurato che “queste regole siano applicate uniformemente in tutta l’Ue, per evitare che le piattaforme si stabiliscano in Paesi che sarebbero considerati più ‘benevoli'”.
“L’Europa è il primo continente al mondo ad intraprendere una riforma globale del nostro spazio digitale” e “può diventare un riferimento per le democrazie di tutto il mondo”, ha evidenziato Breton, assicurando che ove ci siano “problemi per servizi o settori più specifici saranno affrontati, quando necessario, con normative specifiche”.