Freeda si rafforza e guarda alle Americhe

Condividi

Cento persone in più in organico nei prossimi mesi, nuovi arrivi nell’area content. Freeda è un consolidato brand media globale attivo sui social sui temi della diversity & inclusion, della sostenibilità e dell’empowerment femminile. Ma anche una piattaforma di servizi e contenuti digitali e tech per le marche. Conta di chiudere il 2022 a quota 30 milioni di fatturato e in crescita in tripla cifra

Freeda si rafforza e allarga gli orizzonti. Realtà originale e già consolidata del mondo digitale, sia sul versante dei contenuti che su quello della pubblicità, Freeda è un attore ibrido del nuovo scenario della comunicazione, con due anime.

Da un lato c’è il brand media e la community internazionale attiva su Instagram, Facebook, TikTok, YouTube e LinkedIn, impegnata sui temi della diversity & inclusion, sostenibilità, empowerment femminile, ma anche del benessere psicofisico e dell’accettazione di se. E dall’altro, sinergica e comunicante, c’è la piattaforma di marketing che mette a disposizione delle marche gli insight, i pubblici, le competenze tech, la capacità di ‘ingaggiare’ le persone che sono state sviluppate e perfezionate da quando l’azienda è nata.

Andrea Scotti Calderini, ceo e co-founder di Freeda

Fondata nel 2016 da Andrea Scotti Calderini (CEO e Co-Founder) e Gianluigi Casole (Co-Founder), Freeda parla prevalentemente alla Generazione Z e ai Millennials. Calderini riassume così il percorso fatto in questi anni. “Dal 2017 ad oggi Freeda è diventata una community forte di circa 9 milioni di persone. E’ composta quasi al 90% da donne, che sono prevalentemente millennial e gen z (70%). Sulle piattaforme social su cui siamo presenti, in cui abbiamo costruito il nostro brand e il dialogo con la community, raggiungiamo ogni mese circa 100 milioni di persone, distribuite in circa sessanta Paesi nel 2021. Abbiamo una sede in Spagna ed una in Uk, che sono pure un tassello importante del nostro progetto di sviluppo, visto che nei prossimi mesi contiamo di implementare ancora di più la nostra penetrazione in Sudamerica e Nord America”.

Ascoltare, ingaggiare e vendere

Le keywords dell’azienda, sul versante della community come su quella dei servizi digitali per le aziende, sono listen, engage e transact. “La storia di Freeda – dichiara Scotti Calderini – ha come elemento cruciale la qualità del contenuto, ma anche il modello che abbiamo messo a punto”. Si parte dall’ascolto degli utenti e dall’attenzione posta all’evoluzione delle piattaforme. “Poi ci sono i dati, che informano i nostri processi creativi e fidelizzano il rapporto col pubblico. E poi, infine, c’è l’ultimo passaggio. Che, in una fase storica, in cui tanti marchi sono attivi sull’e-commerce, è quello di aiutare le aziende anche a vendere”.

Una case history esemplare, per quello che riguarda il rapporto con le marche, è quella di Goovi, il brand sviluppato insieme ad Artsana e Michelle Hunziker. “Per fare crescere la community di Goovi – spiega Scotti Calderini – abbiamo creato più di mille asset creativi nel 2021. Ma questo impegno vale per tutte le nostre collaborazioni. Recependo i feedback dei consumatori, lavorando sui dati, riusciamo a sviluppare contenuti in linea con il loro sentire, stile, attese”.

Posizionamento editoriale sensibile

Considerato il posizionamento editoriale ‘sensibile’ della community, la triangolazione Freeda, community, marche, va gestita con cura. L’anno scorso sono state sviluppate 300 campagne di branded content. “Cerchiamo di trovare la giusta commistione tra coerenza valoriale e intenzioni dei brand. Oggi per fortuna – continua il ceo e founder – ci troviamo in un mercato in cui sono tantissime le marche che vogliono diventare sempre più rilevanti e parlare a generazioni che rappresentano già più del 50% dei consumi. E sono tutti consapevoli che per farlo devono davvero sposare un certo tipo di principi. Sono rare, così, le volte in cui ci troviamo di fronte a problemi evidenti nel costruire questa necessaria condivisione valoriale”.

Non è attuale, secondo il manager, per una piattaforma globale, che pure si propone ai giovani di tante culture differenti, la possibilità di tendere a una deriva banalizzante, con contenuti fin troppo mainstream. “I dati, l’ascolto profondo della nostra community – continua Scotti – ci servono anche ad evitare questo rischio. Verifichiamo di continuo il sentiment della nostra community rispetto a quello che gli stiamo proponendo. E questo stesso meccanismo lo mettiamo anche al servizio dei clienti che si affidano ai servizi digitali. Cerchiamo di essere sempre a fuoco, rapidi come l’evoluzione socio culturale che stiamo vivendo. Anche in termini ‘formali’. Dodici mesi fa, ad esempio, non usavamo i reel e gli short form; ebbene, quest’anno attraverso questi formati abbiamo generato mezzo miliardo di video views. Ci siamo messi in discussione e siamo stati premiati”.

Due nuovi ingressi creativi, un bouquet di partner da estendere a nuovi settori

Freeda ha grandissime ambizioni per l’anno in corso. “Abbiamo chiuso il 2021 con un organico di 200 persone e contiamo di averne 300 in avvio del prossimo. La società, infatti, punta ad inserire 94 nuove risorse, nel corso del 2022, tra Italia, Spagna e Regno Unito. Al 60%, le posizioni sono aperte in Italia, dove Freeda ricerca profili da coinvolgere nello sviluppo di Freeda Platform, in ambito creatività, marketing e digital. Vogliamo veder crescere il nostro impatto e la nostra reach nelle tre country in cui abbiamo le nostre sedi, ma vogliamo conquistare sempre più terreno anche Sudamerica e Nord America”. Nella squadra di Freeda, in apicali ruoli ‘creativi’, è recente entrata come Head of content Sara Ristori, una regista ed autrice che negli ultimi anni ha lavorato molto con Mtv, Amazon Prime, Sky. Mentre Alessandro Camedda, proveniente da Amazon Advertising Europe, è oggi l’head of brand and creative strategy di Freeda Platform.

Tra i clienti partner della Platform figurano brand del calibro di Jeep, Golden Goose, Repower, Giorgio Armani, Prada, Beiersdorf, 1895 by Lavazza. Mentre per la parte digital media e branded content il numero dei brand attivi e di trecento unità. Scotti Calderini vuole allargare anche il fronte dei settori. “Oggi operiamo soprattutto nei comparti food and beverage, fashion & luxury, beauty, automotive ed energia. Ma abbiamo enormi potenzialità da far valer, ad esempio, anche nel settore Pharma e nelle Tlc”.