Boris Johnson (Foto Ansa)

Editori e big Tech, anche Londra studia come far pagare i contenuti

Condividi

Secondo il Press Gazette, riprende slancio l’idea di un codice di condotta che riequilibri il mercato digitale, limitando lo strapotere di Google e Meta

Ci sono buone possibilità che anche in Uk si arrivi a una legislazione che imponga a Google e Meta di pagare gli editori per i contenuti, sul modello di quanto fatto in Australia.
Secondo quanto racconta il sito Press Gazette, l’interesse del governo su questo ambito si è riacceso, anche per il timore di “restare indietro” rispetto a quanto fatto in altri paesi. Oltre all’Australia, infatti, anche il Canada si sta muovendo su questo fronte, mentre negli Usa il Journalism Competition and Preservation Act sta raccogliendo consenso politico.

Un codice di condotta per le “piattaforme rilevanti”

Sono due gli interventi che il gorverno Uk sta sviluppando per regolare le big tech: l’Online Safety Bill e il Digital Competition Bill. In particolare quest’ultimo dovrebbe contenere, in un quadro di settore più ampio, un codice di condotta che regolamenti i rapporti tra piattaforme tecnologiche “rilevanti” e gli editori.

Non è da escludere che già nel discorso della Regina a maggio possa essere annunciato l’intervento. In questo caso, arriverebbe in discussione in parlamento a cavallo tra questo anno e il prossimo.
Indipendentemente da come e quando verrà realizzato, lo scopo degli interventi sarà comunque quello di migliorare la competizione nel digitale, bilanciando le relazioni tra le big Tech e i consumatori che fanno affidamento su queste ultime, come hanno spiegato del Department for Digital, Culture, Media and Sport.

Dati di traffico e algoritmi

Non è chiaro però se il provvedimento possa riferirsi solo agli editori di notizie, o eventualmente anche ai broadcaster. Tra le ipotesi, intanto, c’è che, come sul modello australiano, ci sia la richiesta di arrivare ad accordi economici per i contenuti, o, in caso contrario dovre affrontare un arbitrato. E ancora, diversi editori, spiega il sito, auspicano che il provvedimento possa chiedere a Google e Meta di rivelare alcuni parametri che regolano i famigerati algoritmi o i dati di traffico, aiutando a determinare quanto richiedere alle piattaforme come pagamento.
Altro auspicio è quello di portare avanti negoziati collettivi.