Philippe Donnet e Francesco Gaetano Caltagirone (collage con foto Ansa)

Generali “tra Guelfi e Ghibellini”. Il monito Wsj: serve leadership stabile

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La testata americana cita le due fazioni che si sono scontrate nel Medioevo. ma agita il fantasma di Tim

Lo scontro per Generali conquista l’attenzione anche dei media internazionali. Nei giorni in cui i rappresentati delle due liste – quella presentata dal board uscente e quella che fa capo a Caltagirone – sono ‘on the road’ per presentare i loro programmi, il Wall Street Journal scomoda un paragone storico, tutto italiano, per descrivere la situazione della compagnia.

Come il Medioevo

Come l’Italia medievale, Generali è divisa tra Guelfi e Ghibellini, scrive la testata, che poi cita anche lo shakespeariano scontro tra Montecchi e Capuleti. Il Wsj misura le forza in campo in vista dell’assemblea del 29 aprile: “Mediobanca possiede il 13% di Generali mentre il signor Caltagirone e il signor Del Vecchio hanno insieme un 16%. In modo controverso, però, Mediobanca ha preso in prestito i voti appartenenti a un ulteriore 4,4%. Molto dipenderà dagli azionisti più piccoli, compresi i grandi gestori di fondi statunitensi”.

“A parte la dubbia pratica dei voti presi in prestito, il caso mostra in qualche modo come dovrebbe funzionare la corporate governance. Assomiglia a una situazione di attivisti negli Stati Uniti, solo con imprenditori miliardari” aggiunge portando un paragone più moderno. E i fondi attivisti sono quelli che investono ma poi vogliono entrare nella governance.

Investitori diversificati e la pericolosa analogia con Tim

Questo è possibile, prosegue il quotidiano, perché Generali “ha una base di investitori insolitamente diversificata per gli standard italiani” e sempre nelle riforme della governance per contrastare il peso dei grandi azionisti ha le sue radici, secondo il Wsj “la struttura della sfida di Caltagirone attraverso la proposta di amministratori alternativi”.

Sullo sfondo resta il rischio che il disaccordo tra i principali azionisti “finisca per paralizzare Generali” come ha fatto con Tim in passato. “Il confine tra sano dibattito e battibecco distruttivo è difficile da tracciare, ma per ora Generali sembra essere dalla parte giusta. Per rimanere lì, gli azionisti in lotta dovranno raggiungere un accordo significativo dopo il voto di questo mese”.

“Gli attivisti, conclude il giornale, fanno bene ad alzare il livello per le performance, ma è necessaria anche una leadership stabile per una rinascita aziendale”.