Anche Rai sospende i servizi giornalistici dalla Russia. Formigli (La7): sbagliato andarsene

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“In seguito all’approvazione della normativa che prevede forti pene detentive per la pubblicazione di notizie ritenute false dalle autorità, a partire da oggi la Rai sospende i servizi giornalistici dei propri inviati e corrispondenti dalla Federazione Russa”.

Lo comunica in una nota Viale Mazzini, sottolineando che “la misura si rende necessaria al fine di tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell’informazione relativa al Paese. Le notizie su quanto accade nella Federazione Russa verranno per il momento fornite sulla base di una pluralità di fonti da giornalisti dell’Azienda in servizio in Paesi vicini e nelle redazioni centrali in Italia”.

La posizione Rai si allinea a quelle di gran parte delle emittenti e testate europee presenti in Russia.

Formigli

Formigli: non rinunciare a giornalisti a Mosca, spina nel fianco del regime russo’

“Lasciare in questo momento Mosca significa rinunciare anche a quel poco di informazione che possiamo fare da lì. Quindi anche se le leggi che sta varando Putin contro i giornalisti sono allucinanti e degne di un dittatore della peggiore specie, penso che non bisogna rinunciare perché chi abbandona il campo, alla fine sbaglia sempre. Meglio rimanere lì ed essere una spina nel fianco del regime russo raccontandolo per quanto è possibile”. Il giornalista Corrado Formigli, che conduce su La7 il programma di approfondimento ‘Piazzapulita’, spiega all’Adnkronos il proprio punto di vista sulla decisione di ritirare o meno i giornalisti italiani attualmente in Russia per raccontare quanto sta accadendo, dopo l’approvazione della normativa che prevede forti pene detentive per la pubblicazione di notizie ritenute false dalle autorità russe.

Feltri: Li farei rimpatriare anch’io’

“Se ci sono dei pericoli, che io da qui naturalmente non posso valutare, la decisione di ritirare i propri giornalisti per tutelarli va presa. Loro sono sul posto e di certo possono soppesarli. Se io avessi dei giornalisti in Ucraina o in Russia li farei rimpatriare”. Così all’AdnKronos Vittorio Feltri, commentando la decisione della Bbc e Rai di ritirare i giornalisti dalla Russia, così come Bloomberg e Cnn di sospendere per il momento la loro copertura giornalistica, mentre il Washington Post ha deciso di rimuovere dalle corrispondenze dei suoi giornalisti in Russia i nomi degli autori, il luogo e la data per assicurare la sicurezza del suo personale.

“Fra l’altro – aggiunge Feltri -, lì ora rischiano anche il carcere e questo peggiora le cose, in un contesto di caos creato da una guerra che non si capisce bene a cosa sia finalizzata. Non si capisce niente e diventa difficile orientarsi. Fra l’altro ho notato che i giornalisti televisivi sono quasi tutte donne, e anche brave, ma lì non ci si capisce niente. Forse queste ragazze sono anche meno abituate rispetto a noi maschietti che poi il mondo lo abbiamo girato e ne abbiamo viste di tutti i colori. Ci spaventiamo di meno, però queste donne sono brave”.

“Non so se gli inviati di un tempo in teatri rischiosi avrebbero avuto più coraggio – chiosa Feltri -, è che un tempo le guerre si svolgevano di più sul terreno, adesso ci sono i missili, i cannoneggiamenti, diventa un casino anche seguire le vicende belliche. Io da molti anni non vado più nelle zone di guerra per cui non so come mi comporterei io oggi”.