Luigi Di Maio (Foto Ansa)

Di Maio: social usati per destabilizzare le elezioni. Italia in prima fila per diritto informazione

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“Nell’ordinamento italiano il diritto all’informazione ha rilevanza costituzionale quale strumento primario di conoscenza e valutazione critica, e l’Italia è fortemente impegnata in tutti i fora multilaterali competenti per tutelare questi valori e contrastare la disinformazione, soprattutto nel quadro delle Nazioni Unite”.

Lo ha detto, ripreso da Ansa, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio all’evento “(Dis)Informazione. Sfide Internazionali e resilienza interna” alla Farnesina. Di Maio ha ricordato che attraverso la presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa “l’Italia è impegnata ad avviare il negoziato per l’adozione di uno strumento giuridico sullo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale nel rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto”. Ed “anche grazie al contributo dell’Italia, abbiamo compiuto importanti progressi per dotare l’Unione Europea e gli Stati membri di strumenti di monitoraggio e risposta”.

A livello nazionale inoltre è attivo “l’Italian Digital Media Observatory, l’hub parte della più ampia architettura dell’Osservatorio Europeo dei Media Digitali, coordinato dalla Luiss con la partecipazione di attori di primo piano del mondo accademico e della comunicazione”, ha aggiunto Di Maio. La disinformazione rappresenta “una sfida che tutte le democrazie devono raccogliere, migliorando i propri meccanismi di funzionamento e sviluppando gli anticorpi necessari a difendersi dal virus della disinformazione”, ha rilevato il titolare della Farnesina.

“Purtroppo, i social media sono stati utilizzati anche per condurre in maniera coordinata campagne di destabilizzazione rivolte contro le società occidentali, in particolare in occasione di appuntamenti elettorali”. Ha aggiunto Di Maio, ripreso da Adnkronos,. “La diffusione di notizie false non è un fenomeno nuovo, ma ha assunto dimensioni inedite. Nel panorama dell’informazione, infatti, accanto a giornali, radio e televisioni, i social media giocano oggi un ruolo di primissimo piano”.

Di Maio ha anche sottolineato che le piattaforme online “hanno rivoluzionato il modo in cui le persone si informano, interagiscono e fanno sentire la propria voce e possono perciò avere un impatto enorme sul loro modo di pensare e agire”.

Moles: disinformazione in crescita esponenziale

Allo stesso convegno ha preso parte anche il sottosegretario di Stato all’Informazione e l’Editoria, Giuseppe Moles, che ha definito “il nuovo, vero e pericoloso nemico da combattere” la disinformazione e con essa problematiche come le fake news. “E’ vero che le notizie fasulle sono sempre esistite, ha spiegato, ma il fenomeno è cresciuto in maniera esponenziale con l’avvento di internet dove risulta molto più complicato distinguere tra notizia attendibile e non”.

Come il ministro Di Maio, anche Moles ha parlato delle implicazioni politiche che derivano. “La disinformazione e la marea di fake news che circolano sui social possono influire anche sul funzionamento della democrazia, rappresentando evidentemente un rischio serissimo”. Le molte opportunità fornite dal web, oggi, secondo Moles, si scontrano con i rischi connessi alla sempre più diffusa “circolazione dei dati e delle informazioni spesso non certificate. Da qui la necessità di ricorrere a misure per arginare questi fenomeni infausti anche se, lo dico spesso, le nuove minacce corrono più veloci degli interventi normativi”. Tra gli esempi di “come un’informazione non corretta o volutamente bugiarda possa portare allarme sociale e pericolo, pensiamo ad esempio alla questione vaccini” ma anche al “bodyshaming, l’anonimato in rete, con tutto ciò che di nocivo ci consegnano, come bullismo, depressione indotta, istigazione al suicidio, ghettizzazione delle persone”.

“Tutti noi vogliamo una rete più trasparente, inclusiva, pluralista e democratica in cui siano chiari i responsabili delle informazioni, in cui ci sia tutela dell’identità digitale delle persone, in cui sia certa la paternità dei dati e ci sia la possibilità di rettificare con immediatezza le notizie. La sfida che abbiamo di fronte e che riguarda tutte le democrazie è quella di arginare le fake news perché solo sulla base di notizie vere e certificate i cittadini potranno farsi opinioni giuste e correte, avere strumenti per orientarsi nella realtà, decidere chi votare o come tutelare la propria salute. È necessario un ripensamento del ruolo dell’intero sistema”, dice.

Proprio su questi temi, ricorda infine, “con il mio dipartimento da tempo ho avviato una riflessione prevedendo comitati di lavoro e tavoli tecnici e coinvolgendo anche operatori di settore ed esperti di materia con l’obbiettivo di curare uno studio utile a qualsiasi tipo di proposta, anche normativa”, convinto che “il conivolgimento delle istituzioni e di tutti gli attori sul campo sia la base utile e necessaria per accorciare la distanza tra norma pensata ed esigenza e problemi reali. Lo abbiamo fatto già con il recepimento la ricezione della nuova direttiva sul copyright. Ora stiamo avviando un progetto di nuova comunicazione istituzionale proprio sulla disformazione e a sostegno di pratiche positive dell’uso dei media digitali”.