Daniele Macheda, segretario usigRai (Foto ANSA/USIGRAI)

Rai, UsigRai e Cdr: aprire dibattito su nuova missione del Servizio Pubblico

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Dagli incontri di Assisi, la mozione votata all’unanimità chiede l’apertura di confronti per definire il ruolo della Rai

Discutere della nuova missione del Servizio pubblico, aprendo un dibattito pubblico. E’ la richiesta dell’assemblea dei CdR e dei fiduciari della Rai e l’Usigrai riuniti in una tre giorni ad Assisi.

Confronto non “nel chiuso delle stanze”

L’assemblea, si legge nella mozione generale, votata all’unaminità, ribadisce la centralità dell’informazione nel contesto del servizio pubblico nel momento in cui la Rai è chiamata ad un confronto sul rinnovo del contratto di servizio. Dopo l’approvazione da parte dell’AgCom delle linee guida per il Contratto di Servizio, serve aprire un dibattito pubblico sulla nuova missione del Servizio Pubblico, su come adeguare gli obblighi alle nuove esigenze dei cittadini”.
“Ci auguriamo che la discussione non avvenga solo nel chiuso delle stanze, e si renda pubblica solo a fatti compiuti, ma che si apra una fase di ascolto. L’Usigrai come sempre è pronta a fare la propria parte, per la necessaria e urgente riforma della Rai Servizio Pubblico”, aggiungono.

“In uno scenario globale completamente mutato – si legge ancora – si conferma indispensabile la qualità dell’informazione offerta sia nel racconto attraverso le immagini e le voci, sia nella riconoscibilità delle fonti, sia nella differenziazione dei punti di vista e delle analisi e nell’obiettività. Per garantire tutto questo, è necessaria la certezza delle risorse disponibili ogni anno per il servizio pubblico radiotelevisivo con la restituzione alla Rai dell’intera quota del canone versato dai cittadini”.

Risorse certe per la trasformazione in media company

“Risorse certe e di lunga durata sono imprescindibili per la realizzazione di un piano industriale che completi la trasformazione da broadcaster a digital media company di servizio pubblico e che valorizzi adeguatamente gli asset industriali della Rai che non possono essere usati per ripianare i conti”.
“Al tempo stesso è imprescindibile la valorizzazione delle professionalità interne in tutta la filiera dell’informazione: dal testo, alle immagini fino al montaggio. Esternalizzare, lo abbiamo dimostrato numeri alla mano, non è economicamente conveniente e priva il servizio pubblico della propria autonomia. Autonomia che non potrà essere garantita fino a quando la riforma della governance non libererà la Rai dal controllo dei partiti, controllo che va dalla determinazione delle nomine fino alla scelta delle linee editoriali”.