Tim. I toni forti dell’ad Labriola. Che punta alla ristrutturazione del busines

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L’ad di Tim Pietro Labriola vuole rivoltare la società come un calzino. Ne ha l’energia, visto anche il vistoso tatuaggio da rocker sul braccio, ma soprattutto le competenze avendo ricoperto vari ruoli nel gruppo Tim anche come responsabile del mercato fisso e mobile. Poi è stato ad di Tim Brasil “una società -ha detto ieri in conferenza stampa- che oggi vale 6 miliardi di dollari, come tutta Tim”. Il brusco calo in Borsa ha infatti portato Tim a nuovi minimi di capitalizzazione. Il mercato non ha gradito il piano giudicato eccessivamente prudente e ancora molto nebuloso dato che sarà svelato solo a giugno in occasione dei conti semestrali.

La separazione tra rete e servizi (NetCo e ServCo) è sul tavolo ma ancora non è chiaro se la nuova società della rete composta da FiberCop (la società della rete in rame che vede una

partecipazione del fondo Kkr al 37,5%) insieme alla rete primaria in fibra e a Sparkle, confluirà nel progetto ‘rete unica’ con Open Fiber o se Tim per la sua NetCo cercherà un socio di natura finanziaria. Che potrebbe essere la stessa Kkr che aveva avanzato una proposta di acquisto per tutta Telecom a 0,505 euro per azione con un esborso totale pari a circa 33 miliardi (tra debito e asset), che non è ancora stata ufficialmente rifiutata, ma che pare arenata. Insomma troppa incertezza per i mercati finanziari che hanno portato il titolo sotto la soglia dei 30 centesimi per azione.

Labriola ha comunque già specificato che Open Fiber, detenuta da Cdp al 60% e dal fondo Macquaire al 40%, sarebbe il partner migliore ed è dunque molto probabile che, con la sponsorizzazione del governo, l’operazione vada finalmente in porto anche se i tempi saranno lunghi. Secondo le immancabili speculazioni, la rete unica più che una opportunità strategica sarebbe un salvataggio d’emergenza della società oberata dai debiti,circa 22 miliardi, e mal gestita da anni.

Infatti l’ad, oltre ai numeri e alla maxi svalutazione per ripulire il bilancio che ha portato i conti 2021 in rosso di 8,7miliardi, pensa anche a una ristrutturazione del business e lo fa con toni forti. Per l’ad infatti anche il più bel negozio Tim sul territorio che sarebbe quello, ha detto, in piazza Gae Aulendi a Milano non invita i potenziali clienti all’acquisto. “Ci sono colori sbagliati – ha spiegato- e una esposizione di prodotti utili, come un modem Linkem a 110 euro che permette di risparmiare energia, ma che vanno spiegati se no nessuno li compra”.

Per l’ad è inutile fare concorrenza a Iliad sui prezzi perché la struttura dei costi di Tim e degli altri operatori infrastrutturati non lo permette. “Bisogna puntare sui servizi al cliente – ha aggiunto- per far si che ci siano persone disposte a pagare qualcosa in più. Se no è inutile comperare i diritti sulle partite di calcio della Serie A. Insomma un duro attacco all’ex-ad Luigi Gubitosi. Ma non è tutto. “Il piano che abbiamo presentato con le indicazioni di crescita del business – ha detto- è sicuramente molto prudente. Ma è inutile fare come negli anni scorsi quando sono stati presentati piani con incrementi e prospettive che poi non sono mai stati realizzati”. E per finire ha anche chiarito che, al fine di evitare il proliferare di rumors e speculazioni su Tim, terrà incontri periodici con i giornalisti. Che per la verità tanti non sono: una specie di bar sport delle tlc.