Elektrike

Riflessioni sullo stato delle cose nel costume italiano. Da Drusilla Foer a Elecktrike

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Qualche giorno fa a Roma, quartiere San Lorenzo, un rapper rock-metal, nome d’arte Elecktrike, che si godeva la serata tranquillamente, vestito e agghindato come una star di SanRemo, tipo Highsnob o Achille Lauro per intenderci, è stato pestato a sangue da una gang di sei ragazzini. “Togliti quella catena dalla faccia, tornatene a casa che è meglio. Mi gridavano di tutto”, racconta il cantante. “Mi hanno strappato gli orecchini e la catenina, mi hanno preso a calci e pugni”.


Un brutto episodio di mala movida, che si presta a qualche ragionamento divertito sullo stato delle cose nel costume italiano, così come viene rappresentato ogni anno dalla nostra grande sagra nazional popolare, appunto il Festival di San Remo.

Amadeus e Drusilla Foer


Questa volta il fenomeno interessante è stato lo sforzo politicamente corretto di mostrarsi aperti sulle tematiche transgender. Essendo favorevole alla più assoluta libertà e creatività in campo sessuale – ognuno si scelga i ruoli che preferisce e nessuno gli rompa le scatole – non mi ha dato fastidio notare che San Remo, di solito specchio dell’italiano medio, quest’anno sembrasse il Festival della provocazione gay. Drusilla Foer, la più intelligente e spiritosa tra le conduttrici che hanno affiancato Amadeus, giocava a fare la scandalizzata: “Ero io che dovevo essere quella trasgressiva – ha detto – ma qui sembro la bacchettona”.


Merito di Amadeus aver portato al grande pubblico questo personaggio di spessore, nobildonna fiorentina, di cultura, gran classe, spirito tagliente, alter ego con leggerezza di Gianluca Gori. Rispetto a lei, mostri sacri come Fiorello e Zalone parevano grevi. Il primo, agitando il braccio con vibrazione rabdomantica in direzione dei testicoli di Amadeus, cercava la stretta confidenziale. Il secondo faceva cantare a una trans brasiliana il professore di greco antico che di notte assume la posizione piegata (immagine che uno cerca subito di cancellare dalla testa con acqua e sapone). Insomma pesanti.

Mahmood Amadeus e Blanco
Mahmood Amadeus e Blanco


Invece Drusilla (purtroppo solo a notte fonda, ma si trova su RaiPlay) ha regalato al pubblico un suo bellissimo monologo sul tema dell’unicità (unicità di ogni persona) termine da contrapporsi a diversità, che presuppone diversità da ciò che è normale. Un monologo che è anche un inno all’arte di dire le cose frivole in tono serio e quelle serie in modo leggero.
Ma San Remo quest’anno, più che un elogio dell’unicità, pareva una celebrazione di nuovi conformismi, tutti allineati ai nuovi modelli della trasgressività da parata, che dovrebbero dare accesso alla fascia del consenso.
Sul palco si vedeva Mahmood che voleva fare sesso con Blanco e si vedeva Emma Marrone che voleva farlo con Francesca Michelin, mentre la Rettore, travestita da Scarpantibus, non voleva farlo con Ditonellapiaga. Poi c’erano quelli a torso nudo che mostravano la mercanzia, come Rkomi, Irama e Achille Lauro, in atteggiamento onanista sotto una pioggerella battesimale autoimpartita. L’efebico Michele Bravi, artista sensibile e intelligente, voce come fuscelli spezzati, era tutto una trasparenza floreale.


Uno si chiede, il salto in avanti di Amadeus, questa rappresentazione LGBT del Paese, che non pare corrispondere alla realtà di tutti i giorni, è utile? Probabilmente sì, visto che a Roma, ma anche a Milano, due dello stesso sesso che si scambiano effusioni per strada rischiano di essere massacrati di botte. Utile perché questo San Remo ha chiamato gli italiani a darsi una mossa, ad aprirsi alle “individualità”, come dice Drusilla.

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O c’è il rischio che produca l’effetto contrario? Il dubbio è che molti, abituati al sistema di pregiudizi di cui è intrisa la nostra cultura, e anche a una quotidianità in cui non ti capita l’impiegato di banca transessuale o il tassista travestito, vivano questa rappresentazione sanremese come una coercizione, come l’ennesima predica che pretende d’insegnarti a vivere secondo le regole astratte del politicamente corretto. E di conseguenza finiscano col cercare rifugio nel modello “Dio, Patria e Famiglia”, aggiornato al più recente “Sono Giorgia, sono una Madre, sono Italiana, sono Cristiana”.
E non manca il rischio del ridicolo, per cui anche gli etero, a San Remo, sembravano tirarsela da gay, un po’ come certe rockstar che a mezzo ufficio stampa si fanno passare per strafatte/autodistruttive, quando invece fanno palestra e vita sana.
Come in quel film con Adam Sandler, Io vi dichiaro marito e marito, dove due vigili si fingono gay per non perdere la pensione.
Come per tanti che nel mondo dello spettacolo hanno un grosso problema: non perdere la visibilità.