Rai Way (Foto Ansa)

Rai riduce la partecipazione in Rai Way. Si scatenano le polemiche

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Probabilmente oggi in Gazzetta Ufficiale sarà pubblicato il decreto che sancisce la riduzione della presenza di Rai Spa in Rai Way. Operazione di cui ieri il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha riferito ai commissari della Vigilanza Rai scatenando una serie di reazioni alcune delle quali riportiamo qui di seguito.

Usigrai, ‘audizione Giorgetti non scioglie dubbi su vendita delle torri’

“Con le rassicurazioni del ministro sulla mancata volontà di fare cassa con la vendita delle torri i dubbi non sono fugati. Il testo dice altro e i tempi non tornano. Del resto il decreto fa riferimento all’obiettivo di vendere le azioni per rafforzare la posizione patrimoniale dell’azienda. Se l’obiettivo è quello di ripianare il bilancio della Rai, governo e parlamento provvedano prima a restituire alla concessionaria del servizio pubblico la totalità dei ricavi dal canone”. E’ quanto scrive in una nota l’Usigrai.

Ed aggiunge: “inoltre, se come dice Giorgetti, i ricavi di una eventuale vendita devono servire ad attuare gli obblighi del prossimo Contratto di Servizio, perché prevedere questa ipotesi circa 18 mesi di anticipo? Se e come vendere Rai Way dovrebbe dunque essere deciso solo dopo l’approvazione del prossimo Contratto di Servizio. Ma anche in questa ottica – commenta ancora la nota – non appare comunque coerente l’ipotesi che una entrata una tantum da una vendita possa servire a realizzare un contratto di servizio che invece è pluriennale. Per l’Usigrai restano dunque troppe le incertezze per una operazione che punta a privare la Rai di un asset strategico di servizio pubblico”.

Fedeli (PD): ‘prima che sia ceduta quota discutere piano industriale e contratto servizio’

“Dal momento che il governo esclude, come asserito dal ministro, che questa operazione sia finalizzata al ripiano dei debiti, è lecito considerare, ma su questo serve ulteriore chiarezza, che si tratti quindi di una scelta necessaria al rilancio industriale, di innovazione digitale, di rafforzamento dell’azienda sul mercato, mantenendo però tre vincoli fondamentali: il mantenimento del controllo della Ra su RayWay, l’intreccio con il nuovo piano industriale e, in particolare, con il contratto di servizio. Questioni su cui è necessario che azienda e governo vengano qui in Vigilanza a discutere e confrontarsi prima di ogni decisione anche rispetto ai temi di governance e potenziali conflitti di interessi”. La capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai, Valeria Fedeli, è intervenuta così oggi nel corso dell’audizione del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti a proposito del Dpcm sulla possibile ulteriore cessione di quote RaiWay.

“Sulla vendita di parte della quota di Rai Way, ringrazio il ministro Giorgetti per la tempestività con cui ha risposto alla richiesta di audizione in Vigilanza. Ciò non toglie che il decreto andrà in Gazzetta tra oggi e domani e che – scandisce – c’è un tema di tempi che sono parte della qualità politica della decisione e del coinvolgimento di questo organo per le sue funzioni”.

Santanchè (Fdi), ‘in un momento così ancor più importante custodire asset strategici’

“Pensavo che a fronte del momento che stiamo vivendo fosse ancora più importante non cedere asset strategici per il Paese ed anzi che questo genere di infrastrutture dovessero sempre più appartenere allo Stato”, senza considerare poi la “mancanza di educazione istituzionale” che ha accompagnato il Dpcm del governo che consente alla Rai di scendere al 30% in RaiWay. La capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione di Vigilanza Rai Daniela Santanchè parla così durante l’audizione del titolare del Mise, Giancarlo Giorgetti.

Santanchè, dunque, ha evidenziato che “i passaggi istituzionali non sono formali ma fanno parte della sostanza della democrazia”, ha mostrato tutto il suo scetticismo sull’uso reale delle eventuali risorse generate dalla possibile cessione: “Mi viene difficile pensare che non saranno usate dalla Rai per ripianare i conti ed invece siano finalizzate allo sviluppo del piano industriale”, ha detto.

Di Nicola (M5s), ‘no a prepotenza governo e a vendita di un’altra rete strategica’

“Esprimo profonda sorpresa e contrarietà per questa operazione. Per il metodo, per la mancanza di un coinvolgimento delle Istituzioni. Il Paese, che paga ancora la perdita delle reti strategiche telefoniche, adesso si appresta a perdere il controllo di un’altra rete strategica. C’è stata una mancanza di dibattito, si è parlato di scortesia istituzionale per questo mancato coinvolgimento, ma sarebbe il caso di parlare di vera e propria prepotenza del Governo che mette questa commissione, il Parlamento e il Paese davanti un fatto compiuto. Ci dovremmo consolare per il fatto che le risorse recuperate saranno investite per la digitalizzazione o la modernizzazione aziendale? Ma io non mi consolo, perché penso che all’interno della Rai ci siano così tante sacche di sprechi e privilegi che se ci si mettesse mano, come si sarebbe dovuto fare con un piano industriale adeguato, probabilmente si sarebbero trovate le risorse per digitalizzare la Rai”. Con questo intervento, pronunciato davanti al titolare dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti in commissione di Vigilanza Rai, il senatore del Movimento Cinque Stelle Primo Di Nicola, vicepresidente della bicamerale che oggi ha audito il ministro ha detto no, “nel merito e nel metodo” al Dpcm su RaiWay che dovrebbe essere pubblicato a giorni in Gazzetta.

“Io continuo a sorprendermi – ha scandito – per il fatto che sugli asset pubblici si facciano operazioni dimenticando il contesto. Prima di affrontare la dismissione di RaiWay – fa notare Di Nicola – bene avrebbe fatto il governo ad aspettare, e questa Commissione a pretendere, un piano industriale complessivo della Rai nel quale muoversi. Tutti abbiamo letto il Dpcm e lei – ha detto rivolto a Giorgetti – ci ha assicurato che l’obiettivo del decreto è mantenere il controllo della società che sta pr essere privatizzata, ma tutti noi sappiamo che le logiche del mercato smentiscono queste speranze. Da un lato, quindi, io mi chiedo come pensate di convincerci che il pubblico continuerà a mantenere il controllo di una società che sta per essere dismessa e, dall’altro, con quali strumenti. E tutto questo – torna a bomba Di Nicola – in un Paese che si sta ancora leccando le ferite per i regali che sono stati fatti ai privati attraverso dismissioni di reti strategiche simili a questa e rispetto alle quali a distanza di decenni noi stiamo ancora cercando di rimediare”.

Capitanio (Lega), ‘serve ulteriore riflessione su controllo pubblico infrastruttura’

“Mentre l’amministratore delegato della Rai latita, il ministro Giorgetti ha risposto subito all’appello della Vigilanza per quanto compete al Mise. La Lega chiede un supplemento di riflessione sul controllo pubblico dell’infrastruttura e garanzie sulla destinazione delle risorse che deriverebbero da una eventuale cessione delle quote”. Il capogruppo della Lega in commissione di Vigilanza Massimiliano Capitanio chiarisce la sua visione sull’eventuale vendita di altre quote di Raiway intervenendo nel corso dell’audizione del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. Poi, sul timore diffuso che l’operazione RaiWay serva solo per consentire alla Rai di fare cassa, indica altre strade per realizzare l’obiettivo. “Per ripianare i debiti ci sono altre vie: valorizzare Raiplay, rianalizzare i tetti pubblicitari alla luce della crisi bellica e pandemica, migliorare la gestione delle sedi estere, tagliare gli sprechi e recuperare canone evaso o ancora in mano alle società elettriche”.

Anzaldi, ‘non prendiamoci in giro, operazione per fare soldi’

“Non prendiamoci in giro, questa operazione serve a fare soldi”. Il segretario della bicamerale di Vigilanza Rai Michele Anzaldi intervenendo in commissione durante l’audizione del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha chiarito la sua visione sul Dpcm che consente a Rai di scendere al 30% in RaiWay. “Lei sta mettendo la faccia su un pasticcio vero”, gli ha detto, stigmatizzando la scelta del governo di non coinvolgere il Parlamento e la stessa Commissione sulle scelte relative alle torri e farli trovare direttamente di fronte al fatto compiuto (il Dpcm, tra l’altro, essendo un atto amministrativo non consente, neppure a decisione presa, la discussione nelle aule di Camera e Senato, al contrario dei decreti legge che invece devono essere convertiti dal Parlamento, ndr).