Sigfrido Ranucci (Foto LaPresse)

Ranucci, i commissari di Forza Italia in Vigilanza alzano il tiro

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Mentre i parlamentari forzisti sollevano nuovi interrogativi basati sul video del Riformista, il presidente della Vigilanza Barachini si preoccupa per eventuale danno erariale alla Rai. E intanto entra in gioco il Copasir

Continua l’offensiva politica contro Report e Sigfrido Ranucci, dopo la rivelazione dello scambio di messaggi tra il giornalista e i due memebri della bicamerale Davide Faraone (Iv) e Andrea Ruggieri (FI). Tema su cui la scorsa settimana i vertici di Viale Mazzini hanno disposto un audit, per valutare le possibili violazioni del codice etico Rai.

Il nuovo tassello è rappresentato dalla lettera che i commissari di Forza Italia – Paolo Barelli, Maria Alessandra Gallone, Maurizio Gasparri, Patrizia Marrocco, Andrea Ruggieri e Renato Schifani – hanno inviato ai vertici Rai, partendo dal video che, secondo il sito del Riformista, esemplifica “il metodo Report”. La richiesta in sostanza è quella di integrare il video nell’audit aperto per le chat con Ruggieri, oppure di aprirne uno specifico.

“Interrogativi inquietanti” dal video del Riformista

“I contenuti del video pubblicato sul sito del quotidiano il Riformista con protagonista il giornalista Sigfrido Ranucci suscitano interrogativi inquietanti sulle modalità con le quali il conduttore di Report acquisirebbe il materiale delle sue inchieste”, scrivono i commissari. “In sostanza, continuano, apparirebbe una modalità consolidata quella di concordare l’invio di materiale anonimo da parte di sconosciuti (coperti da società di comodo o prestanome) a fronte di un contemporaneo invio di materiali inutili e inutilizzabili pagati dalla Rai con una fatturazione, per così dire, quantomeno fantasiosa se non fittizia”.

“La questione, se fosse confermata, prosegue la missiva, solleva inquietanti interrogativi: i contribuenti pagherebbero con il canone l’acquisto di materiali inutili che sarebbero alcune volte addirittura forniti dal compratore con una evidente partita di giro? E ancora, se così fosse, come sarebbero verificati e vagliati i materiali anonimi se nessuno ne conosce la provenienza e non è tracciabile chi li ha realizzati e con quali modalità? In relazione alle responsabilità che competono in particolare i vertici dell’azienda, chiediamo quali iniziative si intendono intraprendere per accertare l’esistenza di tali modalità operative che, se confermate, sarebbero di estrema gravità”.
La lettera si conclude con la richiesta di “comunicare alla commissione di Vigilanza Rai le risultanze dell’indagine e se necessario rendere la commissione stessa edotta delle eventuali iniziative da intraprendere presso le autorità competenti”.

Le preoccupazioni per il danno erariale

Un altro piano è quello rappresentato dal presidente della Vigilanza, Alberto Barachini. La sua preoccupazione è per l’eventuale danno erariale che potrebbe subire la Rai, nel caso in cui fossero accertate come effettive le procedure attribuite a Ranucci sulla base del video in questione nell’acquisto dei materiali per le inchieste del programma.
Non è escluso a questo punto che la stessa commissione di Vigilanza possa avviare una serie di audizioni riservate al management Rai, per capire chi controlla da un punto di vista economico-finanziario Report.

Alberto Barachini, presidente Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI (Foto ANSA)
Alberto Barachini, presidente Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI (Foto ANSA)

Anche il Copasir in gioco

Alle 13 del 16 febbraio è in programma una audizione al Copasir di Andrea Ruggieri. “Il Comitato ha accolto la richiesta dell’on. Andrea Ruggieri di essere audito”, ha detto il senatore Adolfo Urso, presidente del Copasir.
Il tema è sempre Report e lo scambio di messaggi con Ranucci che, secondo il parlamentare forzista contenevano “minacce e allusioni sul possesso di dossier”.

L’avvocato di Ranucci: “ha bluffato”

Dal fronte di Ranucci, intanto, c’è da registrare l’intervento di Luca Tirapelle, l’avvocato che ha seguito tutta la vicenda Tosi-Ranucci, che con AdnKronos ha ribadito la linea seguita dal giornalista nel processo. “Non sono video inediti, giravano sui social già 8 anni fa”, ha precisato, per poi soffermarsi su altri punti della vicenda, come i presunti contatti di Ranucci con servizi segreti e le fatturazioni.
“Le fatturazioni fittizie da parte di Ranucci non sono state mai fatte, né vere né finte. Ranucci, in quell’incontro al ristorante con chi lo ha filmato a sua insaputa, ha bluffato per verificare la esistenza o meno del video hard con il quale Tosi poteva essere eventualmente ricattato”. Ranucci, ha ribadito l’avvocato, ha bluffato anche quando ha assicurato di avere “entrature nei Ros e persino nei servizi segreti”. “La stessa sentenza del dicembre 2019, che ha definito la vicenda, ha escluso attività di dossieraggio o di compravendita di materiale di inchiesta da parte dalla Rai, evidenziando come Ranucci abbia millantato la possibilità di fare fatture fittizie o di chiedere l’intervento di un suo amico dei Ros solo allo scopo di raccogliere prove necessarie all’inchiesta”. Tirapelle ha precisato poi che “del video hard sull’allora sindaco di Verona Flavio Tosi, non vi sono ad oggi prove dell’esistenza”.

La sentenza, ha aggiunto ancora, esclude, “sulla base di testimonianze”, che ci siano “fondi neri Rai usati per acquistare materiale utile all’inchiesta di Report o per effettuare attività di dossieraggio ai danni di politici di qualsiasi schieramento”.