Emiciclo Parlamento europeo a Strasburgo (Foto Ansa)

Disinformazione e interferenze straniere. L’Ue studia come bloccarle

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Russia e Cina paesi “malintenzionati”; attenzione ai finanziamenti stranieri per i partiti. Ecco le proposte di Strasburgo per bloccare la disinformazione

La situazione in Ucraina e il ruolo della propaganda russa nella guerra in atto ha reso sempre più evidente, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la necessità di adottare delle misure per combattere la disinformazione.
Nei giorni scorsi, l’Ue per la prima volta ha messo al bando le emittenti filo Cremlino, come RT e Sputnik, bloccandone le trasmissioni su tv, web e satellite. Ma il problema va oltre, e non riguarda solo il caso russo, come in passato hanno dimostrato le ingerenze a mezzo social durante diversi appuntamenti elettorali.

Cina e Russia paesi “malintenzionati”

In questo contesto, il Parlamento Ue ha avanzato delle proposte per limitare tali rischi. Con 552 voti favorevoli, 81 contrari e 60 astensioni è stata approvata un’indagine realizzata proprio dalla commissione speciale sulle ingerenze straniere e la disinformazione (Inge).
Tra i paesi più pericolosi vengono citati Cina e Russia, etichettati come “autoritari e malintenzionati”, pronti a ricorrerE “alla manipolazione delle informazioni per interferire nei processi democratici dell’UE”. Le azioni con cui si possono manifestare queste ingerenze sono attacchi informatici, il reclutamento di ex esponenti politici di alto livello, e il tentativo di polarizzare l’opinione pubblica.

Cittadini inconsapevoli

Spesso si registra una certa mancanza di consapevolezza di queste ingerenze tra i cittadini, situazione ulteriormente aggravata da lacune legislative e poco coordinamento tra i paesi membri.
Da qui la necessità di adottare azioni di contrasto specifiche, con sanzioni mirate e sensibilizzando l’opinione pubblica.

Aiuti all’informazione, controllo sui fondi alla politica, cybersicurezza

Tra le misure proposte si spazia dal destinare finanziamenti pubblici a mezzi di informazione “ampiamente distribuiti e pluralistici”, giornalisti, fact checkers e ricercatori indipendenti, al promuovere la collaborazione con istituti di lobby cinesi, passando per l’eventuale revoca delle licenze alle organizzazioni che diffondono propaganda di Stato straniera. Guardando alla rete, ai social si chiede di non promuovere account falsi anche in lingue diverse dall’inglese, mentre ai paesi è richiesto di migliorare con urgenza la cybersicurezza e redigere un elenco di software di sorveglianza illeciti, come Pegasus.

Sotto la lente anche le relazioni “estremamente inopportune” tra alcuni partiti politici europei e la Russia, per le quali si suggerisce la richiesta di chiarimenti. Il parlamento Ue propone il divieto di finanziamenti stranieri ai partiti politici europei e nazionali e di rendere più difficile agli attori stranieri reclutare ex politici di alto livello a fine mandato.