La bambina con fucile e leccalecca diventata icona della guerra. “Non strumentalizziamo i minori”

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Dopo la donna incinta di Mariupol, la cui foto è diventata un simbolo dei bombardamenti su un ospedale pediatrico di – donna e neonato di cui purtroppo ieri la giornalista Asya Dolina di VoA su Facebook ha riportato il decesso (leggi qui sotto) – spunta un’altra immagine iconica del conflitto in Ucraina: stavolta la protagonista dello scatto che è già diventato virale è una bambina di 9 anni, con un fucile a doppia canna tra le mani e un lecca-lecca tra le labbra, seduta sul davanzale della finestra di un edificio squassato dal fuoco russo.

L’autore è il padre della piccola, Oleksii Kyrychenko , che ha postato l’immagine su Facebook e spiegato: “L’ho scattata per richiamare l’attenzione sull’aggressione russa in Ucraina. Si tratta del mio fucile. Gliel’ho dato solo per fare la foto ed era scarico”.

L’immagine sta facendo il giro del mondo ed è stata ripostata su Twitter anche’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk , che ha scritto: “Per favore non ditele che sanzioni più pesanti dall’eccessiva costose per l’Europa”. 

Bartoli (CNOG). Il Giornalismo è un’altra cosa, lasciamo ai social la strumentalizzazione dei minori.

“La pubblicazione della foto della bambina ucraina che imbraccia il fucile mentre succhia un lecca lecca è stata utilizzata in maniera massiccia dai media italiani. Questa scelta, prima ancora di violare la Carta di Treviso sulla protezione dei minori, pone serissimi problemi etici ai direttori che hanno deciso di utilizzarla senza valutare gli effetti della pubblicazione di una foto del genere.

Se i social media diventano la fonte acriticamente utilizzata per attingere non notizie ma foto costruite, il giornalismo rischia seriamente di smarrire la propria funzione. Occorre chiedersi se abbia senso una scelta del genere in un contesto nel quale morte, dolore e sofferenza travolgono la vita di centinaia di migliaia di persone.

La guerra è una tragedia che il giornalismo ha il dovere di raccontare nella sua crudezza. Ma che senso ha raccogliere dai social, che sono fonte in quantità industriale di fake news e disinformazione, immagini costruite come in un set fotografico? Oltretutto senza pensare alle conseguenze che la divulgazione di immagini che coinvolgono i minori possono ingenerare. Il giornalismo deve fare un’attenta riflessione sul tema e lasciare fake news e strumentalizzazione dei minori ai social. L’informazione è un’altra cosa.”

Lo ha affermato il presidente del CNOG Carlo Bartoli intervenendo a Bari al premio giornalistico Michele Campione.

Ukrainian emergency employees and volunteers carry an injured pregnant woman from the damaged by shelling maternity hospital in Mariupol, Ukraine, Wednesday, March 9, 2022. A Russian attack has severely damaged a maternity hospital in the besieged port city of Mariupol, Ukrainian officials say. (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

Morta donna incinta della foto che da Mariupol ha fatto il giro del mondo

E’ morta la donna incinta ritratta nelle immagini che hanno fatto il giro del mondo mentre veniva trasferita da un ospedale della città ucraina di Mariupol. Non si è salvato neanche il suo bambino. “E’ morta una delle donne in stato di gravidanza ferite nel bombardamento del 9 marzo contro un ospedale di Mariupol”, scrive Ukrinform che cita la giornalista Asya Dolina di VoA su Facebook.

Secondo Dolina, “non è sopravvissuta la prima ragazza incinta, che era stata trasportata su una barella, dei servizi video e foto dal sito bombardato dell’ospedale pediatrico numero 3 di Mariupol” e “non si è salvato il suo bambino”. Secondo Ukrinform, un’altra donna, Marianna Pidhurska, fotografata nelle stesse circostanze, è viva e quattro giorni fa è nata la sua bambina.