Ketanji Brown Jackson

Ketanji Brown Jackson prima donna afroamericana alla Corte Suprema

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Prima donna afroamericana, e terzo giudice afroamericano, arrivata alla Corte Suprema, Ketanji Brown Jackson è stata in passato un avvocato d’ufficio, ed in questa veste ha difeso criminali comuni e persino detenuti di Guantanamo. E’ questo l’elemento inusuale che risalta nel curriculum della 51enne giurista che oggi Joe Biden nomina alla Corte Suprema, che ha tutte le credenziali giuste per diventare uno dei nove sommi giudici americani: laurea ad Harvard, pratica proprio nell’ufficio del giudice Stephen Breyer, che andrà a sostituire, studio legale prestigioso e poi la nomina a giudice federale e poi alla Corte d’appello di D.C, considerata una sorta di anticamera della Corte Suprema. E’ quanto scrive Adnkronos.

La sua nomina, e la conferma che la Casa Bianca spera possa avvenire senza problemi dal momento che lo scorso anno Jackson ha già passato il vaglio di questo Senato diviso tra repubblicani e democratici, non cambierà gli equilibri della Corte, nettamente in favore dei conservatori. Dopo che Donald Trump è riuscito a nominare ben tre giudici nel suo mandato – Neil Gorsuch, Brett Kavanaug e Amy Coney Barrett – i giudici di orientamento conservatore sono sei, contro i tre liberal.

Ma la sua nomina avrà una valenza storica, dal momento che si tratta della prima di una donna afroamericana, che porterà, anche questo per la prima volta, quasi alla parità tra uomini, 5, e donne, 4, all’interno della Corte dove nel 2009 era seduta una sola donna. Nello stesso tempo, con la sua nomina, un terzo dei giudici, oltre a lei l’afroamericano Clarence Thomas e l’ispanica Sonia Sotomayor, sono rappresentanti di minoranze.

Nata a Washington nel 1970 e cresciuta a Miami in una famiglia di insegnanti della scuola pubblica, Jackson ama definirsi “una figlia degli anni settanta”, che ha potuto sfruttare le opportunità e le eguaglianze ottenute dalla generazione dei genitori che vollero per la figlia un nome africano – scelto dalla zia che faceva la volontaria nei Peace Corps -Ketanji, che significa “amata”.

“I miei genitori mi hanno insegnato che, a differenze delle impenetrabili barriere che loro avevano dovuto fronteggiare, il mio cammino era più libero”, ha detto la giurista che si è laureata ad Harvard, dove ha fatto anche la Law School e dove ha incontrato il suo futuro marito, il chirurgo Patrick Jackson. E che, sottolinea oggi il Washington Post, ha trovato un modo di far procedere le istanze diverso dall’attivismo della generazione dei suoi genitori.

A creare dei problemi alla giudice durante le audizioni di conferma al Senato potrebbero essere alcune delle sentenze da lei emesse negli otto anni in cui è stata giudice distrettuale, in particolare quelle che hanno avuto a che fare con l’amministrazione Trump. In una di queste, rifiutando il privilegio esecutivo per il consigliere legale dell’allora presidente, scrisse “i presidenti non sono re”.