Australia, protesta dei piccoli editori sul pagamento dei contenuti da big tech

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Con l’hashtag #WaitingOnZuck e uno sciopero di 24 ore, i media indipendenti del paese hanno richiamato l’attenzione sui mancati accordi con i giganti web

Il codice dei media australiani, che costringe i giganti della Rete a pagare gli editori per le news, potrebbe avere qualche falla. Al momento molti dei grandi editori australiani hanno già siglato degli accordi con le big tech per il pagamento dei loro contenuti. News Corp, Seven West, Nine e il bruoadcaster Abc sono pagati sia da Google che Facebook. Altri come Guardian, Yahoo Australia, Times News Group e Australian Community Media hanno raggiunto accordi solo con una delle due società.

Notizie “congelate” dai piccoli editori

Ma la situazione è diversa per i piccoli e medi editori, al momento esclusi, che hanno quindi deciso di passare alle vie di fatto. Una tentina di siti di news indipendenti, racconta Press Gazette, hanno ‘congelato’ le loro notizie per protestare contro il mancato pagamento per i loro contenuti.
Accompagnata dall’hashtag #WaitingOnZuck, la simbolica protesta di 24 ore arriva mentre nel paese si sta rivedendo la storica legge. “Noi e i lettori stiamo aspettando che Zuckerberg si sieda al tavolo del negoziato e stipuli accordo commerciali trasparenti, equi, e che pagli per il giornalismo indipendente di qualità. L’iniziativa, aggiungono, mette in guardia su un futuro senza news indipendenti se gli editori non ottengono un accordo equo e una parità di condizioni”.

Il ruolo di Google e Fb in Australia

Gli accordi con i grandi editori sono stati presi prima dell’intervento del governo, segnala il sito facendo intendere possa esserci una lacuna nel codice. La normativa infatti vincola solo le società che sono state designate come piattaforme tecnologiche dal Tesoro australiano. E ad oggi, sembra che né Facebook né Google siano stati designate come tali.

“I media mainstream hanno in gran parte taciuto sui fallimenti sulla normativa per i media, forse perché la loro lealtà è stata comprata dai giganti dei social media”, ha attaccato un piccolo editore.
“Facebook e Google sono in grado di scegliere i vincitori e i vinti nei media australiani, il che è qualcosa di cui il pubblico australiano dovrebbe essere molto preoccupato”, ha aggiunto un altro.
L’unico modo che i media indipendenti hanno per sopravvivere, concludono, è che Fb e Google siano designate come piattaforme.