Covid: “la comunicazione istituzionale a troppe voci ha confuso i cittadini”

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Durante la pandemia da Covid-19, in Italia “un problema che si è generato è quello della diversità delle voci che a vari livelli hanno portato avanti la comunicazione istituzionale. Le istituzioni avrebbero dovuto meglio coordinare la propria comunicazione, motivando, là dove si rendevano necessarie, misure differenti secondo i contesti locali, in modo da evitare un eccesso di discordanza, cosa che ha prodotto confusione e disorientamento”. E’ quanto si legge – ripreso da Adnkronos – nel testo del parere del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), pubblicato oggi, centrato sugli “aspetti etici” della comunicazione istituzionale in pandemia.

Il Cnb aggiunge però che “comunque, nonostante le criticità dovute alla difficoltà di armonizzarne i diversi livelli (nazionale, regionale, comunale), le nostre istituzioni hanno compiuto un notevole sforzo per informare correttamente la cittadinanza in tempo reale rispetto alle modalità di contagio del virus e le regole per prevenirlo. Hanno cercato, con successo, di ingenerare un senso di appartenenza alla comunità, nazionale e locale”.

Il Comitato, nelle conclusioni del parere, ammonisce su alcuni punti – soprattutto mirati al futuro – sottolineando l’importanza di “valorizzare una cultura della comunicazione ispirata all’etica della comunicazione e investire sulle rispettive competenze, in particolare promuovendo la formazione scientifica e la professionalizzazione di tutti gli attori che operano nel campo della comunicazione. Altresì – evidenzia il Cnb – tutti gli attori della comunicazione istituzionale pandemica dovrebbero poter fare riferimento a codici di autoregolamentazione etico-deontologica e ogni sforzo dovrebbe essere fatto per valorizzare la specificità e il ruolo della comunicazione istituzionale”.

E ancora, raccomanda il Comitato di bioetica, “la platea degli esperti, ossia di chi ha competenze utili in riferimento alla pandemia, va ampliata poiché la pandemia non è solo un’emergenza sanitaria, ma mette in gioco tutta la nostra vita sociale. Tra gli esperti da coinvolgere vi devono essere necessariamente anche coloro che hanno expertise nelle scienze sociali e umane”.

“E’ importante per potenziare la comprensione delle informazioni da parte dei cittadini – prosegue il parere – promuovere in un periodo non emergenziale una migliore alfabetizzazione sanitaria attraverso campagne istituzionali di informazione, ovvero incentivare i programmi di educazione alla salute già presenti in ambito scolastico e promuoverne anche per adulti; è del pari necessario implementare l’educazione alla scienza, al suo significato all’interno della società, alla comprensione del suo metodo. Altresì, è fondamentale sviluppare nei cittadini di ogni età la capacità di discernere tra informazioni di qualità e fake news, anche favorendo l’accreditamento istituzionale dei siti dedicati alla pandemia”, conclude il Cnb.