Rai Way, si muove la Vigilanza. Convocati Fuortes, Franco e Giorgetti

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Dal 15 marzo si apre un ciclo di audizioni su Rai Way. Convocati anche i vertici della società delle torri

Commissione di Vigilanza in allarme per il decreto che autorizza Rai a ridurre la propria partecipazione in Rai Way sotto il 51%. Il presidente della bicamerale, Alberto Barachini, ha deciso di convocare l’ad Rai Carlo Fuortes, il ministro dello Sviluppo economico Giacarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco e i vertici di Rai Way.

Audizioni dal 15 marzo

“Poiché si tratta di una questione della massima rilevanza per il servizio pubblico radiotelevisivo”, ha scritto Barachini in una lettera a Fuortes, “inteso sia come azienda sia come rete, l’ufficio di presidenza della Commissione che ho l’onore di presiedere ha convenuto all’unanimità, di chiedere una sua audizione in materia”.

Il ciclo di audizioni inizierà da martedì 15 marzo alle ore 20. Vista la situazione internazionale particolarmente drammatica, con ricadute sull’economia del Paese, nel caso in cui i due ministri non potessero intervenire di persona, la Vigilanza ha chiesto di inviare un testo scritto.

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Le motivazioni

L’obiettivo è quello di conoscere “le motivazioni sottese al decreto, le prospettive di effettiva cessione di una quota del capitale di Rai Way, la destinazione delle eventuali risorse derivanti dalla cessione e della gestione della rete a seguito dell’alienazione”.
Dalla Vigilanza anche la richiesta di capire l’inquadramento dell’operazione all’interno “del prossimo Piano industriale sul quale la Commissione le rinnova l’interesse a conoscere le linee strategiche”.

“La Commissione, inoltre, ha sottolineato l’esigenza di essere costantemente e tempestivamente aggiornata su tutti i possibili sviluppi della predetta iniziativa che investe un’infrastruttura di così elevata valenza strategica”.

Cosa prevede il dpcm

Attualmente Rai detiene il 65% di Ray Way. Il nuovo dpcm consente a Viale Mazzini di vendere le proprie quote fino al limite del 30% del capitale, scendendo sotto la soglia del 51% fissata da una norma del 2014, del governo Renzi.
Nelle premesse del documento si precisa che la Rai può, attraverso operazioni a contenuto industriale, rafforzare i propri piani di sviluppo e di sostenibilità, contribuendo allo sviluppo economico e sociale e al contrasto al cambiamento climatico, e che può favorire il processo di crescita di Rai Way attraverso la riduzione della propria partecipazione al capitale, mantenendo il controllo di un’infrastruttura strategica per il Paese e rafforzando la propria posizione finanziaria.
La cessione, che dovrà prevedere la definizione di appropriati accordi di gestione e governance, può essere realizzata anche nell’ambito di un’operazione di fusione, attraverso il ricorso a un’offerta pubblica di vendita o una trattativa privata.

L’ipotesi fusione con Ei Towers

L’ipotesi fusione richiama Ei Towers, altra grande azienda che detiene le infrastrutture di trasmissione in Italia, posseduta al 60% dal gruppo F2i, guidato da Renato Ravanelli, e al 40% da MediaForEurope, nuovo nome di Mediaset.
Un tentativo di unire le forze era già stato fatto sette anni fa quando Mediaset, che allora possedeva la maggioranza delle azioni della società, tentò di lanciare un’opa su Rai Way. Progetto che incontrò l’opposizione del governo Renzi.