Oscurate le tv locali a Milano e Lombardia. Rimediare non è facile

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In molti in Lombardia si sono trovati, dopo la scadenza dell’8 marzo, con i canali da 10 a 19 completamente neri, praticamente tutte le TV locali. La colpa non è del passaggio a MPEG4 ma del riassetto delle frequenze e dell’attivazione dei MUX delle locali fatta nella stessa data. E per risolvere non resta che chiamare un antennista.

A Milano sono in molti che, dopo i movimenti di frequenze di questi giorni, non vedono più le emittenti locali. Insomma, niente più Telelombardia, Antenna 3, Telenova. E così via: nessun canale dal 10 al 19. Attenzione: non si tratta di un problema correlato al cambio di codifica da MPEG2 a MPEG4 ma legato al cambio delle frequenze, processo in atto già da mesi e incidentalmente concomitante per Milano con la scadenza dell’8 marzo. E questo non fa che alimentare la confusione. Tantissimi gli utenti, infatti, che si stanno lamentando e che non sono riusciti a risolvere con la semplice risintonizzazione.

C’è da chiedersi quali saranno i riflessi anche sui dati di ascolto delle emittenti locali ‘oscurate’, alcune delle quali sono seguitissime con momenti di audience da tv nazionale.


E il problema, spiega Dday, non riguarda solo Milano ma praticamente buona parte della Lombardia e il Piemonte orientale.

Una dei passaggi più delicati (e meno pubblicizzati) dello switch-off televisivo in atto è l’impiego, nel nuovo piano di assegnazione, di frequenze non erano precedentemente utilizzate. Su DDAY.it abbiamo messo in guardia più volte sulla possibile necessità di dover chiamare l’antennista per tornare a vedere le emittenti spostate sulle “nuove” frequenze: infatti molti impianti d’antenna centralizzati sono “canalizzati”, ovverosia lasciano passare solo alcune frequenze (quelle impiegate) mentre filtrano le altre, così da minimizzare i disturbi.

Questa configurazione, particolarmente usata nelle grandi città e nel Nord Italia, richiede però, con il cambio delle frequenze utilizzate, la riconfigurazione dei filtri presenti nella centrale d’antenna. Nelle centrali tradizionali, si tratta proprio di filtri passa banda “fisici” da sostituire; in quelle digitali, più moderne, basta rifare la configurazione del filtro digitale. Ma in ogni caso un intervento dell’antennista è richiesto.

Se i canali 22 e 34 sono filtrati, addio locali


È proprio quello che è successo nelle ultime 48 ore a Milano (ma più in generale in Lombardia), dove tutte le TV locali principali si sono radunate, come previsto dal Piano di Assegnazione delle Frequenze, sui canali (inteso come frequenza) 22 e 34. Entrambi i canali prima di questo riassetto delle frequenze non erano utilizzati nella zona di Milano; ora sono diffusi per tutte le locali rispettivamente da Rai Way, il 34, e da EI Towers, il 22.

La composizione dei due MUX e le emittenti coinvolte QUI

L’effetto è stato che una parte rilevante della città (e dell’intera area metropolitana di Milano) è rimasta senza tutte le emittenti alle posizioni dal 10 al 19, per intenderci, semplicemente perché le frequenze interessate vengono “cancellate” dall’impianto di antenna centralizzato configurato per filtrarle onde evitare di amplificare dei disturbi. Ovviamente non vale per tutti gli impianti (i più piccoli hanno dei larga banda che non interpongono filtri particolari) ma, secondo una stima che ci è stata fatta da uno dei più preparati grossisti della zona, almeno il 60% degli impianti di antenna dell’area metropolitana di Milano sono coinvolti nel problema e, trattandosi di impianti generalmente grandi, che servono molte unità abitative, siamo parlando probabilmente di ben più del 60% della popolazione.

Ma c’è anche il problema del puntamento delle antenne
Ma c’è di più: l’area di Milano normalmente veniva illuminata, per quello che riguarda la banda che contiene il canale 34, dall’impianto di Monte Penice; ora invece, per il bilanciamento complessivo del sistema, si è deciso di ridurre molto la potenza di tasmissione dal Penice (orientando l’emissione verso il Piemonte orientale) e di trasmettere in maniera più decisa da Valcava. Al di là delle specifiche località, questo potrebbe voler dire che non solo la centrale, ma anche l’antenna vera e propria sul tetto di case e condomini potrebbe richiedere un intervento di messa a punto. Insomma, il succo è che entrambi i problemi, combinati o no, richiedono l’intervento di un antennista. E quindi, per sistemare le cose dappertutto potrebbero volerci mesi, visto che gli antennisti sono quelli che sono e gli impianti “zoppi” tantissimi.

Telelombardia: “Abbiamo allertato per tempo gli amministratori, ma i condòmini si muovono solo quando il disagio si manifesta”


In poche parole le emittenti locali, che vivono evidentemente di pubblicità, sono in questo momento letteralmente scomparse da centinaia di migliaia, se non milioni, di schermi. Un danno non banale che però non ha soluzioni facili. “Noi abbiamo lavorato per tempo con l’associazione degli amministratori di condominio – ha spiegato a Dday Riccardo Colella, direttore tecnico di Telelombardia e Antenna 3 – per scongiurare che gli interventi necessari sulle centrali di antenna, spesso molto semplici, fossero destinati a delibere assembleari avanti nel tempo; e tutti hanno recepito che si tratta di normale manutenzione. Il problema, però, è che poi i condòmini danno l’assenso all’intervento solo quando si manifesta il problema, cioè da ieri”. Stanno quindi fioccando le richieste di intervento agli antennisti lombardi, i quali ovviamente non possono intervenire nello stesso momento su tutti gli impianti.

La soluzione del tema del filtraggio è, per i condomini che hanno centrali più moderne, digitali e programmabili, molto semplice: basta collegare il PC alla centrale e riconfigurare i filtri per lasciar passare i canali 22 e 34. In altri casi, con le centrali più vecchie, tocca invece fare delle modifiche hardware alla batteria di filtri, niente di trascendentale ma servono i componenti giusti. Nei casi più disperati, dove la centrale è così vecchia da meritare un riaggiornamento, l’intervento è più radicale e può richiedere la sostituzione con una centrale digitale. E poi c’è da valutare se serve anche un intervento sulle antenne e il loro puntamento.

Il caro prezzo dello switch-off per le emittenti locali


Insomma, ogni impianto merita un valutazione a sé e comunque è bene affrettarsi a prenotare lo “slot” di un antennista, visto che questa sarà nelle prossime settimane la risorsa carente.

Resta a nostro modesto avviso discutibile la scelta di assegnare alle locali delle frequenze non esercitate prima del riassetto soprattutto in una zona come la Lombardia in cui gli impianti di antenna filtrati sono all’ordine del giorno: le locali potrebbero non avere la “forza” per spingere tutti a chiamare un antennista e il rischio che il vero prezzo dello switch-off lo paghino le piccole emittenti è ancor più concreto. Un’altra faccia sporca di questo dado riuscito male chiamato switch-off.