Laganà (cda Rai): i giudici hanno definito legittimo il lavoro di Ranucci

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‘Doveroso avviare tutti gli ulteriori accertamenti di competenza ma anche tutelare Report’

“Partiamo dai fatti: Ranucci è uscito pulito dall’audit interno sul dossier falso e infamante nei suoi confronti, come anche dichiarato dall’Ad durante la recente audizione in Vigilanza. Per contro, stanno riemergendo vicende, filmati e personaggi già vagliati dalla magistratura competente e da due tribunali che hanno già appurato che Ranucci non ha mai acquistato video e che non è stato commesso alcun reato; basterebbe dare una lettura dei decreti di archiviazione per trovare pace ed evitare la campagna mediatica di delegittimazione in corso da svariato tempo. I giudici hanno definito legittimo il lavoro di Ranucci sia in fase di confezionamento delle inchieste che in quello poi di realizzazione, inchieste giornalistiche che peraltro avevano evidentemente già superato il vaglio delle strutture interne”. Il consigliere Rai, Riccardo Laganà, non si tira indietro sollecitato a dire la sua sulla vicenda Ranucci e spiega all’Adnkronos il suo punto di vista sul caso che riguarda il conduttore e vicedirettore di Report Sigfrido Ranucci.

“Risultano 19 archiviazioni per accuse rivolte a Ranucci e per contro una condanna riferibile a Tosi – evidenzia Laganà -. Doveroso avviare tutti gli ulteriori accertamenti di competenza necessari, su fatti comunque accertati dalla magistratura, ma altrettanto doveroso è che si tuteli con tutte le opportune iniziative un programma fondamentale per l’identità e l’immagine del servizio pubblico Rai. Non è un problema personale di un giornalista Rai, ma un problema di tutela e difesa del servizio pubblico e dei suoi programmi identitari, soprattutto quando reiterati attacchi arrivano da esponenti legati in qualche modo alla concorrenza”.

“In linea generale sono seriamente preoccupato per i furiosi attacchi che sta subendo da tempo il giornalismo di inchiesta e investigativo Rai – dice Laganà – che ha tra le colonne portanti proprio Report. Ho passato oltre tre anni a difenderlo anche per l’indiscutibile contributo di verità su tante vicende oscure del nostro Paese. Mai nessuna condanna per le inchieste sin qui svolte: e questo è un altro fatto, evidentemente scomodo per chi non finirà mai di attaccare i presidi di servizio pubblico. Tutta questa vicenda sembra suonare quasi come un monito per chiunque voglia intraprendere il mestiere del giornalismo investigativo. Si preferisce spaccare il termometro che curare la febbre”.