Andrea Imperiali

Rivoluzione Auditel, debutta la total audience

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La Relazione Annuale al Parlamento di Andrea Imperiali, presidente di Auditel. L’Istituto di rilevazione delle audience parte con la misurazione effettiva della total audience. Si parte dal quarto d’ora, con una produzione giornaliera. E attraverso il CUSV, il codice univoco spot video, si pongono le basi per avere la totale audience delle campagne e dei singoli messaggi pubblicitari. Lo streaming, per adesso, viene contato in forma aggregata, nel sottoinsieme dell’ascolto non riconosciuto

Lunedì 11 aprile 2022, debutta il nuovo servizio di Auditel con la presentazione della relazione annuale del presidente Andrea Imperiali al Parlamento

L’evento previsto in presenza per i relatori il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria e all’Informazione Giuseppe Moles, la Sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo Economico Anna Ascani, il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai , Alberto Barachini, e il presidente Agcom Giacomo Lasorella, e il collegamento streaming è stato aperto dall’intervento di Andrea Imperiali che ha avuto un respiro ampio.


Il presidente di Auditel ha parlato del profondo cambiamento in atto, a livello globale, nello scenario dei media. Ed ha riassunto le principali dinamiche regolatorie in atto, al livello UE e italiano. Prima di spiegare come in casa Auditel si sia arrivati a predisporre la rivoluzione della total audience. Con l’Italia che s’iscrive tra i pionieri globali della svolta. “Non c’è alla data odierna – ha sottolineato Imperiali – alcun precedente di tracciamento puntuale e granulare della pubblicità inserito direttamente nella metrica di misurazione degli ascolti prodotta ogni mattina per il mercato e anche in questo ambito il nostro Paese si pone all’avanguardia a livello internazionale”. Ma vediamo, quali sono le principali novità battezzate da Auditel in sincronia con la presentazione della relazione di Imperiali.

Andrea Imperiali
Andrea Imperiali

Riferimento internazionale

Parte quindi il sistema di rilevazione a cura di Auditel che, assieme alle audience televisive, misura anche quelle raggiunte dai vari contenuti anche su altri device. E lo fa rendendo sommabili, coordinate e armoniche le pesature. Altra importante novità, parte il CUSV, ovverosia il Codice Unico Spot Video, e si pongono quindi le basi per la misurazione in senso ancora più stretto della total audience pubblicitaria.

Di più, dal momento del battesimo, la total audience dei contenuti degli editori clienti del JIC, sarà calcolabile anche a ritroso, a partire dal 2 gennaio del 2022. Nella lista di chi usa Auditel ci sono già, come è arcinoto, la Rai, Mediaset, Discovery, Sky, La7 e tutti gli attori principali del nostro scenario televisivo. Ma il sistema ora ha tutte le caratteristiche che servono che soddisfare le esigenze di qualunque player, ‘vecchio’, nuovo o nuovissimo, del nostro panorama dei media nell’era digitale.

Auditel si colloca così tra i pionieri del panorama internazionale. Non ci sono riferimenti rodati o consolidati a cui guardare per questo tipo di servizi. E la realtà di cui è presidente Andrea Imperiali si propone con una propria originale e meditata ricetta. La filosofia è quella di un approccio cauto, progressivo. La rivoluzione viene costruita per passi ed evoluzioni successive. Ma indubbiamente, quello compiuto in queste ore è stato un passaggio determinante.

Già dalla prima release, infatti, sarà disponibile giornalmente l’ascolto medio, che è la metrica più utilizzata dal mercato. La scansione del dato è per adesso il quarto d’ora. E quindi per costruire la total audience di un singolo programma sarà per adesso necessario un supplemento di elaborazione tecnico-professionale. Nelle evoluzioni successive, comunque, già calendarizzate, si arriverà ad una produzione a livello di singolo programma e poi di singolo minuto.

Andrea Imperiali
Andrea Imperiali

Coviewing, deduplicazione, profilazione

Vale la pena ricordare che gli ascolti dei device digitali erano già misurati da Auditel. La cosa che mancava, per permettere fossero sommati armonicamente agli ascolti più propriamente televisivi, era la individualizzazione e la profilazione di quegli ascolti. Caratteristica genetica del dato campionario, che invece va conquistata e accuratamente controllata quando si parla di ascolto misurato su base censuaria. L’introduzione di un software (SDK) rende trasparente e immediata la registrazione di un ascolto che arriva attraverso un device digitale, ma non ci dice chi c’è dietro. Una serie di elaborazioni molto sofisticate, nel caso di Auditel, serve ad evitare errori ed equivoci.

Quante persone ci sono dietro il device ‘sintonizzato’? Ci si può accontentare di un coefficiente di coviewing abbastanza standard, legato alla tipologia di schermo – il numero cambia se si ha a che fare, ad esempio, con uno smartphone, un tablet, lo schermo di un computer – che però non è stata la scelta di Auditel, che si è orientata su un metodo più dinamico, preciso e realistico di conta.

Secondo fattore chiave è quello della deduplicazione. Dietro ciascun device ci possono essere più persone, ma è vero pure che la stessa persona, in un certo arco temporale, si può trovare a guardare in sequenza lo stesso contenuto su tre device diversi. La sua presenza in visione, secondo il metodo Auditel, non rischia però di essere contata più volte. Terza cosa, decisiva, è capire a quali classi sociodemografiche, l’individuo in visione appartenga, in quale profilo complessivo sia inserito. Anche in questo caso Auditel entra in gioco con un proprio metodo ‘sicuro’ e approfondito.

Andrea Imperiali

Secondo aspetto di svolta è il CUSV

Arriva la total audience dei contenuti editoriali e siamo a un passo da un’altra svolta. L’obbiettivo di Auditel, infatti, è anche quello di misurare la total audience del singolo video pubblicitario. Con sullo sfondo alcune difficoltà tecniche da superare. Per arrivare a misurare il numero complessivo portato a casa da ciascuna campagna e ciascun messaggio, l’escamotage tecnologico è quello del CUSV, l’acronimo già citato che sta per Codice Univoco Spot Video. In pratica, con la collaborazione di tutta la industry, a partire dalle marche, ogni messaggio pubblicitario contiene un marcatore che lo identifica perfettamente. E questo codice fa sì che Auditel possa registrare l’erogazione di ogni singolo spot, identificando ogni creatività, sia online che offline. Il CUSV è quindi elemento essenziale dell’infrastruttura necessaria a produrre la ‘total audience’ anche della pubblicità.

Andrea Imperiali
Andrea Imperiali

Terzo capitolo cruciale: la riorganizzazione dell’ascolto non riconosciuto

Con l’ingresso delle smart tv nelle case degli italiani le tipologie di fruizione e le attività di consumo televisivo si stanno moltiplicando. Auditel ha quindi deciso di riorganizzare l’insieme del cosiddetto “Ascolto non riconosciuto”. Una serie di tipologie di fruizione, in sostanza, vengono misurate dentro un nuovo aggregato ‘separato’, ma comunicante con quello principale. Dentro questo sotto insieme saranno quindi pesati fenomeni di fruizione come il gaming, il browsing, il mirroring. E anche, ovviamente, lo streaming. In questo caso, finché i protagonisti di questo comparto – da Netflix, a Prime, passando per Disnet+, non decideranno di farsi misurare da un JIC e, in particolare, dallo stesso Auditel, le loro prestazioni faranno riferimento a questo universo ‘collegato’.

Ma l’intenzione è ovviamente quella di fare (per gradi) diventare l’ascolto non riconosciuto, quello dello streaming in primis, ascolto riconosciuto. Ma si tratta come è noto di un passaggio che non dipende solo da Auditel. E sono l’Agcom e la industry della comunicazione, a partire da Upa – che sta preparando con UNA e gli editori e le concessionarie il nuovo schema di funzionamento delle Audi – che devono in questo caso svolgere un compito ‘motivante’, se non cogente, e spingere questi player a scegliere la trasparenza.

Nella nuova era, infatti, con la misurazione censuaria complementare, diventa per forza di cose necessaria e preferibile una collaborazione attiva del misurato, che deve consentire la ‘marcatura’ dell’SDK.

Auditel, comunque, ha predisposto le condizioni tecniche e metodologiche per misurare tutta la nuova frammentata complessità. E potrà svolgere questo ruolo all’interno del progetto di rivisitazione delle Audi che è all’insegna di una convergenza e integrazione sempre più spinte delle varie ricerche ‘ufficiali’.

Giacomo Lasorella presidente Agcom (© Massimo Sestini)

“C’è la necessità di razionalizzazione dei sistemi di rilevazione delle audience la cui evoluzione appare inevitabilmente destinata a processi di convergenza di tipo consumer-centered, vale a dire, incentrate sul consumatore”. Dice il presidente Agcom, Giacomo Lasorella, nel corso della relazione annuale dell’Auditel in Senato. “L’Autorità – ha proseguito – guarda pertanto con favore all’avvio di un percorso condiviso fra i diversi attori del mercato che porti le varie componenti del sistema multimediale a definire metodologie, tecnologie e metriche condivise, in grado di fornire informazioni circa il coinvolgimento del consumatore rispetto ai contenuti e alla pubblicità diffusa sulle diverse piattaforme di comunicazione, in un ambiente di rilevazione integrato. Spetta al mercato e ai suoi attori proporre le soluzioni più idonee per il raggiungimento di tali obiettivi, che devono naturalmente tenere nella giusta considerazione i mutamenti dello scenario di cui si è detto”. Lasorella ha ricordato che le grandi piattaforme online e i servizi OTT “sono stati sino ad ora, in linea di massima, poco propensi ad aderire a misurazioni di natura censuaria effettuate da soggetti terzi (quali ad esempio i JIC), che prevedano l’installazione da parte di questi ultimi di software di misurazione. Tuttavia, il fatto che i nuovi operatori effettuino rilevazioni del traffico sviluppato in maniera autonoma, utilizzando software proprietari o comunque non validati o certificati, incrementa il rischio di introdurre sul mercato dati derivanti da metriche e convenzioni diversi tra loro”. “L’auspicio – ha aggiunto, rivolgendo un apprezzamento all’Auditel per le decisioni sull’implementazione della total audience – è quello di poter disporre di un dato complessivo certificato di total audience che consenta di misurare, su tutte le piattaforme e tutti i device, in maniera univoca e al netto delle duplicazioni, la fruizione dei contenuti, e che presenti le caratteristiche di affidabilità e granularità necessarie per il mercato”.

Giuseppe Moles
Giuseppe Moles

Per il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria e all’Informazione, Giuseppe Moles “La relazione Auditel è una fotografia dello stato dell’arte e al contempo uno stimolo per i decisori pubblici. Per quanto riguarda l’editoria, lo sforzo fatto dal Governo è stato orientato a garantire un supporto nell’immediato. Serve, tuttavia, un intervento che abbia carattere strutturale. A livello governativo e parlamentare c’è un’unita di intenti. Pluralità e qualità dell’informazione e rimozione delle posizioni dominanti sono aspetti essenziali che occorre tenere presente. Allo stesso tempo, occorre prevedere forme di premialità per quanti contribuiscono all’innovazione”.

Anna Ascani (Foto Mauro Scrobogna /LaPresse)

“L’aspetto che salta agli occhi dalla Relazione Auditel è l’impatto delle tecnologie digitali”, commenta il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Anna Ascani: “L’obiettivo del Governo è quello di mettere il Paese in condizione di competere con la creazione di veri e propri giganti del settore. In tal senso, il rapporto di scambio e di collaborazione con le Autorità appare centrale. Grazie al Pnrr abbiamo, inoltre, l’occasione di investire per rendere la scuola e la sanità sempre più connesse e, al contempo, la possibilità di sviluppare la tecnologia 5G che nel mondo dell’audiovisivo può aprire opportunità straordinarie. La sfida non è quella di arrestare, ma di regolare adeguatamente tale processo in corso”.

Andrea Imperiali
Andrea Imperiali

RELAZIONE ANNUALE AL PARLAMENTO di Andrea Imperiali, presidente Auditel

MERCATO GLOBALIZZATO E TRANSIZIONE DIGITALE LE NUOVE SFIDE PER LA TV E PER AUDITEL

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Un grazie particolare alla Presidenza del Senato per averci ospitato in questa prestigiosa e meravigliosa sede e un cordiale saluto ai presenti – in sala e in streaming – che ringrazio per l’eccezionale opportunità di illustrare tutte le novità che hanno caratterizzato – e stanno caratterizzando – il percorso evolutivo di Auditel nel contesto di un mercato televisivo globalizzato, dove la competizione conosce nuove dinamiche e spalanca nuovi orizzonti.

Parto proprio dal mercato, perché il 2021 e l’inizio del 2022 ci consegnano un assetto da cui non solo non si può prescindere, ma dal quale è opportuno incominciare per meglio comprendere i cambiamenti realizzati e quelli che ci attendono nei prossimi mesi.

A livello mondiale, l’industria dei contenuti audiovisivi è stata caratterizzata da rilevanti fenomeni di concentrazione e consolidamento che hanno riguardato sia gli Stati Uniti sia l’Europa.

Negli Stati Uniti, dopo l’esplosione di Netflix (con oltre 220 milioni di abbonati) e l’acquisizione della Twenty Century Fox da parte di Disney, con grandi benefici per Disney+…

  • è andata in porto la fusione Discovery – Warner– HBO;
  • Amazon ha acquisito Metro Goldwin Mayer per arricchire l’offerta di Prime Video;
  • Comcast – che in Europa possiede Sky – ha lanciato sul mercato internazionale la nuova piattaforma streaming Peacock;
  • ViacomCBS ha cambiato il nome in Paramount Global e vuole arrivare a 100 milioni di abbonati con Paramount+, che, oltre ogni aspettativa, è già a quota 56 milioni.

Non ci sono dubbi: la TV in streaming è il palcoscenico globale della sfida in atto fra i giganti statunitensi (tra i quali non va dimenticata Apple), giganti che muovono tutti alla conquista dell’Europa e dell’Asia e, pur di acquisire quote rilevanti di abbonati, adottano politiche di prezzo sempre più competitive.

Anche il mondo delle piattaforme di condivisione dei video ai fini di profilazione pubblicitaria, incalzato da normative sulla data protection via via più stringenti, registra, a livello globale, trasformazioni rilevanti e tali da mutare sensibilmente le dinamiche competitive nella direzione di una ulteriore concentrazionee di uno strapotere di chi, controllando browser, advertising server e i sistemi operativi, può alterare di fatto le regole del mercato.

Le nuove impostazioni decise da Apple – che ora chiede ai possessori di smartphone e tablet un consenso granulare prima di consentire alle app di monitorarne i comportamenti e condividere con terze parti i dati personali – hanno significato per Meta, ossia l‘aggregato Facebook-Instagram-WhatsApp, una decisa contrazione dei ricavi, stimata in circa 10 miliardi di dollari!

E anche Google si appresta a imitare Apple, consentendo ai propri concorrenti possibilità sempre più limitate di fare pubblicità personalizzata.

Dal prossimo anno, infatti, Google bloccherà i cookie di terze parti rafforzando, così, la propria leadership sugli annunci online.

Non basta.

Le nuove normative – il Digital Services Act dell’Unione europea, il Banning Surveillance Advertising Act negli Stati Uniti – limiteranno ulteriormente i margini per azioni di tracciamento.

Il timore è che anche questo mercato, già saldamente presidiato da veri e propri oligopolisti digitali globali, possa registrare un ulteriore consolidamento delle posizioni dominanti.

Non sorprende, quindi, che l’Unione europea, con il Commissariato alla Concorrenza, e il Regno Unito, con la Competition and Markets Authority, abbiano aperto un’indagine sul cosiddetto “Jedi Blue”, ossia il presunto patto tra i giganti tecnologici che andrebbe proprio nella direzione di limitare ulteriormente la concorrenza sul fronte della raccolta online, dove i due principali operatori già rappresentano oltre il 70% della pubblicità digitale raccolta su base mondiale.

Ovviamente quanto precede è destinato ad avere riflessi rilevanti sul sistema europeo dei media, oggi caratterizzato da tre fenomeni fondamentali:

  • i forti investimenti infrastrutturali;
  • gli importanti cambiamenti regolatori;
  • l’avvio di un processo di consolidamento cross-country degli operatori nazionali della televisione commerciale.

Partiamo dalle infrastrutture.

Con il Next Generation EU, un piano da 750 miliardi di euro, i Paesi dell’Unione avranno l’opportunità di recuperare il terreno fin qui perduto sul fronte della digitalizzazione.

Gaia-X, il progetto europeo per un’infrastruttura cloud comune, consentirà la piena autosufficienza sul fronte dei dati; e permetterà di ridurre il divario che oggi vede l’Unione in condizione di netta subalternità rispetto agli Stati Uniti.

Inoltre, con una nuova rete internet ad altissima velocità via satellite – per la quale saranno investiti 6 miliardi di euro – ai cittadini europei verrà garantito un accesso ininterrotto, autosufficiente e all’avanguardia nell’innovazione tecnologica, a servizi di comunicazione sicuri e super competitivi sotto il profilo dei costi.

Sul fronte regolatorio, con il GDPR, il Digital Services Act, il Digital Markets Act, il Media Freedom Act e la direttiva SMAV (Servizi Media Audiovisivi) l’Unione Europea ha deciso di qualificarsi senza esitazioni come “campione della regolazione”.

Tuttavia, la competizione tra soggetti che agiscono sullo stesso mercato e si contendono gli utenti finali in un settore così delicato, prosegue, per molti aspetti, in condizioni di concorrenza ancora asimmetriche; e fin qui, non sempre eque né uniformi.

Infine, in risposta alla crescita tumultuosa dei giganti dello streaming sopra richiamata, anche in Europa si comincia ad assistere ai primi fenomeni di consolidamento cross-country fra i campioni nazionali della TV commerciale.

In Francia, il gruppo tedesco Bertelsmann ha ceduto la maggioranza di M6 a TF1, che fa capo a Bouygues.

In Germania, Media For Europe, la nuova holding olandese che controlla anche Mediaset Italia e Mediaset España, ha accresciuto la propria quota in ProsiebenSAT.

E altri riassetti si annunciano per i prossimi mesi.

Naturalmente le dinamiche globali ed europee hanno avuto e avranno rilevanti riflessi anche sul mercato italiano, il nostro mercato di riferimento, segnato – a sua volta – da tre importanti momenti:

  • il recepimento della direttiva SMAV;
  • il processo di switch-off per il nuovo standard digitale DVB-T2;
  • le ultime delibere di Agcom negli atti di indirizzo e di regolazione del settore.

Il recepimento da parte del Governo italiano della Direttiva europea SMAV con l’approvazione del TUSMA, il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi, estende e rafforza i poteri dell’Autorità di regolazione proiettando l’industria dei media verso il futuro. E questa è certamente una buona notizia. Così come sono buone le notizie che arrivano dal processo di switch-off per l’implementazione del nuovo standard digitale terrestre DVBT-2. Processo che si concluderà all’inizio del prossimo anno, ma sta già contribuendo – in maniera decisiva – alla sostituzione dei vecchi apparecchi televisivi in favore di una nuova protagonista nella digitalizzazione del nostro Paese: la Connected TV.

Processo di sostituzione che produrrà, in breve tempo, due cambiamenti importanti.

  • Il primo riguarda gli attori del sistema, perché la TV connessa allarga l’offerta e può incidere, in misura non marginale, sulle dinamiche di consumo e, quindi, sugli assetti di mercato.
  • Il secondo cambiamento riguarda le famiglie e il Paese.

La Connected TV, infatti, rappresenta, per molti italiani, la porta d’ingresso ai servizi in rete.

Rientra, quindi, a pieno titolo, nel PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

E contribuisce ad accelerare il processo di transizione digitale fortemente sostenuto dal Governo.

L’ennesima riprova del ruolo centrale che la televisione, a dispetto di tutti i profeti di sventura, esercita e continuerà ad esercitare nel corpo sociale del nostro Paese.

Venendo al piano regolatorio, hanno grande rilevanza, per il presente, e soprattutto per il futuro, la puntuale delibera di indirizzo di giugno 2021 e la delibera di gennaio 2022 con la quale l’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni…

  • da una parte ha tracciato le linee di sviluppo dei sistemi di misurazione in logica moderna e convergente;
  • dall’altra ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di DAZN inquadrando tutti quei soggetti che si ponevano – appunto – “al crocevia di complessi normativi e come tali erano inquadrabili sotto diversi profili”.

Entrambi i provvedimenti sottolineano il ruolo e l’importanza del JIC (il Joint Industry Committee), il modello di governance a partecipazione diffusa e a controllo incrociato, adottato anche da Auditel, individuato come perno della convergenza delle metriche e del presidio del mercato in termini di trasparenza, indipendenza e inclusività di tutti i soggetti.

Non possiamo che esserne lieti.

Ciò che preoccupa, viceversa, dal punto di vista del funzionamento del mercato e della cosiddetta democrazia digitale, è il quadro che emerge allineando tutti i fenomeni richiamati in premessa. Ovvero…

  • la concentrazione crescente;
  • lo squilibrio sempre maggiore tra la dimensione globale dei giganti americani e la dimensione locale degli operatori europei;
  • l’aumento della pressione competitiva sugli operatori tradizionali;
  • l’urgenza di condizioni eque per una leale competizione sul mercato.

L’insieme di questi fattori, diversi ma convergenti, rischia di ridisegnare rapidamente l’industria televisiva. E di mettere a rischio, assieme al nostro sistema, la qualità dell’informazione e la stessa identità culturale europea

A riprova di ciò, la recente classifica mondiale dei media per fatturato: 9 delle prime 13 società sono statunitensi; 3 sono cinesi; 1 è giapponese. Bisogna scendere fino al diciannovesimo posto per trovare il primo gruppo audiovisivo europeo: Bertelsmann. Che con i suoi 17,3 miliardi di euro è dieci volte più piccolo del capolista Alphabet (che vanta un fatturato di 159,8 miliardi).

Acquista, perciò, ancora più importanza e rilievo il contributo che i sistemi di misurazione possono dare nell’indirizzare, da un lato, la piena trasparenza e, dall’altro, nel promuovere la libera e leale concorrenza.

Di ciò sono pienamente consapevoli gli estensori del Media Freedom Act, il più recente dei provvedimenti allo studio in ambito comunitario, che ritengono fondamentale far convergere su sistemi di misurazione trasparenti e condivisi tutti i soggetti che operano nel territorio dell’Unione al fine di…

  • pianificare la produzione di contenuti in base alle reali preferenze del pubblico europeo;
  • calcolare e rendere confrontabili i prezzi della pubblicità tra i diversi operatori;
  • avere piena trasparenza sulle reali dinamiche del mercato.

Obiettivi che AgCom ha, di fatto, anticipato con provvedimenti che vanno tutti nella direzione della convergenza e dell’integrazione fra JIC.

E Auditel non solo condivide totalmente questa visione, ma intende pienamente contribuirvi…

  • per essere sempre più al servizio del mercato e delle sue trasformazioni;
  • e per accompagnare proattivamente la transizione tecnologica e digitale.

Infatti, facendo leva proprio sul modello di Joint Industry Committee, e dopo aver realizzato nel 2019 la misurazione dei consumi televisivi fuori dal televisore, quelli fruiti attraverso i device digitali connessi (Smart Tv, smartphone, pc, tablet, gaming console), Auditel ha avviato il rilascio sul mercato di tre importanti novità:

  • la Total Audience, il sistema di misurazione univoco degli ascolti prodotti su tutte le piattaforme e tutti i device realizzatocombinando il panel e i dati censuari;
  • il CUSV, il Codice Univoco degli Spot Video, una componente innovativa della Total Audience Auditel, ma anche l’unico caso al mondo di tracciamento di ogni singolo spot pubblicitario, online e offline, integrato direttamente nella misurazione degli ascolti;
  • e, infine, la riorganizzazione dell’Ascolto non riconosciuto, ossia la raccolta e la riclassificazione, attraverso strumenti innovativi, degli ascolti non identificati, precedentemente non misurati (e quindi non visibili): un upgrade che posiziona Auditel a livello dei best in class sul piano internazionale.

Vediamo i dettagli.

Quando i contenuti audiovisivi venivano fruiti solo attraverso il televisore, e nell’intimità del cosiddetto focolare domestico, il mondo della rilevazione degli ascolti era un mondo semplice. Oggi ai 45 milioni di apparecchi televisivi presenti nelle case degli italiani si aggiungono circa 75 milioni di nuovi schermi connessi. E la fruizione da familiare è diventata individuale, da indoor è diventata in mobilità, da lineare a on-demand grazie a circa 60 diverse tipologie di device attraverso i quali si può accedere a contenuti audiovisivi; e grazie a un’infinità di tool esterni capaci di rendere connessi anche televisori obsoleti.

Come conseguenza, i contenuti, e la pubblicità, hanno subito un graduale processo di frammentazione, secondo logiche sempre più granulari e one-to-one tipiche della TV everytime-everywhere-everydevice.

Ebbene, monitorare un contesto così articolato e così complesso di device e comportamenti di fruizione richiede, anzitutto, l’utilizzo incrociato di due diversi sistemi di rilevazione…

  • il sistema campionario, capace, grazie al SuperPanel di Auditel, di misurare con precisione i consumi fruiti attraverso tutti i televisori;
  • e il sistema censuario, capace, invece, di rilevare con granularità l’ascolto di ogni singolo device connesso.

Solo attraverso l’uso combinato dei due sistemi, infatti, è possibile…

  • misurare l’universo frammentato dei consumi audiovisivi;
  • attribuire l’ascolto di ogni frammento al singolo contenuto che lo ha originato;
  • riconciliare il consumo effettivo di programmi e pubblicità;
  • e, infine, restituire al mercato misurazioni trasparenti, oggettive e vigilate nel pieno rispetto delle normative applicabili e dei regolamenti di data protection.

Questa è la Total Audience, la misurazione, attraverso tecnologie e metodologie innovative, di tutti i contenuti o frammenti di contenuto fruiti attraverso tutte le piattaforme e tutti i device, in casa o in mobilità, live e on demand.

La Total Audience è la frontiera inesplorata a cui tendono oggi tutti coloro che a livello planetario si occupano a vario titolo di rilevazione degli ascolti.

Auditel – e, con Auditel, il nostro Paese – è all’avanguardia in questo cammino.

Con ricadute rilevanti.

La Total Audience, infatti, rappresenta uno stimolo formidabile…

  • per la nostra industria;
  • per una sana e trasparente competizione dei soggetti in concorrenza tra loro;
  • per la democrazia digitale, sempre più preziosa in un mondo globalizzato.

E complemento essenziale della Total Audience, sul versante pubblicitario, è il CUSV, il Codice univoco degli spot video.

Oggi grazie a un codice univoco, una targa per dirla nel gergo automobilistico, Auditel è in grado di tracciare ogni singolo spot video fruito su tutte le piattaforme e su tutti i device.

Il tracciamento avviene all’interno di una piattaforma tecnologica proprietaria, capace di restituire informazioni preziose e dettagliate in termini di durata, prodotto, campagna, classificazione merceologica e contesto di visione.

Gli investitori pubblicitari dispongono, così, di uno strumento essenziale per misurare le reali erogazioni di uno spot, la sua effettiva performance di visione e l’abbinamento con i contenuti editoriali a cui esso viene associato.

Una rivoluzione! Non c’è, infatti, alla data odierna, alcun precedente di tracciamento puntuale e granulare della pubblicità inserito direttamente nella metrica di misurazione degli ascolti prodotta ogni mattina per il mercato.

Anche in questo ambito, il nostro Paese si pone all’avanguardia a livello internazionale.

Infine, l’evoluzione così rapida del mercato, sotto il profilo della domanda e dell’offerta, amplificata dalla sempre più ampia diffusione dei televisori connessi, ha reso fondamentale predisporre, al servizio del mercato, una nuova modalità di organizzazione dell’ascolto, finalizzata a…

  • fornire una rappresentazione più ampia e più completa di tutti i fenomeni che generano ascolto;
  • consegnare al mercato nuove informazioni e nuovi strumenti di analisi per indagare con precisione anche i cosiddetti ‘ascolti non riconosciuti’;
  • scattare una prima fotografia di tutti i soggetti che a vario titolo operano sul mercato.

Ora, così, oltre al consueto reporting dell’ascolto “riconosciuto”, che non subisce modifiche sostanziali, se non quelle dovute alla riorganizzazione dei tradizionali perimetri di misurazione, viene raccolto e classificato in un cluster separato, anche l’ascolto “non riconosciuto” ovvero…

  • gli ascolti generati da soggetti che non hanno richiesto di essere misurati da Auditel;
  • gli ascolti di soggetti misurati che non hanno predisposto tutte le modalità necessarie per rendere identificabili i propri contenuti;
  • e gli ascolti derivanti da utilizzi diversi dello schermo televisivo.

A titolo esemplificativo…

  • l’utilizzo dello schermo per attività di gaming;
  • gli ascolti generati dalla fruizione di canali radiofonici;
  • il browsing dedicato alla consultazione dei diversi cataloghi on-demand;
  • l’utilizzo dello schermo per attività di mirroring, di video comunicazione (o addirittura di video sorveglianza).

A sostegno di una roadmap così sfidante sotto il profilo tecnologico e metodologico, la società ha dovuto, infine, mettere in atto alcune importanti innovazioni finalizzate a potenziare i presidi di sicurezza e certificazione della raccolta dati, garantendone, così, la verificabilità e la riproducibilità, nonché la piena trasparenza di tutti i processi di misurazione.

Tra queste, la notarizzazione dei dati attraverso un sistema di blockchain; le certificazioni ISO 9001 e ISO 26000, ma anche l’adesione al Global Compact delle Nazioni Unite e la recente certificazione Best Place to Work che ha visto Auditel posizionarsi nei primi posti per performance e clima di lavoro a livello nazionale.

Qualità, sicurezza, credibilità, infatti, sono prerequisiti essenziali per l’attività di Auditel. Che, lo ricordo, si svolge 24 ore su 24, 7 giorni su 7 senza alcuna discontinuità.

Auditel ha potuto compiere con successo questo percorso grazie al sostegno del mercato e di tutte le sue componenti, a cominciare dagli editori e dagli investitori pubblicitari, che hanno assecondato ogni sforzo per favorire l’evoluzione della Società e consolidarne il ruolo di imprescindibile presidio a garanzia del mercato.

Sono loro profondamente grato.

Così come sono grato alle Autorità che vigilano sul nostro operato (in primis l’Agcom) e alle Istituzioni, con le quali Auditel intende proseguire e rafforzare il dialogo, divenuto via via sempre più proficuo e sempre più costante.

Un dialogo che, facendo leva sulla competenza e sulle preziose linee di indirizzo dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha permesso alla Società di realizzare un costante percorso di implementazione di tutte le nuove forme di misurazione consolidando, così, la funzione di organismo indipendente e super-partes incardinato sempre più saldamente all’interno del sistema istituzionale e regolatorio del Paese.

Voglio approfittare anche di questa occasione per ringraziare sentitamente il Presidente Giacomo Lasorella.

È un autentico privilegio, Presidente, poter collaborare con questa Consiliatura e con gli uffici dell’Autorità da lei presieduta, che costituiscono oggi un modello di riferimento all’avanguardia anche a livello comunitario.

Il contributo di Agcom alla regolazione del mercato è quanto mai prezioso, sistematicamente costruttivo e, soprattutto, sempre improntato ad una visione evoluta e moderna del sistema.

Competenze e riconoscimenti testimoniati anche dal recente incarico di vertice, a livello internazionale, all’interno del Gruppo Europeo dei Regolatori dell’Audiovisivo, l’ERGA, che le è stato da poco conferito, Presidente, e che costituisce un ulteriore motivo di vanto anche per il nostro Paese. Grazie davvero Presidente Lasorella.

Sono altresì riconoscente all’Autorità per la protezione dei dati personali, a partire dal suo Presidente, Professor Stanzione, il segretario generale e gli uffici tecnici e giuridici: non hanno mancato mai di fornirci un supporto rilevante anche nei passaggi più delicati relativi all’implementazione ed alla costante evoluzione della nostra soluzione in termini di data protection.

E grazie, infine, al Presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, il professor Rustichelli, per la costante disponibilità al confronto e i preziosi riferimenti.

Il ruolo di AGCM è di vitale importanza in questa fase storica dell’audiovisivo e per noi JIC in particolare.

L’Autorità ci troverà sempre al suo fianco nella tutela della concorrenza e dei consumatori.

Il rigore, la professionalità e, permettetemi di aggiungere, la passione civile dimostrata dalle donne e dagli uomini dei nostri organi di vigilanza…

  • sono un esempio per chi ha in mano le leve decisionali;
  • investono Auditel di una sempre maggiore responsabilità;
  • rappresentano uno sprone per canalizzare gli sforzi dell’industria televisiva verso una competizione certamente libera e aperta, ma con regole uguali per tutti i protagonisti.

La TV, infatti, anche in virtù dell’allargamento dei suoi confini, ha un ruolo più centrale che mai nella vita del Paese…

  • sia sotto il profilo dell’informazione, come abbiamo ben visto in occasione della pandemia e, più di recente, con il conflitto in Ucraina;
  • sia sotto il profilo socio-economico, come certifica l’annuale Rapporto Auditel-Censis sull’evoluzione degli stili di vita e dei comportamenti di consumo degli italiani.

Concludo.

Auditel continuerà ad agire da presidio autorevole, imparziale, efficiente, al servizio del mercato e, perciò, del Paese. Un presidio che non contempla deroghe, e che intendiamo interpretare con sempre maggiore rigore e – soprattutto – con civile passione. Grazie per l’attenzione!