L’eterno Bannon. Disinformazione per vincere in Ucraina. La pulizia domestica di Pechino. La scuola americana contro la disinformazione. C’è il governo cinese dietro Radio China FM?

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Il nuovo editoriale di Storyword*, una sintesi ragionata delle notizie più significative apparse sui media, nazionali ed internazionali, sull’informazione e la comunicazione nell’epoca digitale. Con attenzione ai fatti più rilevanti della comunicazione politica, fake news, censura.

L’eterno Bannon

 Per tessere la sua rete di fake news, Steve Bannon non si è mai sottratto agli investitori più stravaganti, come il magnate di fondi d’investimento Robert Mercer o come il miliardario cinese in esilio Guo Wengui (vedi Editoriale 36). Ma il suo ultimo patron potrebbe essere il più bizzarro, almeno finora. Robert Sigg, un magnate del Colorado finora poco conosciuto, la cui fedina penale include una condanna federale per frode bancaria, ha costruito la sua attività nei media sui notiziari del meteo e degli sport all’aperto. Come riporta The Washington Post, quando Bannon lanciò il suo talk show nell’autunno del 2019, “War Room”, ne affidò la distribuzione a Sigg. Più di due anni dopo, entrambi sono stati ripagati. Sigg ha usato “War Room” come trampolino per creare un network più esteso di conduttori conservatori. La rete, Real America’s Voice, ha aiutato a sostenere Bannon nonostante fosse stato rimosso da YouTube, Spotify e dalle altre principali piattaforme di streaming. Lo show è arrivato in otto milioni di case connesse alla tv satellitare, molte in aree rurali e conservatrici in cui non c’è una copertura via cavo stabile. L’ascesa di Real America’s Voice, costruita attorno a Bannon e distante dalle strutture tradizionali delle tv via cavo e della radio, rivela come il paesaggio frammentato dei media abbia dato visibilità ad attori non convenzionali incentivati dal mercato a seguire contenuti sempre più estremi. Quel mercato è rimasto libero in seguito all’allontanamento di Fox News e Newsmax da temi più di interesse per la base di Trump, come l’opposizione ai vaccini, le lamentele sui brogli alle elezioni e le storie sugli agenti federali che avrebbero provocato la rivolta pro Trump al Campidoglio il 6 gennaio 2021. “War Room” si concentra proprio su queste tematiche. La sua influenza non deriva solamente dal numero di persone che la seguono, difficile da misurare su tutte le piattaforme, ma dalla disposizione degli ascoltatori a fare azioni politiche, come marciare contro gli obblighi vaccinali o candidarsi per cariche locali. E Bannon affida la distribuzione del suo show a Sigg e ai suoi perché conoscono il mercato.

Disinformazione per vincere in Ucraina

Il Global Engagement Center del dipartimento di Stato americano, come raccontato da Formiche, ha dichiarato di riconoscere i media RT e Sputnik come punti di disinformazione e propaganda in merito alle questioni di importanza politica per il Cremlino. Nonostante, infatti, si presentino come “organizzazioni mediatiche finanziate pubblicamente, trasparenti e giornalisticamente indipendenti”, la loro opaca struttura organizzativa e la mancanza di trasparenza finanziaria nascondono la vera portata del controllo del governo russo sui processi editoriali e sulle decisioni del personale. Un esempio lampante è l’uso che la Russia fa di questi due media per cercare di cambiare le opinioni pubbliche sull’Ucraina in Europa, negli Stati Uniti e in America Latina. La Russia non è nuova ad attività di disinformazione per screditare i “nemici” ed esaltare il proprio operato (vedi Editoriale 8 e 14), ma adesso è ancor più evidente che la situazione attuale sia legata a tattiche di disinformazione per destabilizzare prima di tutto l’umore e le dinamiche interne dell’Ucraina e disorientare l’Europa e l’America. Si dice che si possa essere adesso all’alba di una nuova guerra ma di sicuro la disinformazione sarà l’arma in più che alcuni governi e paesi avranno tra le loro mani.

La pulizia domestica di Pechino

La Cina sta avviando una pulizia generale di “contenuti e informazioni illegali” che circolano sul web. Come riportato da Formiche, il garante digitale cinese – la Cyberspace Administration of China – si sta impegnando per trovare ed eliminare ogni abuso online e tutte quelle tendenze che poco piacciono al presidente Xi Jinping, il quale ha l’obiettivo di rimodellare la società secondo gli usi e i costumi tradizionali. Il governo cinese darà dunque la caccia a tutti gli atteggiamenti immorali, contro la patria e lontani dalle usanze cinesi come l’adorazione dei soldi, caratteristica del mondo occidentale materialista e consumista, la superstizione e l’omosessualità. Tutto ciò nonostante il fatto che, dopo la morte di Mao Tse-Tung, la società cinese si sia avvicinata molto a quella occidentale, favorendo la nascita di una classe media grazie a un arricchimento generale. La censura riguarderà anche tante celebrità nazionali, che passeranno dall’essere adorati all’essere censurati per via dei loro atteggiamenti, come affermato dalla stessa autorità responsabile della supervisione di internet: “Impedire rigorosamente a star e artisti immorali che violano la legge di far uso delle trasmissioni serali o live streaming per tornare sulla scena”.  Non è che l’ennesimo capitolo della stretta di Pechino nei confronti del settore tecnologico, con la differenza che questa volta non saranno colpite solo le Big Tech o imprenditori come Jack Ma, a cui la Cina ha dichiarato guerra da tempo, ma anche le persone fisiche individuate come una minaccia. Nonostante l’avvento dell’anno della Tigre, la tendenza è sempre la stessa: con la nuova campagna di “purificazione”, Pechino ribadisce come nessuno possa guadagnare, in termini economici quanto di visibilità, a dispetto del partito.

La scuola americana contro la disinformazione

Secondo recenti studi americani, i più giovani diventano facilmente i bersagli della disinformazione e delle teorie complottiste. Gli educatori stanno quindi cercando il modo migliore per insegnare loro a separare i fatti dalla finzione. Come riportato da Scientific American, la disinformazione ha avuto un impatto crescente sugli studenti negli ultimi dieci anni eppure molte scuole non hanno proposto valide soluzioni. Gli strumenti per affrontare il problema, però, esistono. Tra questi è presente l’educazione all’alfabetizzazione mediatica: l’idea è insegnare ai bambini come valutare e pensare in modo critico i messaggi che ricevono e riconoscere le falsità mascherate da verità. Oltre a questo primo livello di insegnamento, l’alfabetizzazione giornalistica è un ulteriore sottoinsieme della ricerca sull’alfabetizzazione mediatica che si occupa direttamente dell’analisi della diffusione delle cospirazioni e della capacità di discernere le notizie vere da quelle false. Altri approcci insegnano agli studenti metodi per valutare la credibilità delle notizie e delle fonti di informazione. Tuttavia, alcuni ricercatori mettono in dubbio l’impatto più ampio e a lungo termine di questi strumenti. È possibile che dal pensiero critico si passi direttamente a una forma di scetticismo malsano, per questo sono necessari anche approcci che aiutino gli studenti a sviluppare mentalità in cui si sentono a proprio agio con l’incertezza. L’obiettivo è guidarli verso la consapevolezza e l’impegno. Ci troviamo infatti in un periodo complesso e rivoluzionario per il modo in cui riceviamo ed elaboriamo le informazioni e possedere le abilità adeguate può essere vitale per la società. La prossima sfida della scuola è quindi estendere questi progetti anche agli istituti per persone con basso reddito. Nel 2019 la senatrice Amy Klobuchar del Minnesota ha introdotto il Digital Citizenship and Media Literacy Act al Senato degli Stati Uniti, che, se approvato, autorizzerebbe a creare un programma di sovvenzioni presso il Department of Education per aiutare gli Stati a sviluppare e finanziare iniziative di educazione all’alfabetizzazione mediatica in Scuole primarie e secondarie. La strada, però, è ancora lunga.

C’è il governo cinese dietro Radio China FM?

Report ha condotto un’inchiesta su Radio China FM, la radio cinese che trasmette quasi su tutto il territorio italiano. Il dilemma riguarda la proprietà di questa emittente; infatti, indagando su di essa si arriva a Cipro e poi in Canada. Secondo l’esperto di riciclaggio Giangaetano Bellavia, “una struttura così articolata, soprattutto offshore che transita da Cipro per andare a finire nel Pacifico, a Vancouver, è strutturata per non far capire chi c’è dietro. E probabilmente il governo cinese ha deciso di fare questo servizio, ma non di apparire”. Come riportato anche da Formiche, il network di radio in lingua cinese Radio China FM si sta espandendo in territorio europeo da diversi anni. Apparentemente sembrerebbero un insieme di iniziative private finanziate da tycoon asiatici, ma dietro ci sarebbe una struttura complessa fatta di società offshore e grossi capitali mossi da gruppi spesso appoggiati dalla diplomazia di Pechino. Insomma, dove si annida la verità?

*Storyword è un progetto editoriale a cura di un gruppo di giovani professionisti della comunicazione che con diverse competenze e punti di vista vogliono raccontare il mondo della comunicazione globalizzato e in costante evoluzione per la convergenza con il digitale .Storyword non è una semplice rassegna stampa: ogni settimana fornisce una sintesi ragionata dei contenuti più significativi apparsi sui media nazionali ed internazionali relativi alle tecniche e ai target di comunicazione, sottolineando obiettivi e retroscena. Per maggiori informazioni: https://www.storywordproject.com/