Vladimir Putin (Foto Ansa)

La crisi Ucraina monopolizza la Rete. Putin, guerra ed energia temi caldi

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Il Covid passa in secondo piano davanti alla crisi in Europa dell’Est. Putin attore principale, con un peso “digitale” maggiore rispetto a Usa e Ue

Per la prima volta in due anni, la crisi Ucraina, e l’escalation russa delle ultime ore, hanno messo in secondo piano il Covid. Lo racconta una ricerca di SocialCom, realizzata analizzando con l’ausilio della piattaforma Blogmeter, le conversazioni sul web tra il 15 e il 23 febbraio. Dalle prime ore del mattino del 24 febbraio, inoltre, si registra un vero e proprio picco delle conversazioni, segno che gli italiani stanno seguendo con apprensione l’evolvere della situazione.

Sentiment negativo in crescita

Più del 75% degli utenti in rete esprime il proprio timore attraverso un sentiment negativo (75,29%), in crescita di quasi dieci punti percentuali nel mese di febbraio. Centrale la figura di Vladimir Putin: il sentiment nei suoi confronti è in prevalenza negativo (77,55%) ed è cresciuto proprio nelle ultime ore.

In numeri, nei 9 giorni considerati, le mentions (original post) riferite al Covid sono state 127,14 mila, mentre quelle riferite all’Ucraina 177,12 mila. L’andamento delle conversazioni ha subito la svolta lunedì 21 febbraio, giorno della conferenza stampa con cui Vladimir Putin ha riconosciuto le repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk.
Stesso trendo per l’engagement. La somma di tutte le interazioni degli utenti sui singoli post riferito al tema Ucraina è stato di 12,72 milioni, quello riferito al Covid 6,98 milioni.

Ricerca-crisi-ucraina

Putin, guerra ed energia

Putin, guerra ed energia sono i tre macro-temi che emergono con maggiore forza nelle conversazioni.
Vladimir Putin, e allo stesso modo la Russia in generale, sono percepiti come gli attori protagonisti. Su UE e Usa, al contrario, non si registra lo stesso trend. Nelle conversazioni prevale il timore di una guerra globale che possa in qualche modo bloccare nuovamente il mondo e la vita delle persone dopo l’emergenza Covid.
Seppur minoritario, esiste un blocco di conversazioni dove prevalgono considerazioni di tipo economico, che legano gli aumenti dell’energia alla rapida evoluzione che sta avendo questa nuova escalation.

I “luoghi” di discussione

La maggior parte delle conversazioni sul tema della crisi ucraina partono da Facebook (67,13%). Blog, News e Twitter producono quasi il 24,74% delle conversazioni totali (circa un quarto). Più di 6,19 milioni di interazioni (sulle 12 totali) sono state prodotte su Youtube.

Interessanti i numeri di TikTok (2,83M), con i più giovani, che si informa attraverso i racconti dei propri influencer di riferimento. Due le tipologie di video prevalenti: da un lato quello un po’ più seri, che spiegare con semplici parole quanto sta accadendo; dall’altro quelli ironici, dove viene sottolineato che una guerra, nel momento in cui il mondo sta pian piano uscendo dall’emergenza Covid, non è proprio ciò che ci voleva

In Parlamento

Sui canali social di Deputati, Senatori, Ministri, leader di partito, sul tema ci sono state 789 pubblicazioni. Solo nelle ultime 48 ore sono state 572 le pubblicazioni. Visto l’andamento dei post, rimarca SocialCom, i politici sono arrivati «in ritardo» sul tema, con un atteggiamento non in completa sintonia con l’umore e le preoccupazioni del Paese.
I partiti e gli esponenti del centrosinistra sono più attivi sul tema ucraino. Il parlamentare più attivo è Luigi Di Maio, il cui attivismo è spiegato proprio dal ruolo (ministro degli Esteri) da lui ricoperto