Paul Fletcher (foto Ansa)

L’Australia contro le fake news: da big tech dati su come gestiscono la disinformazione

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L’Australia non allenta la sua pressione sui giganti della Rete. L’Australian Communications and Media Authority (ACMA), spiega Reuters, sarà in grado di costringere le piattaforme a condividere i dati su come gestiscono la disinformazione.

Per 3 australiani su 4 i social devono fare di più

Le nuove norme, che dovrebbero portare l’authority a comminare sanzioni verso le società non collaborative, arrivano come risposta a una serie di indagini condotte nel paese proprio sulle fake news e sui contenuti fuorvianti in tema Covid. Tre australiani su 4 hanno attribuito responsabilità ai social per la diffusione delle bufale online, affermando di aspettarsi di più da loro per arginare il fenomeno.

“Le piattaforme digitali devono assumersi la responsabilità di ciò che c’è sui loro siti e agire quando compaiono contenuti dannosi o fuorvianti”, ha rimarcato il ministro delle Comunicazioni Paul Fletcher (nella foto Ansa )in una nota.

Fake news e propaganda

La mossa si inserisce in un momento in cui l’attenzione politica è alta sul tema fake news e sulla piega propagandistica che spesso nascondono, come dimostrano le norme adottate in Ue dallo scoppio del conflitto in Ucraina, con il bando sulle tv di stato Russe, sulle quali sono intervenute in varie misure anche Facebook & co.

In vista dell’entrata in vigore della norma, probabilmente entro la fine del 2022, le principali piattaforme social – in Australia rappresentate da Digi, di cui fanno parte Facebook, Google, Twitter e TikTok, – hanno espresso la loro disponibilità a collaborare, ricordando di aver intrapreso misure per arginare la disinformazione.