“I combustibili fossili ci costringono a finanziare dittature come la Russia. Ora basta”. Fridays For Future torna in piazza

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“Se avessimo già fatto una seria transizione energetica, la situazione ora sarebbe molto diversa. Non possiamo permetterci di non agire di fronte a questa catastrofe”. Con la primavera, tornano in piazza più arrabbiati e determinati di prima le ragazze e i ragazzi del movimento Fridays For Future Italia. L’appuntamento con lo sciopero globale del clima, l’ennesimo, è previsto per il 25 marzo, a Roma e in diverse città italiane. “Sentiamo la necessità di tornare in piazza perché continuiamo a vedere l’incapacità dei governi di stare al passo con i cambiamenti sempre più importanti e urgenti che la situazione climatica attuale richiede. Perché ad oggi la nostra società resta basata sui combustibili fossili, dai quali siamo drammaticamente dipendenti e che da anni ci costringono a finanziare dittature come la Russia, da cui acquistiamo il gas, e governi che negano i diritti fondamentali ai propri cittadini”, spiegano in un’intervista a Primaonline.

Dal conflitto Russia-Ucraina ai fondi del PNRR, fino alla COP26 di Glasgow. Il Movimento ne ha per tutti. Con proposte, idee, riflessioni. A partire dai risarcimenti climatici: “Dobbiamo capire che quando parliamo di crisi climatica non stiamo tutti sulla stessa barca: il Nord del mondo ha inquinato storicamente molto più degli altri Paesi, (basti pensare che le emissioni storiche della Germania sono le stesse di Africa e Sud America messe insieme), eppure queste ultime due regioni sono molto più colpite dagli eventi climatici e hanno molti meno mezzi economici per adattarsi e limitarne i danni”, spiega Alessandro Marconi di Fridays For Future Roma. I risarcimenti climatici, quindi, sono gli sforzi economici e politici che i Paesi che storicamente hanno inquinato di più “devono compiere per compensare tutti i decenni in cui si sono arricchiti emettendo CO2, a discapito dei Paesi a basso reddito”.

Come stanno vivendo la guerra in Ucraina, nel cuore dell’Europa, e quali sono le sensazioni in un momento così drammatico? “In un mondo attraversato da catastrofi climatiche, in cui più di 3 miliardi di persone vivono in zone potenzialmente ad alto rischio climatico, una guerra dovrebbe essere proprio l’ultima cosa da fare – risponde Sara Sessa, di FFF Roma –. “Ma la crisi climatica si riflette nelle crescenti tensioni che attraversano gli stati. Ricordiamo che la Russia non si è seduta ai tavoli della COP26 a Glasgow e non ha mai visto di buon occhio la transizione energetica europea, per paura di perdere il monopolio favorito dai giacimenti di gas. Ed ecco che la guerra in Ucraina, terra di passaggio per parte dei gasdotti russi diretti in Europa, sembra un braccio di ferro tra potenze per stabilire chi detterà i piani energetici dei prossimi anni”.

I ragazzi sentono il bisogno di influenzare il dibattito pubblico rispetto alla guerra “con una visione ecologista, senza riferimenti puramente economici. Veniamo da decenni in cui la politica energetica italiana è stata dettata dalle compagnie dei combustibili fossili, per cui lo scenario attuale sembrava quasi inevitabile o per lo meno prevedibile”, aggiunge Emanuele Genovese, di FFF Roma. “Oggi le forniture russe rispondono al 40% della richiesta energetica italiana, anche grazie agli accordi siglati negli anni dalle rispettive compagnie energetiche, come quello del 2006 tra Eni e Gazprom, che avrebbe garantito all’Italia gas russo fino al 2035, sotto la promessa della sicurezza energetica e la pace in Europa”. E se il gas italiano non basterà (“questo è chiaro”), l’alternativa non deve essere fossile, ma tante rinnovabili, unito all’efficientamento per tagliare gli sprechi: un mix che, secondo il Movimento, ci consentirebbe già entro l’inverno di sopperire alla metà della quota russa.

Per il Movimento l’autunno del 2021 ha rappresentato un momento di rinascita: “Sentivamo la voglia di essere presenti per le strade e guardarci, scambiarci la rabbia e l’energia e parlare con le persone”. La pandemia ha costretto a lungo a una forma di attivismo più mediatico “che non ci appartiene totalmente – continuano –. La nostra forza è nei legami che abbiamo stretto con le realtà locali e che è difficile mantenere a distanza”. Dalla Pre-COP a Milano, al G20 in Italia, fino alla COP26 a Glasgow: FFF è stato presente, raccogliendo una “partecipazione inaspettata”.

Il giudizio sulla COP di Glasgow è severo. L’appuntamento è stato sfruttato male, tanto da esser considerata una delle peggiori COP di sempre, rispondono i ragazzi. “In generale, l’Europa non ha mai brillato per proposte e così l’Occidente. Il presidente della COP Alok Sharma ha finito la conferenza in lacrime (di coccodrillo) consapevole di aver fallito”. Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano, per FFF, ha un problema strutturale molto serio: “Sarà rigettato o non recepito dai territori. Ancora una volta non solo le associazioni, ma in generale la cittadinanza non è stata consultata”. Il forte carico sui comuni come soggetti attuatori, inoltre, proietta uno scenario in cui questi fondi saranno mal spesi o non spesi proprio, continuano. L’unico momento in cui il Movimento è stato ascoltato è stata l’audizione  alla commissione Ambiente, un anno fa, “che non sortì alcun effetto”. “Abbiamo avuto diverse occasioni di confronto con il Ministro Roberto Cingolani, che anche per deformazione professionale ha la tendenza a dare più peso alle parole di un’azienda piuttosto che di un’attivista – concludono –.  Spesso il Ministro usa la giustizia sociale come pretesto per non agire: ma la riconversione ecologica, le misure senza precedenti necessarie, non sono mai cominciate, e i danni si moltiplicano”.

Il nuovo anno è iniziato con lo sciopero dell’8 marzo, prosegue con lo sciopero globale del clima e con la mobilitazione nazionale a Firenze alla fabbrica GKn (ora QF Spa ndr), dove lo scorso luglio 422 lavoratori furono licenziati via mail senza preavviso dal fondo finanziario Melrose. “Ci aspettiamo grandi cose dal 2022. Abbiamo dedicato molta cura alle relazioni con le realtà lavorative in lotta. C’è aria di grandi cambiamenti, che vogliamo prendano la strada giusta”.