‘Il Grande Libro dell’informazione’ è in edicola e disponibile in digitale

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L’edizione 2022 del ‘Grande Libro dell’informazione – stampa e online’ è in edicola allegata a ‘Prima Comunicazione‘. Mensile e supplemento sono disponibili in edizione digitale.

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L’editoriale

L’ edizione 2022 del Grande Libro dell’Informazione è ricca di molte novità. Numerose testate online sono entrate a far parte della guida, contribuendo ad allargare il racconto dello scenario informativo del mondo digitale. E non meno interessanti sono i cambiamenti di proprietà avvenuti nelle società editrici, con le entrate di nuovi imprenditori che si sono affacciati sulla scena del giornalismo con grandi ambizioni. Due campioni del genere sono Alberto Leonardis, presidente della Sae, e ultimo in ordine di tempo il già famoso Danilo Iervolino, ex proprietario dell’Università online Pegaso, che ha acquistato L’Espresso dal gruppo GEDI e BFC da Denis Masetti, a dimostrazione che il mondo dell’informazione continua ad avere appeal. Tanto più in un momento in cui finalmente anche in Italia si è capito il valore della COMUNICAZIONE e dei CONTENUTI.

È vero, il numero delle copie dei giornali venduti in edicola cala e fra poco, se continuerà la crisi dell’approvvigionamento della carta, che oltre a triplicare i costi non è più disponibile, spariranno per concentrarsi sul digitale. Ma quel che conta è ciò che rappresenta l’informazione prodotta dalle redazioni: anzitutto per il valore sociale che rappresenta, poi per le possibilità che hanno le case editrici di rigenerarsi su altri fronti grazie alla creatività degli umani che le popolano e alle potenzialità del digitale che genera contatti e dilata i brand giornalistici facendoli diventare delle potenti macchine di comunicazione e di business. Sarà interessante vedere cosa farà Iervolino, vero
esperto di tecnologia digitale, con L’Espresso per cui ha programmi di espansione utilizzando diverse declinazioni multipiattaforma.

Sembrava la fine del mondo quando Condé Nast Group aveva deciso di rivedere il proprio modello di business puntando, invece che sulle case editrici locali, su una organizzazione internazionale, incentrata sui propri super brand con un più forte coordinamento sinergico.
Una scelta economica che permette lo scambio di materiale giornalistico su scala internazionale, una strategia globale nel rapporto con i clienti pubblicitari a cui non si offrono solo pagine sulla carta stampata, ma una serie di servizi e occasioni di comunicazione. Un modello di business in gran parte già sperimentato da Condé Nast Italia, e che sta dando risultati migliori come dimostra il fatturato del 2021, il migliore di sempre.

Il mondo dei contenuti giornalistici ha potenzialità per rigenerarsi utilizzando le straordinarie leve della modernità, sempre che ci siano professionisti lucidi e preparati per intravedere il futuro del business e regole per evitare la macelleria sociale. Un esempio da evitare è quello che è successo con il passaggio delle testate periodiche della Mondadori a Stile Italia Edizioni di Maurizio Belpietro che dopo essersi sperimentato editore con La Verità, il quotidiano che sta registrando il migliore trend di crescita, nel 2019 dopo aver rilevato l’anno prima Panorama aveva deciso di allargare la sua attività ai periodici, ingolosito dalla dote promessa dalla Mondadori. Dopo una partenza in quarta con l’acquisizione di cinque testate (Confidenze, Sale&Pepe, Cucina Moderna, TuStyle e Starbene) Stile Italia Edizioni aveva frenato procedendo a un taglio di 11 giornalisti su 45, grazie a dimissioni incentivate e ammortizzatori sociali. Ma non bastava: vendite e pubblicità non tiravano e, finita la cassa integrazione per il Covid, la situazione era diventata insostenibile tanto da arrivare il 7 marzo all’annuncio del licenziamento collettivo di altri 16 giornalisti su 34 e di 3 grafici editoriali. Una cura dimagrante drammatica, mentre la squadra di Belpietro lavora al rilancio di Donna Moderna e di CasaFacile, gli ultimi acquisti dalla Mondadori. Senza dimenticare il progetto del nuovo quotidiano
economico diretto da Franco Bechis. 

Si vivono tempi sfidanti e turbolenti in cui i giornalisti non sono più una categoria privilegiata e garantita, e l’informazione non è più solo appannaggio dei grandi gruppi editoriali. Ne sono la prova Il Fatto Quotidiano e La Verità, due piccoli giornali con un forte posizionamento in diversissimi ambiti sociali e politici, che sono riusciti a conquistare lettori e peso politico per la capacità di dare notizie esclusive, di fare inchieste, di prendere posizioni spesso esagerate ed estreme, riuscendo però a comunicare sdegno ed emozioni che eccitano l’appetito di informazione dei lettori.
C’è futuro anche per l’editoria locale come dimostrano gli investimenti di Sae sui quotidiani ex GEDI, da cui all’inizio del 2022 ha acquistato anche la Nuova Sardegna con al fianco soci importanti come la Fondazione di Sardegna e Depafin, che fa capo a Maurizio De Pascale, grosso imprenditore locale, presidente della Camera di Commercio di Cagliari e Oristano.

E poi ci sono le testate online che macinano milioni di utenti e contatti, alla ricerca di un diverso modello economico per prosperare come meritano e come sono riuscite a fare da fronti e dimensioni diversi Mondadori Media, Italiaonline e il Post.

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