Giornalisti, Delpini: media come navi per collegare. Serve comunicazione gentile

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Il giornalismo come modo di propiziare incontri, trovando una via nel “mare della comunicazione”. E’ l’immagine che l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini ha usato nel messaggio inviato ai cronisti in occasione della festa di San Francesco di Sales, loro patrono, del 24 gennaio.

Vittime e non protagonisti della comunicazione

Spesso, ha scritto Delpini nella sua riflessione, i giornalisti non si riconoscono come protagonisti ma come vittime della comunicazione, in cerca del titolo urlato che fa notizia.
“Devono dare le notizie richieste, non quelle importanti. Devono inseguire il personaggio che fa notizia per la sua stranezza o per il suo prestigio, non le persone pensose, gli artigiani quotidiani del bene comune. Devono parlare la lingua sbrigativa, eccessiva: gridare per farsi sentire”, ha continuato.
“Talora i giornalisti colti, gentili, saggi si rammaricano di una professionalità mortificata dalla fretta, dall’enfasi sproporzionata su aspetti secondari; dalle onde, insomma, di un mare spesso tempestoso, che agita ogni navigazione”.

Delpini: “media navi che collegano territori lontani”

Ma una via d’uscita c’è ed è la “comunicazione gentile”, che si “caratterizza per le parole giuste, le immagini discrete, i toni misurati”. Si può pensare “l’essere giornalisti come l’incarico di propiziare incontri” e interpretare il mare della comunicazione come una “via di comunicazione”, che invita a raggiungere l’altra riva.
Per favorire l’incontro, ha rimarcato, “risulta propizia un’abituale attitudine alla compassione”.

“I media, ha concluso, siano davvero come le navi che collegano territori lontani e alimentano il desiderio dell’incontro”.