Martedì l’ad Fuortes in Vigilanza Rai. In discussione piano industriale, tagli e Report

Condividi

Non avrà neanche il  tempo di  smaltire l’adrelanina e la gloria di Sanremo, quest’anno più luccicante di sempre, che  l’ad della Rai Carlo Fuortes si ritroverà  catapultato in Commissione di Vigilanza dove è stato convocato martedì prossimo alle ore 14.  

All’ad della Rai i commissari vigilantes  chiederanno di essere aggiornati sullo stato del piano industriale e su come il  piano si incrocia col piano di risanamento dei conti che l’ad sta portando avanti.

Ai commissari non è sfuggito il voto di  tre consiglieri (Francesca Bria, Alessandro Di Majo e Riccardo Laganà) contrario al budget presentato da Fuortes e sicuramente vorranno proseguire la discussione sul taglio della terza edizione, quella di mezzanotte, della Tgr affrontato in maniera superficiale secondo l ‘opinione di molti. 

In programma anche il piano editoriale del direttore della Tgr, Alessandro Casarin che dopo la prima bocciatura lo ha appena ripresentato all’Assemblea dei giornalisti tale e quale a quello respinto quindici giorni fa. Nella nota di Usigrai su Facebook si legge che” la ripresentazione del piano è stata fortemente chiesta dal Sindacato nonostante lo stesso Casarin avesse  liquidato la cosa con una mail a Usigrai dove spiegava che “sentito l’amministratore delegato, resta valido il piano editoriale illustrato il 13 gennaio alle redazioni, dopo la presa d’atto del Consiglio di amministrazione”  

Tra gli argomenti si parlerà verosimilmente anche di Report e del suo conduttore Sigfrido Ranucci, accusati di” complottismo” da Aldo Grasso (e anche da Matteo Renzi). La nota firma di critica televisiva del Corriere della Sera il primo febbraio ha fatto a pezzi la puntata che Report ha dedicato  a Silvio Berlusconi per dimostrare quanto fosse inadeguato a fare il presidente della Repubblica. Una sterminata raccolta di testimonianze – Bill Elmott (direttore dell’Economist, criticissimo sul governo Berlusconi), ex ministri del primo governo Berlusconi (Antonio Martino), politici del centro (Cirino Pomicino), amici (Lele Mora), una giovane donna frequentatrice delle serate a Arcore – e le agghiaccianti registrazioni di telefonate tra l’allora presidente del consiglio e una serie di ragazze rapaci che gli chiedono soldi e contratti per non raccontare le loro storie. 

 Scrive Grasso “Qui non si discute di tempistica ma di metodo. Sigfrido Ranucci è libero di organizzare inchieste su Berlusconi ma, a quasi 30 anni dalla «discesa in campo», mi sarei aspettato un salto di qualità, un’analisi politica, insomma qualcosa degno della Rai, del servizio pubblico. E invece ecco l’incipit moralistico: «Berlusconi aveva tutti i diritti di diventare presidente della Repubblica, non lo è diventato perché ha inoculato nella società un modello di scorciatoie, uomo solo al comando, interessi personali, editti bulgari e fango sugli avversari”. È solo l’inizio e Grasso insiste: “ Il metodo Report, gestione Ranucci, lo conosciamo: c’è un teorema da dimostrare per rafforzare il quale si usano spezzoni d’intervista, interlocutori come Lele Mora (almeno sincero), un Emilio Fede malato, un agente delle olgettine, filmati rubati, intercettazioni telefoniche, cose del genere: «la tragicommedia del giornalismo complottista», com’è stato definito questo tipo d’inchieste. (…). Perché non ci siano equivoci, non vorrei essere tacciato di berlusconismo: il servizio si è concluso con il ricordo di Biagi, Santoro e Luttazzi, martiri degli «editti bulgari». Nel 1994 anch’io fui fatto fuori da Berlusconi, per mano di Moratti Letizia di Milano. Non mi sono mai sentito un martire”. Dove Grasso veda il complotto onestamente non si capisce essendo tutto il racconto costruito su dati di fatto. Di sicuro Report è inviso a molti politici, sicuramente ai quelli del centro destra in Vigilanza, e affrontare il tema Report e della necessità di una maggiore attenzione editoriale sui programmi giornalistici Rai, potrebbe essere l’occasione per parlare del ruolo della neonata direzione dell’Approfondimento, affidata a Mario Orfeo, di cui non sono ancora chiari compiti e poteri.