Barachini (Vigilanza Rai): i talk non possono avvelenare i pozzi dell’informazione

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“Abbiamo compreso in questi due anni quanta cattiva informazione c’è stata. Non possiamo pensare che sulla pandemia quanto raccontato sulla Cina sia la realtà. E allo stesso tempo stiamo rischiando di non comprendere né quello che sta avvenendo in Ucraina, né quello che avverrà. Non possiamo avvelenare i pozzi dell’informazione. Non lo possiamo fare nel servizio pubblico”.

Lo ha detto, ripreso da Ansa, il presidente della Commissione di Vigilanza, Alberto Barachini, parlando dell’atto di indirizzo sul talk show a cui sta lavorando la bicamerale, nel corso della relazione annuale Auditel al Senato. “E’ un momento drammatico che cambierà le nostre vite – ha spiegato Barachini -, in cui c’è una grande richiesta di approfondimento. La riflessione della Vigilanza nasce da un contesto mutato in questi due anni. Le media company si trovano di fronte a una situazione di delicatezza dell’informazione, in cui c’è stata una grande polarizzazione e nel corso della quale si è capito che serve la mediazione”.

Secondo Barachini, “se un imprenditore privato può polarizzare l’informazione e spingersi ai confini con l’infotainment, il servizio pubblico non lo può fare. Questo perché non c’è sempre la possibilità di raccontare nel dettaglio da dove provengono certe riflessioni, perché la tv è veloce”. “Allora abbiamo pensato che servisse un contributo, e lo ha chiesto anche Fuortes in un’intervista al Corriere – ha proseguito Barachini -. Lo stiamo dando in Vigilanza con cinque piccoli punti: chiediamo che gli ospiti dei talk siano esperti e competenti nella materia trattata, che non siano sempre gli stessi, che siano chiamati a titolo gratuito, perché chi va gratuitamente ha la libertà di sostenere le proprie posizioni, mentre chi va sotto contratto potrebbe esasperarle per essere richiamato. Poi c’è l’esasperazione teatrale. Per troppo tempo i talk sono stati realizzati in una sorta di finto contraddittorio fatto per rialzare gli ascolti. Il servizio pubblico non deve essere schiavo degli ascolti, è sul mercato ma non nel mercato. Gli ascolti devono essere di qualità, anche perché valgono di più”.