Moles, Tridico, Macelloni

Inpgi. Moles:Inps soluzione equilibrata;Tridico: crisi strutturali; Macelloni: resta presidio professione

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La soluzione della crisi dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, con il suo confluire nell’Inps, cosi’ come deciso da una norma della legge di bilancio e’ “la soluzione piu’ equa ed equilibrata” possibile, “che di fatto non penalizza la categoria”. E’ questa l’opinione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Giuseppe Moles, che intervenendo al convegno “L’Inpgi passa all’Inps. Come cambia la busta paga e il futuro previdenziale dei giornalisti” organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, ha tenuto a sottolineare di aver sempre considerato, d’intesa con i ministri competenti, il commissariamento dell’Inpgi “una non-soluzione che avrebbe penalizzato l’intero sistema dell’informazione”. Quest’ultimo, e in particolare la “buona e corretta informazione”, e’ presidio di democrazia, “un bene primario, di interesse nazionale” e quindi deve essere “riconosciuto, sostenuto, tutelato e nel caso difeso, sempre e comunque”. In questo quadro particolare importanza e ruolo potra’ svolgere il Fondo straordinario di 230 milioni in due anni (90 per il 2022 e 140 nel 2023) istituito dalla legge di bilancio, “un vero tesoretto , che se utilizzato al meglio potra’ imprimere un nuovo percorso al sistema”.

Sulla stessa linea, nel considerare la soluzione intrapresa per l’istituto previdenziale dei giornalisti come “un buon risultato, il miglior compromesso possibile”, anche la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni e il numero uno dell’Inps, Pasquale Tridico, che ha tenuto a sottolineare come “il motivo fondamentale dell’assorbimento dell’Inpgi in Inps non e’ di tipo gestionale, non c’e’ nessun problema operativo. C’e’ invece un problema strutturale”. La situazione patrimoniale dell’Inpgi “era oggettivamente troppo stretta per essere recuperata, il disavanzo era insostenibile” ha spiegato, in quanto “il numero degli entranti nel mercato del lavoro, circa 1.000 e’ la meta’ di coloro che vi escono (500)”. Un dato, a aggiunto, “che si accompagna ad uno squilibrio delle retribuzioni medie dei giornalisti, pari a 20mila euro, contro i ratei pensionistici degli attuali giornalisti, tre volte superiori. Questo da’ origine a un disavanzo strutturale irrecuperabile. E il patrimonio netto nell’arco di 10 anni si sarebbe azzerato”.

Sotto un diverso profilo Tridico ha quindi sottolineato come il disavanzo dell’Inpgi, che ammonta a circa 200 milioni di euro all’anno, non costituisca per le casse dell’Inps un problema. “Tra tutti i fondi che abbiamo l’Inpgi rappresenta lo 0,1% dei contribuenti, lo 0,3% dei contributi, lo 0,1% dei pensionati – ha osservato -. Il disavanzo di 200 milioni dell’Inpgi per noi è un disavanzo molto piccolo nella gestione complessiva dei fondi dell’Istituto”.

Il presidente dell’Inps ha quindi colto l’occasione della questione Inpgi per una riflessione piu’ ampia sulle casse previdenziali privatizzate. Pur riconoscendo loro la piena “legittimità perché non sono sostitutive, a mio parere da sole ognuna di esse ha un rischio di sostenibilità in futuro. Quindi potrebbe essere utile pensare a un ente unico, anche di tipo privatistico, in cui possano confluire tutti gli enti previdenziali privati perché questo migliora la sostenibilità, amplia la tutela e rende possibile quel principio mutualistico che sta alla base dei sistemi previdenziali”.

Tornando all’Inpgi la presidente dell’istituto, Marina Macelloni ha rivendicato dal canto suo di “aver lavorato ed ottenuto” con la soluzione del passaggio all’Inps, tre punti fondamentali: “il riconoscimento, con il mantenimento di tutte le prestazioni passate maturate e in essere, della nostra storia, quella di una categoria che non e’ una casta ma che svolge un lavoro particolare, connesso con la democrazia. La tutela dei dipendenti dell’Inpgi e il mantenimento di una cassa privata per i giornalisti autonomi (l’Inpgi2, ndr). Una cosa non scontata all’inizio e che e’ fondamentale per la tutela e la difesa di una parte di professionisti in grande crescita sotto il profilo numerico, ma contrattualmente anche molto debole”. “L’Inpgi insomma – ha concluso – resta un presidio di difesa e tutela di questa professione”.