Guerra Ucraina impatta anche sul valore delle multinazionali. Si salvano oil e tlc

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Il Centro Studi Mediobanca ha analizzato i conti annuali di 215 multinazionali industriali mondiali, con ricavi complessivi per 10mila miliardi nel 2021 e capitalizzazione pari a 26,2mila miliardi a fine marzo 2022.

Lo studio comprende un focus sulle multinazionali industriali russe e ucraine con dettagli su fatturato, settore di attività e assetti proprietari. Qui di seguito la sintesi di Agi.

Il conflitto in Ucraina fa male alle più importanti multinazionali industriali mondiali, determinando una perdita complessiva di capitalizzazione del -2,1% nei primi tre mesi del 2022. Un calo venuto dopo l’accelerazione dello scorso anno (+20,1% sul 2020) che aveva permesso di recuperare ampiamente i livelli pre-pandemici (+23,0% sul 2019). Ad andare bene sono solo i settori oil e telecomunicazioni, e tra le aree geografiche i gruppi del Sud America. Lo afferma il report dell’Area studi di Mediobanca su 215 multinazionali industriali mondiali, con ricavi complessivi per 10mila miliardi nel 2021 e capitalizzazione pari a 26,2mila miliardi a fine marzo 2022.


Nei primi tre mesi 2022, sull’ultima parte dei quali impatta l’effetto del conflitto differenziato per settori – secondo quanto emerge – si registra un calo a doppia cifra delle performance di Borsa dei gruppi della moda (-15,5%), Media&Entertainment (-14,5%) e automotive (-10,2%), seguiti dalle WebSoft (-8,3%), dall’industria dei Pagamenti Digitali (-4,6%), dall’alimentare (- 3,4%) e dai produttori di aeromobili (-2,0%). Il settore delle bevande, il metallurgico, l’elettronico, le case farmaceutiche e la GDO mostrano una certa resilienza, con capitalizzazione tendenzialmente stabile che oscilla fra -1,4% e +1,7%. In controtendenza i colossi dell’Oil&Gas, le cui quotazioni di Borsa crescono a doppia cifra (+20,5%), e le Telco (+5,6%).

Sempre nel primo trimestre 2022, a livello di macroarea geografica ed escludendo il comparto energetico, performance di Borsa positiva solo per i gruppi sud-americani (+6,9%), mentre soffrono quelli nord-americani (-3,7%), ma soprattutto gli europei (-6,0%) e gli asiatici (-6,7%). Inevitabilmente penalizzati dal conflitto i grandi gruppi russi che chiudono i primi tre mesi dell’anno in corso con un -35,4%. Nel vecchio continente le quotazioni di mercato premiano solo le multinazionali britanniche, sostenute dai titoli farmaceutici (+5,4%), in contrazione i gruppi tedeschi (-9,2%), francesi (-9,7%) e italiani (-11,5%).