Agenzie di Stampa. Moles impegnato a dribblare la ‘Gara’

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Superato lo scoglio dell’Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti sull’orlo del fallimento e ‘’salvato’’ con il passaggio all’Inps, il sottosegretario all’editoria, Giuseppe Moles, è impegnato a trovare come distribuire i 46 milioni di fondi destinati alle agenzie di stampa, in alternativa alla scorsa gara che si è rivelata alquanto laboriosa.
‘’Voglio innanzitutto cercare – sottolinea a ‘’Prima’’ – di supportare e di non danneggiare un settore dell’editoria giornalistica, come le agenzie di stampa, che hanno un ruolo importante e contribuiscono in prima linea al pluralismo’’.

Sulla falsariga tecnica seguita con successo per l’Inpgi, Moles alla fine dello scorso anno ha fatto inserire nel decreto Milleproroghe un articolo che istituisce un’apposita Commissione di tecnici che cercherà di individuare una nuova politica di sostegno per le agenzie di stampa.

‘’Per individuare le modalità idonee a garantire la pluralità delle fonti di acquisizione dei servizi di informazione primaria per le pubbliche amministrazioni dello stato – recita infatti l’articolo 14 del decreto – è istituita una Commissione composta da tre rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, due dei quali in rappresentanza del Dipartimento dell’editoria, due rappresentanti del ministero degli affari esteri e della Cooperazione internazionale e due rappresentanti del ministero dell’economia e delle finanze. Nell’espletamento delle sue attività che devono concludersi entro il 31 marzo 2022, la Commissione può audire i rappresentanti delle agenzie di stampa, delle associazioni di categoria ovvero altri soggetti…’’.

Soddisfazione per l’iniziativa di Moles giunge dalla FNSI, Federazione nazionale della Stampa. ‘’Pensiamo possa escludersi – dichiara a ‘’Prima, il segretario generale, Raffaele Lorusso – la necessità di ricorrere nuovamente a una gara d’appalto perché le convenzioni e la fornitura di servizi d’agenzia, nonché la garanzia della pluralità delle fonti, è già regolata da apposite leggi, che considerano l’acquisizione di tali prestazioni oggetto di trattativa privata’’.
In particolare Lorusso ricorda che sebbene l’allora governo Renzi, col sottosegretario Luca Lotti, decise cinque anni fa di ricorrere alla gara, la stessa Anac , l’associazione nazionale anticorruzione, che sopraintende con il codice degli appalti agli acquisti statali, richiesta di un parere, non ravvisò la obbligatorietà di una procedura competitiva, rimandando ogni decisione al governo.
Il segretario generale della FNSI si raccomanda soprattutto che l’eventuale nuova normativa che uscirà dalla Commissione tenga soprattutto conto ‘’di salvaguardare l’occupazione giornalistica e la corretta applicazione dei contratti’’, che per le agenzie di stampa prevedono anche un’indennità per i redattori.

‘’Sarà la Commissione – precisa – Moles – ad approfondire e indicare la soluzione migliore per il sistema delle agenzie di stampa fra il ricorso a una nuova gara automatica o a un processo governato di assegnazione di fondi individuando dei parametri oggettivi’’.

Spetterà poi al Parlamento, sulla base delle conclusioni della Commissione che arriveranno entro fine marzo, il coraggio politico di confermare il sistema competitivo o approvare una nuova normativa. Il cosiddetto ‘’processo governato’’ sembra comunque essere la strada sulla quale ci sarebbe già un generale orientamento, tenuto anche conto dei ricorsi e degli incastri imprevedibili provocati dal sistema della gara.

Il sito del Dipartimento per l’Informazione e l’editoria alla voce ‘’Contratti con agenzie di stampa’’ riporta comunque la formula che risale al 2017/2018 rilevando che ‘’per la fornitura dei servizi le agenzie di stampa sono selezionate mediante gare europee, contemperando così il principio del pluralismo delle fonti informative con il principio della libera concorrenza di mercato, ricorrendo a procedure aperte suddivise in lotti ai sensi del D.Lgs n.50/2016 ( Codice dei contratti pubblici)’’.

Tuttavia alla scadenza del triennio previsto dai bandi di gara si è preferito non ricorrere a una nuova gara, limitandosi a prorogare alle dieci agenzie vincitrici la distribuzione dei fondi, sulla base dei risultati della gara. L’ultima la legge di bilancio ha però previsto una proroga di solo un semestre che scade alla fine di giugno, lasciando le agenzie di stampa senza alcuna certezza circa il loro futuro. Per Ansa, AdnKronos, AGI, AsKanews, Dire, LaPresse, Radiocor, 9colonne, Nova, Vista, che occupano oltre un migliaio di giornalisti, la quota di fatturato per i servizi venduti alla pubblica Amministrazione ha un peso importante, se non determinante, nella gestione.

Sempre sul sito del Dipartimento dell’editoria riguardo ai contratti con le agenzie di stampa si specifica che ‘’nell’ambito dei propri compiti istituzionali il Dipartimento stipula appositi accordi con le agenzie di stampa per l’acquisto di servizi giornalistici e informativi al fine di assicurare alle amministrazioni dello Stato e alla parte diplomatica e consolare del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, la massima diffusione di notizie sugli aspetti rilevanti della realtà politica, economica, sociale e culturale ed internazionale nel rispetto del fondamentale principio del pluralismo delle fonti di informazione ai sensi della legge 15 maggio 1954, n 237 , che autorizza la spesa per la diramazione di comunicati e l’acquisizione dei notiziari all’inizio della sola Ansa e poi di numerose altre agenzie di stampa, che, allettate dalla possibilità di attingere ai contributi statali, si sono moltiplicate.

Devono però passare quasi cinquant’anni per avere la cosiddetta interpretazione autentica nell’articolo 55, comma 24 della legge 27 dicembre 1997 n. 449 , che autorizza , tenendo conto della più ampia pluralità delle fonti, ‘’ l’acquisizione da parte della Presidenza del Consiglio, delle Regioni, delle città metropolitane e dei comuni, ad acquistare dalle agenzie di stampa mediante appositi contratti, notiziari ordinari e speciali, servizi giornalistici e informativi, ordinari e speciali e loro raccolte anche su supporto informatico, nonché il servizio di diramazione di notizie e di comunicati degli organi centrali e periferici delle Amministrazioni dello Stato’’.

Prima della introduzione della gara competitiva che nel bando, attraverso i diversi lotti indicava sia la spesa che le specificità degli acquisti, nonché altri criteri che dovevano essere ottemperati, i servizi acquistati a trattativa privata avevano dato luogo a molte inutili sovrapposizioni.
Non che la gara le avesse completamente evitate, ma comunque aveva tentato di orientare meglio gli acquisti, sollecitando oltre la competitività economica, anche una maggiore qualità e diversificazione dei servizi.

Dove la gara ha però completamente fallito, anche se era l’obiettivo dello allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Luca Lotti , è stato quello di accompagnare gradualmente il settore verso un equilibrio dei conti attraverso fusioni e accorpamenti che il processo competitivo avrebbe dovuto favorire. Il predecessore di Lotti, Giovanni Legnini, per incentivarle aveva anche varato una norma che consentiva di sommare i rispettivi contributi.

Tranne la fusione fra Asca e Tmnews in Askanews, che però facevano capo allo stesso gruppo di Luigi Abete, nessun’ altra agenzia prese in seria considerazione questa opportunità. Un debole tentativo fu promosso dall’ Agi, Agenzia giornalistica Italia, che fa capo all’Eni, ma le ipotesi di accorpamento con AsKanews, Italpress e Radiocor fallirono presto per il dilemma su chi avrebbe poi comandato.

Ad un cero punto balenò anche l’idea di una fusione dell’Agi con l’Ansa, tenendo conto che entrambe sono ‘’vicine’’ al governo. I sostenitori della fusione intravvedevano la nascita di un soggetto decisamente rafforzato, con riflessi positivi nell’organizzazione e nella gestione, tenuto soprattutto conto degli sviluppi della multimedialità, della convergenza dei media, della differenziazione di funzioni del lavoro giornalistico e soprattutto dell’innovazione tecnologica che presuppone investimenti e nuove professionalità.

Di fatto la gara, anziché diminuire il numero delle agenzie che godono dei contributi dello Stato, lo ha persino aumentato con due new entry, attraverso la partecipazione e la vincita dei rispettivi lotti, dell’agenzia specializzata nella produzione di video, ‘’Vista’’, e dell’Agenzia Nova, che copre con profondità le maggiori città metropolitane e alcune aree straniere, in particolare dell’Est.

Un allargamento non del tutto negativo, perché si tratta di realtà editoriali positive che arricchiscono le acquisizioni della P.A sia sul piano geopolitico che multimediale. Inoltre l’espansione del digitale e delle connessioni veloci, costituisce un terreno di continuo sviluppo di prodotti sia video che audio ( podcast e notiziari radiofonici) e di altrettante realtà editoriali.

Le maggiori agenzie, dall’Ansa all’AGI, dalla AdnKronos all’ Askanews – a quanto risulta a ‘’Prima – preferirebbero tornare alla ‘’trattativa privata’’ attraverso parametri valoriali. C’è chi sottolinea che comunque qualsiasi scelta debba basarsi sul criterio della qualità, piuttosto che la quantità, per non dare il fianco a facili strumentalizzazioni, come la moltiplicazione di ‘’takes’’ per diffondere solo una notizia.

Credibilità e affidabilità sono fondamentali – rileva una fonte del settore – per districarsi fra la quantità di informazioni ed essere così uno strumento di difesa contro la Fake news. Inoltre quali produttori di informazione primaria, la ‘’tempestività’’ è importantissima. Nonché la struttura che consente l’acquisizione e la diffusione delle informazioni. Contano quindi, oltre alla proporzione della sede centrale, le aree regionali nazionali e internazionali coperte attraverso corrispondenti e il numero e la dimensione delle reti di distribuzione generaliste o tematiche.

Intanto la Commissione ha soltanto due mesi per vagliare, alla luce della legislazione vigente e attraverso le audizioni con gli addetti al settore, uno spettro di elementi molto vasto per giungere poi a una sintesi, che consenta al sottosegretario Moles un’equa distribuzione dei fondi e una vantaggiosa acquisizione di servizi, sul piano della validità dei contenuti e della loro diversificazione. E riuscire soprattutto ad evitare la ostica gara europea, che potrebbe aprire la strada alla partecipazione delle grandi agenzie internazionali.