Pechino 2022, via ai Giochi con la cerimonia di apertura

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Si alza il sipario sui Giochi invernali, gli ultimi prima di Milano Cortina 2026

Si alza il sipario sulle Olimpiadi invernali numero 24. A Pechino fino al 20 febbraio, quando il testimone passerà all’Italia con ‘Milano Cortina 2026’, questi Giochi segnano già un record. La capitale cinese infatti è la prima al mondo ad aver ospitato sia un’edizione estiva che una invernale della manifestazione.

La cerimonia di apertura

Anche se alcune gare sono già iniziate, il via ufficiale ci sarà con la cerimonia di apertura, in programma il 4 febbraio alle 20 ora locale (le 13 italiane) al Bird’s Nest, lo stadio ‘Nido d’uccello’, già teatro dell’inaugurazione nel 2008. Come allora lo spettacolo sarà diretto dal regista cinese Zhang Yimou.
Gli atleti che sfileranno saranno 2.874 (1.291 donne e 1.583 uomini) in rappresentanza di 91 Nazioni. Tra loro la delegazione italiana composta da 118 membri, che sulle spalle avranno una mantella tricolore firmata Armani.
Ci sarà la novità assoluta di Haiti e persino l’Arabia Saudita.

Filo conduttore sarà la pace e l’unità. Tra i concetti che saranno evidenziati nel corso della cerimonia d’apertura, anche il desiderio e la volontà della Cina di perseguire la pace nel mondo, l’esaltazione del motto olimpico ‘più veloce, più alto, più forte – insieme’ e proprio con la parola insieme, introdotta recentemente dal Comitato Olimpico Internazionale, c’è lo slogan di Pechino 2022, “insieme per un futuro condiviso”.

La politica presente

La solenne dichiarazione di apertura dei Giochi olimpici toccherà al presidente della Repubblica Popolare di Cina, Xi Jinping. Accanto al leader cinese ci saranno il presidente del Cio, Thomas Bach e il presidente del Comitato organizzatore di Pechino 2022, e il segretario del partito comunista a Pechino, Cai Qi.
Tanti i leader politici mondiali annunciati. Dal presidente Russo Vladimir Putin, a quasi tutti i presidenti delle ex repubbliche sovietiche, da Kassym-Jomat Tokayev del Kazakistan per arrivare a Gurbanguly Berdimuhamedow, leader del segreto ed inarrivabile Turkmenistan.

Non ci sarà nessun rappresentante del governo italiano: era previsto l’arrivo della Sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali ma non potrà esserci perché positiva al coronavirus. Ci sarà l’ambasciatore in Cina, Luca Ferrari.
Molto probabilmente non ci sarà il presidente del Coni, Giovanni Malagò da alcuni giorni in isolamento perché positivo al Covid-19.

Le ombre sulla manifestazione

Ma non sono solo luci. Sulla manifestazione incombono ombre, non solo per l’andamento della pandemia.
Nelle scorse settimane più volte sono state rinnovate alla Cina accuse di violazioni dei diritti umani, in particolare contro le minoranze musulmane dello Xinjiang.
Malgrado Pechino abbia negato ogni addebito, un gruppo di nazioni guidate dagli Stati Uniti, con e tra cui Australia, Belgio, Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Estonia, Lituania e Nuova Zelanda hanno deciso di non inviare funzionari del governo ai Giochi come parte del boicottaggio diplomatico dell’evento.

Nessun vero e proprio boicottaggio però, dato che nessun Paese ha ritirato i propri atleti. Condizione che ha fatto dire al presidente Bach che il messaggio unificante dei Giochi Olimpici è arrivato ai politici, sottolineando che i Giochi possono essere separati dalle “dispute politiche”.

A questo si aggiunge anche l’invito esplicito rivolto dagli organizzatori agli atleti a evitare manifestazioni di dissenso, con comportamenti o dichiarazioni contrari allo spirito olimpico o a leggi cinesi. Pena il ritiro degli accrediti o l’intervento da parte del Cio.