Volodymyr Zelens'kyj

Ucraina. Novoye Vremya: nostri cronisti col kalashnikov, si combatterà strada per strada

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“Ovviamente nessuna persona normale scatenerebbe una guerra nucleare. Ma il problema con Putin è che non è una persona normale. Ha oltrepassato molte linee rosse e fatto cose che non avremmo mai pensato potessero accadere, come annettere la Crimea. E ora ha lanciato una folle offensiva su larga scala contro di noi”. Vitaliy Sych dirige il settimanale ucraino Novoye Vremya (Tempi Nuovi), che ha anche un sito e una radio. In un’intervista all’Adnkronos parla della possibile minaccia di un conflitto nucleare, della guerra a Kiev, di come le forze ucraine abbiano bisogno della Nato “altrimenti non resisteranno a lungo”. Ma prima di tutto descrive come è riuscito a portare la sua famiglia in salvo e dei rischi che correrebbe in prima persona in caso di ‘regime change’ in Ucraina.

“Per noi era pericoloso restare a Kiev. Abbiamo sentito numerosi rapporti da americani e britannici secondo cui i russi hanno compilato un elenco di chi ritengono sarebbe leale a un eventuale nuovo regime e un altro con le persone che sarebbero ostili e nei confronti delle quali si ricorrerebbe allo sterminio fisico. Tra loro ci sono giornalisti, attivisti, politici e così via. E ovviamente anche io sarei sulla lista perché siamo stati piuttosto critici nei confronti del signor Putin: basta guardare l’ultima copertina della nostra rivista”, spiega Sych, precisando di aver portato moglie e figli fino al confine slovacco “dopo tre o quattro giorni passati senza dormire e quasi senza cibo”.

“Ora loro sono al sicuro in Slovacchia mentre gli uomini tra i 18 ed i 60 anni non possono lasciare il Paese. C’è la mobilitazione e sono tornato al lavoro”, prosegue il direttore di Novoye Vremya, secondo cui dopo sette giorni di guerra e “circa 300 missili” le forze russe non hanno conquistato “nemmeno uno” dei 25 oblast (regioni) del Paese.

I russi “hanno provato a entrare a Kiev, ma non ha funzionato, anzi hanno subìto pesanti perdite intorno alla città. Così hanno iniziato a bombardare le aree residenziali”, sottolinea Sych, ricordando anche la vicenda del battaglione ceceno che, secondo le autorità ucraine, avrebbe ricevuto l’incarico di “uccidere” il presidente Zelensky e che invece è stato “distrutto al cento per cento”. E anche se, ammette, l’esercito ucraino “sta gonfiando un po’ le cifre” delle perdite russe, queste sono “molto, molto pesanti”.

Volodymyr Zelens'kyj
Volodymyr Zelens’kyj

Il direttore non nasconde la differenza di forze sul terreno, evidenziando come l’esercito russo sia “molto più grande e avanza da tre lati”, mentre per l’Ucraina è necessario “ricevere supporto come munizioni e lanciagranate e tutto ciò che può essere utile in questo momento”. In particolare, secondo Sych, sarebbe fondamentale che Kiev riceva gli oltre 70 jet da combattimento donati all’Ucraina da Bulgaria, Romania e Polonia “perché i russi hanno il dominio totale nei cieli e ciò consente loro sostanzialmente di bombardare l’esercito ucraino e le città. Senza il coinvolgimento diretto della Nato o aiuti sostanziali all’esercito sarà difficile durare a lungo”.

Il giornalista conferma quindi che i russi non si aspettavano di incontrare una resistenza così forte. E la colonna di mezzi russi lunga 60 km fotografata dal satellite alle porte di Kiev, afferma, serve a costruire “la catena di approvvigionamento” per rifornire di cibo e carburante le loro forze. “D’altra parte, anche gli ucraini sono preoccupati. Le riserve sono scarse, quindi hanno bisogno di aiuto”, ma “in 20mila tra cui anche i miei giornalisti” hanno scelto di imbracciare il kalashnikov e di entrare nelle forze di difesa territoriali: “se i russi proveranno ad entrare a Kiev si combatterà strada per strada”.

A proposito delle sanzioni, Sych crede che il loro obiettivo sia colpire le persone che “possono influenzare le decisioni” di Putin “il pazzo” affinché lo convincano a fare “un passo indietro”. “Credo che (il leader russo, ndr) non si aspettasse che fossero così dure”, aggiunge il direttore secondo cui l’Occidente e gli ucraini auspicano che le sanzioni convincano le elite russe, dagli oligarchi ai servizi di sicurezza, che “il Paese non ha futuro con Putin e inizino a fare pressione su di lui o addirittura che lo rimuovano dal potere. Altrimenti la Russia finirà peggio dell’Unione Sovietica, sarà completamente isolata e in povertà. Prima lo capiranno e inizieranno ad agire, meglio sarà per tutti. E poi ha comunque 70 anni, tra 10 anni morirà e quel giorno festeggeremo tutti”.

Il direttore del settimanale ritiene che per l’Europa sia fondamentale mettere fine a questa guerra perché gli effetti sul continente saranno “devastanti – conclude – Ci saranno milioni di rifugiati. Dovranno aumentare le spese per la difesa e ci saranno molti altri problemi e minacce in Europa”.