Premio Gavi la Buona Italia - Riccardo Binda, Giacomo Bartolommei, Maurizio Montobbio e Carlo Alberto Panont

Il Premio Gavi La Buona Italia al Consorzio del Vino Brunello di Montalcino

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Una ricerca valuta il lavoro dei Consorzi nel comunicare il vino all’estero

Consorzi vinicoli e aziende che il vino lo producono: due realtà che dovrebbero andare d’amore e d’accordo e puntare sugli stessi obiettivi. Invece non sempre è così, c’è ancora tanto lavoro da fare. È quanto emerge da una ricerca di Astarea (in collaborazione con The Round Table di Francesco Moneta) presentata il 21 marzo a Milano, al Westin Palace, nell’ambito dell’edizione numero otto del Premio Gavi La Buona Italia, dedicato all’internazionalizzazione dei Consorzi di Tutela del Vino.

Brunello di Montalcino in quattro lingue

Il vincitore del Premio è il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, con un sito tradotto in quattro lingue che comunica efficacemente la sua identità, vero e proprio brand globale.
Premiati a pari merito, con la menzione speciale, i Consorzi del Garda, del Soave e del Bolgheri, che hanno svolto un ottimo lavoro per promuovere sul mercato estero i vini rappresentati.

Comunicare il vino

La ricerca commissionata dal Consorzio Tutela del Gavi ha identificato per la prima volta quattro cluster comportamentali nel modo di comunicare, via web, dei Consorzi del Vino. Ci sono i Consorzi promoter, sistemici, funzionali, valorizzanti. Diverse caratteristiche di cui si è discusso, davanti a un pubblico selezionato, con il sottosegretario del ministero delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, il consigliere di Federdoc, Leone Massimo Zandotti, il direttore de “Il Corriere Vinicolo” Giulio Somma e Maurizio Montobbio, presidente Consorzio Tutela del Gavi, moderati da Anna Scafuri.

La ricerca Astarea, che fornisce precise linee-guida, finirà sul tavolo del ministero di competenza (lo ha promesso Centinaio), che ne studierà ogni aspetto. Segno che il lavoro dei Consorzi verso l’estero ha importanza strategica e può “svecchiare” una comunicazione che ancora oggi pecca troppo spesso di provincialismo. “Dobbiamo imparare dai francesi”, è stato detto ai margini del Premio Gavi La Buona Italia, “che sanno vendere un sogno, non soltanto un bicchiere di vino”.