2022 fuga dalle sale. Anec chiede una road map

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La buona notizia: dal 10 marzo al cinema si può tornare a mangiare popcorn e bere Coca-Cola. Le cattive notizie: tutte le altre.
Anec, Associazione nazionale esercenti cinema, fa il punto sulla condizione delle sale cinematografiche, elenca i punti critici e avanza qualche proposta.
Apre il presidente Mario Lorini: “Chiediamo una road map, dati certi sulle misure per il ritorno alla normalità. In Francia il 28 febbraio si entra senza mascherine, in Svizzera pure. E noi?”.

Mario Lorini

Le sale danno i numeri

‘Noi’ abbiamo problemi intanto con i numeri. Per esempio, i tempi delle finestre, quelli che intercorrono fra l’uscita in sala e la programmazione su piattaforme o tv: troppo bassi: un mese (dovrebbe essere rivisto ma al momento c’è molta confusione), contro per esempio i 6 mesi previsti in Francia.
Succede anche che in Italia nel 2021 sono usciti 353 film, 153 dei quali di produzione nazionale. Quasi la metà dei titoli italiani però raggiunge solo il 20% della quota di mercato. E soltanto 5 – dice Lorini – hanno avuto un vero ritorno economico. Risultato: 500 schermi mancano oggi all’appello.

Peggio di tutti

“Alla fine – aggiunge il presidente dell’Anec – l’Italia è l’unico Paese europeo che nel 2021 ha avuto una ulteriore flessione, contrariamente a ciò che avviene per esempio in Germania o Spagna, che sono in ripresa”. Il nostro, insomma, è un mercato debole, uno dei più deboli in Europa.
Non basta peraltro produrre: ci sono, osserva Domenico Dinoia, presidente della Federazione dei cinema d’essai, 900 produzioni di film, finanziate al 99% dallo Stato, ma solo il 30% di questi è destinato alle sale.

La trasformazione industriale

Altra indicazione numerica (ma non solo) arriva da Luigi Lonigro, presidente Unione editori e distributori cinematografici Anica: “Prima del presidio culturale deve esistere il presidio industriale, non si può andare avanti solo con finanziamenti pubblici ma bisogna imparare a reggerci sulle nostre gambe. Sapendo che se andassimo sotto i 70 milioni biglietti venduti, perderemmo il 50% delle sale”.

La messa è finita?

Interviene Don Gianluca Bernardini, presidente dell’Associazione Cattolica Esercenti Cinema, : “Come la Messa si può celebrare in ogni luogo, ma il suo spazio principe è la chiesa, così il cinema: lo si può vedere su tantissimi device, ma il vero luogo di culto è la sala”. Ma il parallelo sacro non è sufficiente a risolvere i problemi.
Dinoia allora insiste sul fatto che “bisogna costruire un movimento culturale per costruire il rapporto con il pubblico”. Mentre Anec propone la richiesta di una detassazione del biglietto per gli under 18 (il pubblico delle piattaforme), una campagna sul Cinema al Cinema, o una grande Festa del cinema.

Fabrizio Gifuni

Ma la proposta più interessante arriva da un attore, Fabrizio Gifuni. “Le sale dovrebbero diventare presidi culturali della polis, non solo esercizi commerciali ma piazze aperte sulla città. Il teatro resiste perché è unico, accade fra corpi vivi. Ecco, serve uno sforzo di immaginazione per ripensare le sale, dove non basta la proiezione, ma c’è bisogno di presenza fisica”. Luoghi di incontro, di studio, di scambi e di lettura: non di solo schermo vive la sala di domani.