Non solo Bucha. I distinguo mediatici e strategici fra ‘denazificare’ e ‘genocidio’

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Con la parola ‘denazificazione’ la Russia nasconderebbe la sua intenzione di ‘deucrainizzare’ il Paese, secondo il prof. Finkel della Johns Hopkins University. Più cauti Usa, GB e Nato nel parlare apertamente di genocidio

Alcuni giorni fa l’agenzia di stampa russa di Stato Ria Novosti ha pubblicato un articolo intitolato ‘Cosa dovrebbe fare la Russia con l’Ucraina’, nel quale sembrerebbe scoprire le carte su quelle che sarebbero le vere intenzioni di Putin, affermando che “l’Ucraina è impossibile come stato nazionale” e persino il suo nome “apparentemente non può essere mantenuto”; l’élite nazionalista ucraina “deve essere liquidata, la sua rieducazione è impossibile”. Da questi motivi deriverebbe l’obiettivo esplicitato di ‘denazificare’ l’Ucraina. Tuttavia, premesse del genere fanno pensare più a un progetto la cui parola-chiave, più che ‘denazificazione’, è ‘genocidio’ ovvero la cancellazione dell’identità ucraina. La pensa in questo modo Eugene Finkel, professore associato di affari internazionali alla John Hopkins University, che, ripreso da Adnkronos, commentando con la Bbc l’editoriale della Ria Novosti, sostiene che in Ucraina sia in corso un genocidio: “Siamo di fronte – scrive – a un tentativo di de-ucranizzazione ovvero di cancellazione dell’identità ucraina. Non si stanno concentrando sullo Stato, si stanno concentrando sugli ucraini”.

Il genocidio è considerato il crimine più grave contro l’umanità e c’è un dibattito in corso se la Russia stia o meno compiendo un genocidio in Ucraina, così come sostiene il presidente ucraino Zelensky e come ha dichiarato parlando dell’eccidio di civili a Bucha. È appropriato utilizzare questo termine, come fa il professor Finkel, oppure è prematuro, come pensa Jonathan Leader Maynard, docente di politica internazionale al King’s College di Londra, secondo cui, parlando sempre con la Bbc, le prove sono ancora troppo poco chiare, ma “è possibile che queste atrocità possano essere genocide o possano degenerare in futuro in genocidio, ma le prove non sono ancora abbastanza forti”? Esiste infine una terza possibilità, meno gettonata, ovvero che siamo completamente fuori strada, trattandosi, le stragi di civili come quelle di Bucha, di fatti frequenti in tutte le guerre, che hanno il fine di impaurire la popolazione e dunque di compiere una pressione politica, un motivo importante di resa.

Fatto sta che, a parte la dichiarazione di Zelensky, sostenuta anche dalla Polonia, e del professor Finkel, la Gran Bretagna, gli Usa e la Nato ci vanno cauti, evitando di utilizzare la parola ‘genocidio’ per definire le stragi di civili. Lo fanno perché sono convinti che il genocidio sia altro da ciò che sta avvenendo in Ucraina oppure per il fatto che anche la loro coscienza non sarebbe del tutto candida, come ha fatto notare il ministero degli Esteri russo, dicendo, nel rispondere su Bucha, che se gli americani vogliono investigare i crimini di guerra, “comincino con i bombardamenti sulla Jugoslavia e l’occupazione dell’Iraq”? Altro motivo ancora per non parlare apertamente di genocidio in Ucraina è infine quello probabilmente più importante, dato che, se una definizione così pesante dovesse passare, nessun membro della Nato potrebbe tirarsi indietro di fronte all’obbligo morale di un intervento diretto.