Guerra anche all’informazione: l’ambasciatore russo querela La Stampa

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S’inaspriscono i rapporti tra la Russia e il mondo italiano dell’informazione. L’ultima notizia è che l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov, ha querelato La Stampa per un articolo di Domenico Quirico pubblicato il 22 marzo, un excursus storico filosofico sul tirranicidio intitolato ‘Se uccidere il tiranno è l’unica via d’uscita’. “Penso che abbiate visto che il 22 marzo sul quotidiano La Stampa è stato pubblicato un articolo in cui si considerava la possibilità dell’uccisione del presidente della Russia: non c’è bisogno di dire che questo è fuori dall’etica e dalla morale e dalle regole del giornalismo”, scrive l’Adnkronos riportando le dichiarazioni dell’ambasciatore all’uscita dal tribunale di Roma dove aveva presentato querela e dove aveva convocato una conferenza stampa.

Sergey Razov


Immediata la risposta di Quirico, sempre all’Adkronos: “Suggerierei all’ambasciatore russo di leggere una migliore traduzione del pezzo, dove sottolineavo che l’idea ahimè abbastanza corrente che l’unico modo di risolvere il problema sia che qualche russo ammazzi Putin fosse priva di senso e immorale, e in secondo luogo che non porterebbe a niente e anzi porterebbe a un caos maggiore”.

Domenico Quirico
Domenico Quirico


Consiglio del tutto pertinente, visto che il pezzo di Quirico termina così: “Siamo certi che la eliminazione violenta e oligarchica del tiranno non inneschi un caos peggiore? Il pessimismo è obbligatorio. Quasi mai il risultato è stato conforme ai desideri di chi pensava di risolvere tutto al prezzo di una sola vita per di più sciagurata. Nel 1914 il serbo Gavrilo Princip si illuse: ammazzando l’erede al trono austriaco i problemi dei Balcani sarebbe stati risolti, pensava. Invece eliminò l’unico personaggio che probabilmente, non per indole pacifista, avrebbe impedito che l’Europa precipitasse nella tragedia della prima guerra mondiale”.


Non è la prima volta del resto che La Stampa finisce nel mirino della Russia. Il 3 aprile del 2020 era stato il generale Igor Konashenkov a pubblicare sul sito del ministera della Difesa di Mosca un duro post, attaccando il quotidiano per le sue inchieste dell’epoca sulla spedizione di aiuto inviata dalla Russia nei primi giorni dell’emergenza pandemica a Bergamo, nel marzo 2020. Presenza massiccia e anche ingombrante visto che, come è emerso dalle inchieste, la pretesa era di avere accesso anche agli uffici pubblici (e non solo a ospedali e Rsa) per bonificarli e non mancavano i dubbi sulla reale efficacia della missione. Tutta la vicenda è stata ricostruita sulla Stampa da Jacobo Iacoboni il 20 marzo.
Ed evidentemente è una vicenda che Mosca non considera ancora chiusa, dato che nello stesso giorno in cui ha minacciato l’Italia di “conseguenze irreversibili” nel caso di nuove sanzioni verso la Russia, Alexei Paramonov, direttore del dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo, ha dato del “falco” e “ispiratore della campagna antirussa nel governo italiano” al ministro della Difesa Lorenzo Guerini, accusandolo d’ingratitudine dopo aver chiesto e ottenuto un aiuto in quel momento drammatico. “È deprimente che ora sullo sfondo dell’isteria antirussa”, aveva detto Paramonov, “le autorità italiane abbiano improvvisamente dimenticato tutto: i trattati e gli accordi bilaterali esistenti, la natura speciale dei nostri legami, la ricca storia secolare di relazioni e tradizioni forti”. Parole molto simili a quelle pronunciate oggi dall’ambasciatore Razov per lamentare la ferma presa di posizione dell’Italia contro l’invasione dell’Ucraina.

Alcuni commenti

Massimo Giannini (Foto Ansa)
Massimo Giannini (Foto Ansa)

Massimo Giannini, direttore de La Stampa: non prendiamo lezioni dalla Russia perchè viviamo in un Paese libero e siamo un giornale libero

Nella nostra prima pagina – interviene Massimo in un video messaggio su Laspampa.it – abbiamo pubblicato l’immagine di una carneficina senza specificare chi fossero i responsabili di quella strage perchè ci sta a cuore descrivere c’è la guerra, che mostruosità rappresenta, chiunque la faccia e contro chiunque la esegua. Nei giorni successivi abbiamo pubblicato un articolo di quello che forse è il più grande inviato di guerra italiano, Domenico Quirico, che raccontava una tesi ricorrente su tutti gli organi di informazione e che alberga in molte cancellerie, secondo la quale la cosa migliore da fare è uccidere il tiranno, assassinare Putin. Quirico la articolava e descriveva la tesi e concludeva dicendo che se anche si arrivasse a questo risultato – uccidere il tiranno – le cose peggiorerebbero ancora. Questo è bastato all’ambasciatore Razos per dire che noi abbiamo istigato a delinquere, aizzato a uccidere Putin, che è il contrario di quello che abbiamo fatto. ma così oggi la la Russia, un Paese guidato da un autocrate che sul suo territorio fa chiudere giornali e radio. Non possiamo dire che faccia uccidere, ma sicuramente questo succede, giornalisti scomodi al regime. In Russia vengono imprigionati oligarchi o ex oligarchi, dissidenti invisi al regime. Un Paese dunque dove la libertà dell’informazione è declinata sempre e soltanto alle verità del regime perchè tutte quelle che vanno al di fuori vengono represse. Oggi dobbiamo prendere lezioni da questo Paese e assistere a un ambasciatore che contesta alla libera informazione occidentale di deformare i fatti. Noi respingiamo con forza questa lezione perchè siamo sereni di quello che stiamo facendo, che pensiamo perchè viviamo in un Paese libero e siamo un giornale libero che cerca di raccontare i fatti. Ma che ha anche le sue idee e le difende e le propugna e sono quelle della liberaldemocrazia contro tutte le autocrazie. Il 7 ottobre 2006, il giorno del compleanno di Putin, è stata uccisa Anna Politoskaia. qualcuno gli ha voluto fare un regalo, gli ha voluto offrire il corpo inerte di una grande giornalista che lavorava in dissenso dal regime. Nel suo saggio ‘La Russia di Putin’ Anna Politoskaia scriveva: “Putin insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà. Non vogliamo più essere schiavi, vogliamo essere liberi. Lo pretendiamo perchè amiamo la libertà tanto quanto voi”. Anche noi amiamo la libertà e continueremo a difenderla nonostante le minacce e le intimidazioni perchè sappiamo di stare dalla parte giusta della storia.

Cdr: intimidazione contro libertà stampa

“L’esposto dell’ambasciatore russo contro la Stampa e il collega Domenico Quirico, a cui va tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà, è un attacco pretestuoso e infondato: è un grave atto intimidatorio contro la nostra testata e contro la libertà di stampa che respingiamo con tutta la nostra forza”. Lo afferma, in una nota, il Cdr de La Stampa.
“La Federazione russa, paese dove la libertà di stampa è quotidianamente osteggiata, negata e repressa anche con azioni violente, non può essere certo d’esempio. Fermi piuttosto subito la guerra, la smetta di uccidere donne, uomini e bambini come sta facendo da oltre un mese in Ucraina”.

Fnsi: ambasciatore invoca principi Stato di diritto calpestati da Mosca

“Fra le assurdità e le contraddizioni della guerra rientra a pieno titolo anche l’iniziativa dell’ambasciatore russo in Italia, che invoca i principi dello Stato di diritto, quotidianamente calpestati dal governo del suo Paese, per punire il giornalista della Stampa Domenico Chirico. L’esposto depositato in Procura a Roma, destinato a non approdare a nulla perché nell’articolo ‘incriminato’ non c’è scritto nulla di quanto afferma l’ambasciatore, non fa altro che confermare, qualora ce ne fosse stato bisogno, quale sia l’atteggiamento dei rappresentanti del governo di Mosca nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro”. Lo afferma, in una nota, Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi. “Pensare di mettere a tacere la stampa italiana con iniziative pretestuose e dal sapore intimidatorio – prosegue – è inutile e controproducente, anche perché in Italia le querele temerarie contro i giornalisti, complice l’inerzia di Parlamento e governo, sono quasi uno sport nazionale. L’esposto dell’ambasciatore, semmai – spiega ancora la nota della Fnsi- rende sempre più necessaria la presenza dei media italiani e occidentali in Russia per smontare la propaganda del regime e dare voce a quanti nel Paese, non soltanto giornalisti indipendenti, cercano di dar corpo al dissenso contro la guerra all’Ucraina e l’azione del governo”.

Letta solidale

“Solidarietà, sostegno e avanti” è il commento su Twitter del segretario del Pd Enrico Letta.
Sempre via social è intervenuto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “La Stampa, come tutti i nostri organi di informazione, fa il suo mestiere: raccontare quello che succede, comprese le atrocità della guerra in Ucraina. In Italia la libertà di stampa è intoccabile. Avanti senza censure. Solidarietà a Massimo Giannini e alla sua redazione”.

Della Vedova: Italia non è Mosca, qui la stampa è libera

”L’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov oggi ha indetto una conferenza stampa per annunciare una inconsistente querela al quotidiano La Stampa. Libero di farlo, così come i giornali italiani sono liberi di poter scrivere ed esercitare il loro lavoro di cronaca e di critica. E’ questa la sostanziale differenza tra l’Italia, l’Europa, le democrazie liberali e la Russia di Putin, dove i cittadini vengono arrestati solo perché chiamano guerra una guerra o manifestano con un foglio bianco”. Lo dichiara il sottosegretario agli Esteri e segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova, in una nota. ”Quello dell’ambasciatore Razov non è il primo attacco da parte delle istituzioni russe alla stampa libera e indipendente del nostro Paese. Ricordo ad esempio le parole della portavoce di Lavrov rivolte al direttore di Repubblica pochi mesi fa, in cui lo invitava a scaldarsi con copie del suo giornale. La resistenza all’aggressione russa ci riguarda anche per questo: in Ucraina si combatte per sopravvivere, ma anche per difendere i valori basilari di società aperte e democratiche”, conclude Della Vedova.

Lupi (Nci): qui stampa libera e indipendente

“L’Ambasciatore russo è in Italia da tempo e dovrebbe aver capito che nel nostro Paese la stampa è libera, autonoma e indipendente. Dopo le intimidazioni ai parlamentari con una lettera del ministro degli Esteri Lazrov e le minacce al nostro ministro della Difesa, Guerini, ora la Russia, attraverso il suo massimo rappresentante diplomatico, denuncia un giornale, La Stampa, provando a metterlo sul banco degli imputati solo perché fa bene il suo mestiere, riporta quanto accade nei teatri di guerra e nel mondo e i suoi giornalisti esprimono liberamente le proprie opinioni. Si tratta di accuse e di intimidazioni intollerabili, e inaccettabili. Evidentemente l’ambasciatore Razov è abituato alle ingerenze del suo governo nella stampa nel suo Paese. Sappia che qui non è così e che, anzi, per i giornalisti liberi una querela dal regime di Mosca è una medaglia da appuntare sul petto”. È quanto afferma il Presidente di Noi con l’Italia Maurizio Lupi.